Gli ultimi saranno ultimi

Gli ultimi saranno ultimi” di Massimiliano Bruno, è l’ennesima fotografia della situazione post crisi nella provincia italiana, con una messa a fuoco su tutte quelle persone che giornalmente subiscono silenziosamente, “tenendo botta”.

Luciana, magistralmente interpretata da Paola Cortellesi, incarna tutti coloro che fanno buon viso a cattivo gioco, tenendo dentro il proprio dolore, accumulando per non deludere le aspettative di chi hanno intorno. Così, nonostante la protagonista sappia quanto la vita e le persone che amiamo a volte possano far male, cerca di difendere con le unghie il suo sogno. “Il minimo desiderio garantito”, lo definisce, quello di poter condividere con suo marito Stefano, Alessandro Gassman, la gioia di crescere un figlio. La visione disincantata della vita, a cui fin da piccola è stata educata, le fa apprezzare la sua condizione misera ma felice di donna e moglie. Così manda avanti la famiglia, lavorando anche al posto del marito che, invece, passa i giorni tra mancati buoni affari, in attesa che tutto s’aggiusti. Quando, però, Luciana si vede licenziata dalla fabbrica in cui lavora da tanti anni, perché incinta di quel figlio tanto desiderato, deve inevitabilmente fare i conti con la drammaticità degli eventi. Soprattutto con quel suo fragile “carattere dell’avrei dovuto” per cui anche suo padre Marione, rispettato uomo di paese, la prendeva in giro da piccola, incitandola a non divenire pecora, “ché il lupo se la mangia”.

La rabbia per l’incapacità di reagire, la disperazione di quest’animale ferito, portano Luciana al folle gesto di impugnare una pistola per riacquisire la sua dignità. A contrastarla, però, troverà un altro ultimo: il poliziotto veneto Zanzotto, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, la cui dolce e commovente solitudine accompagnerà, per tutto il tempo, le vicende tra Stefano e Luciana.

Il filo che tiene insieme le storie straordinarie e veritiere di questa pellicola, è la sottile ma sempre percettibilissima speranza che regna in ognuna di esse. E’ quella sorta di ottimismo proprio di chi conosce bene il suo valore. E’ quella fiducia nell’umanità che potrebbe ancora salvarci tutti dal restare ultimi.

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Matilde Labriola

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