La Guerra Fredda “Diplomatica” di Steven Spielberg

(Premessa fondamentale e clausola di esonero responabilità. Chi scrive non è esperta di critica cinematografica nè pretende di esserlo, ma ha visto uno tra i film più interessanti nelle sale in questo mese e vuole condividere le sue impressioni con i lettori di Swift Brain Post.)

gallery03Stati Uniti, 1960.
Incentrato sulla delicatissima situazione dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti, Repubblica Democratica Tedesca e Unione Sovietica, “Il Ponte delle Spie” si apre con la cattura da parte della CIA del presunto agente segreto sovietico Rudolph Abel.
L’avvocato James Donovan, distintosi nel suo mestiere già durante il processo di Norimberga del 1945, e impersonato da un Tom Hanks magistrale e impeccabile, accetta l’incarico di difendere la spia.

E’ un processo, quello contro Abel, che ha lo scopo mediatico di dimostrare al mondo come gli Stati Uniti d’America garantiscano la migliore difesa e la massima giustizia anche ai criminali contro lo Stato, ma il cui verdetto è in realtà già deciso:
la sedia elettrica aspetta chi di cooperare rifiuta.

bridge-of-spies-1050x591Ma Donovan non ci sta, non vuole essere soltanto il nome di avvocato famoso che il governo pretende per questo caso, non accetta che gli impediscano di svolgere davvero il suo lavoro e difendere quell’uomo.
E’ testardo, non molla, ricorre in appello fino a quando non ottiene la sua vittoria. La sentenza di pena capitale viene commutata in ergastolo.
Ha già intuito che Abel potrebbe rivelarsi prezioso qualora dovesse verificarsi un evento simile, la cattura di una spia statunitense da parte delle potenze nemiche.

E’ cià che succede, infatti, quando il pilota Francis Gary Powers viene fatto prigioniero dall’Unione Sovietica. Il rischioso incarico di avviare le trattative per uno scambio di prigionieri viene affidato ancora una volta a Donovan, in quanto non rappresenta ufficialmente il governo.

Con tenacia e persuasiva arte oratoria, l’avvocato si destreggia pericolosamente tra le due metà di una Berlino divisa dal Muro appena costruito, e negoziando coi tedeschi e con i sovietici riesce ad ottenere non solo lo scambio Powers-Abel, ma anche la liberazione di Frederic Pryor, studente americano trovatosi sulla metà sbagliata del muro e catturato.

James Donovan, alias Tom Hanks, viene quindi dipinto, in questa pellicola, come quello che i russi definirebbero uno “stoik chelovek“, un “uomo tutto di un pezzo“.

E su “Il Ponte delle Spie” posso affermare con certezza che non sempre capita che un film di guerra o di spionaggio riesca ad incatenarmi alla poltrona del cinema per più di due ore, senza mai annoiarmi o farmi desiderare ardentemente l’ intervallo.
Well done, Spielberg!

Carlotta Varriale

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