ROMA E L’ISIS, E MO’ CHE FAMO?

Non si ferma la paura di Isis a Roma, ristoranti e musei rimangono vuoti: disdette le prenotazioni, i cittadini rimangono a casa, preferiscono non rischiare. Sono le associazioni di esercenti e commercianti a divulgare i dati degli ultimissimi giorni: a Roma c’è timore di attentati e, sopratutto, i continui (falsi) allarmi bomba non hanno certo aiutato a rasserenare il clima della città.

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Colosseo

-25% di arrivi nella Capitale, secondo i dati comunali. Questo è il dato allarmante, dopo solamente 10 giorni dagli attentati di Parigi. Il teatro brancaccio negli ultimi giorni ha subito un crollo del 70% e come se non bastasse, l’affluenza nei musei è drasticamente scesa del 40%.
Giù anche i biglietti dei cinema, e le presenze degli alberghi: in questo Parigi è stato un vero punto di non ritorno, visto che prima degli attentati, per l’8 dicembre, giorno di apertura della Porta Santa, si aspettavano in città molte più persone rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre a questo punto si combatte per mantenere i posti minimi. La paura sale, ma cosa ha in mente lo Stato per difendere Roma?

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Colle Palatino

In via generale la linea sembra essere quella della cautela. “Prudenza e serietà” le parole d’ordine: tanta solidarietà alla Francia, ma l’Italia non dichiarerà guerra ai terroristi. Soprattutto non si farà trascinare “in alcuna iniziativa senza gli Stati Uniti e la Russia – ha spiegato Renzi – e senza avere un chiaro obiettivo strategico per il dopo”. Piuttosto l’Italia lavorerà per stanarli, i terroristi.

Impresa già di per sé complicata, resa tanto più impervia dalla presenza sul nostro territorio di decine di migliaia di profughi in fuga che, in qualche modo, dovranno essere tutelati, più urgentemente possibile, visto l’imminente inizio del Giubileo. Ed è proprio per evitare di mettere Roma e l’Italia nel mirino dei terroristi, che il premier vuole scongiurare in ogni modo che sia gli italiani che i terroristi islamici si sentano in guerra tra di loro.10498267_10203806382416099_3665620512913853542_o

Il ministro Pinotti ha confermato, tra le righe, questa linea: “L’Italia è pronta a sostenere la Francia dopo gli attentati di Parigi e vede diverse possibilità di aiuto da poter offrire” ha detto ricordando che “non è prevista una missione europea”, ma al contrario è stato deciso di procedere attraverso “collaborazioni bilaterali”, non necessariamente la partecipazione alle missioni militari che la Francia ha attualmente in corso in Africa o in Medio Oriente. “C’è il tema della propaganda su web, c’è l’intelligence e c’è il controllo dei finanziamenti”. Insomma, ha aggiunto, “ritengo che le possibilità di collaborazione siano molte”. Pinotti ha assicurato “la disponibilità” dell’Italia a colloborare e dovrà ora definire in che misura di concerto col partner francese.

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Colosseo e Arco di Tito prima del 13/11/15

Agire istintivamente sarebbe sbagliato. C’è il precedente della Libia, ancora nel caos a quattro anni dall’intervento. Gentiloni ha detto chiaramante: “serve una risposta coordinata e unitaria come Ue”, ma non può trattarsi di fare la guerra all’Islam come vorrebbe Matteo Salvini o una dichiarazione di guerra all’Arabia saudita insieme a una “moratoria sulla vendita delle armi” e al ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan come chiedono M5s e Sel.

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Tevere al mattino, presso piazza Trilussa

L’appello alla “coesione nazionale” lanciato da Renzi dalla Turchia sembra così destinato a cadere nel vuoto. Anche i cittadini hanno opinioni diverse. C’è chi si sentirebbe più al sicuro se l’Italia dichiarasse guerra ai terroristi bombardandone i presunti centri di comando e se le nostre frontiere venissero chiuse al flusso immigratorio, e chi pensa che questo ci esporrebbe ancora di più a possibili attacchi.
Nel frattempo la sera, in una Roma blindata, i cittadini si rintanano in casa. Non siamo in guerra, ma in tanti, per paura, hanno deciso di evitare il centro e le meravigliose vie della città eterna…

ANDREA PAONE

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