Come raccontare una fiaba…

Mamma, mi racconti una storia?“. Quante volte avrete sentito un bambino pronunciare questa frase, cari lettori? Che sia la sera prima di addormentarsi, la domenica mattina appena svegli o nei giorni di festa con la famiglia riunita, se c’è un bambino nei paraggi è probabile che vedrete un paio di occhietti furbi guardarsi attorno e poi zampettare verso il primo adulto disponibile, in braccio un libro più grande di lui con scritto “Le più belle fiabe”. La magia delle storie ci ha affascinato fin da quando eravamo piccoli e ho deciso di riproporre questo tema, trattato nel mio primo articolo, perché nella sua semplicità può essere una guida utile per genitori che si trovano di fronte alla fatidica domanda “mi racconti una storia?” e, consapevoli che i bambini tendono a imitare i personaggi delle fiabe, rimangono spaesati e timorosi di fare una scelta sbagliata. Ecco, non disperate, in queste righe cercherò di aiutarvi a capire quali fiabe scegliere e quali evitare e comprendere perché le fiabe, anche le più vecchie, sono sempre attualissime.

Il titolo di questo articolo riprende quello di un libro molto bello e di facile lettura, in cui la psicoterapeuta Paola Santagostino insegna le “regole” principali da seguire quando l’adulto racconta una fiaba al bambino, perché il “momento della fiaba” possa diventare anche istruttivo. Il bambino piccolo non ha la capacità di astrazione dell’adulto, non riesce a pensare in termini razionali e, affacciandosi ad un mondo nuovo e sconosciuto, cerca di ordinare gli stimoli che riceve in una mappa di significati stabili. La fase dei “perché” è un esempio significativo: perché il fuoco brucia? Perché è caldo. E perché è caldo? Perché il legno si consuma e produce energia. E perché produce energia? Il genitore, ahimè, è fin troppo consapevole che una volta iniziata, la strada dei “perché” potrebbe allungarsi all’infinito, in barba ai suoi futili tentativi di distrarre il figlio: non importa quanto vi affannerete a imitare personaggi e a fare i pagliacci, il bambino non demorderà e vorrà avere la risposta ai suoi perché. Le spiegazioni razionali che riceverà per lui saranno parole vuote di significato in sé, che rimarranno nella sua mente come formule magiche: vedremo dunque l’ “energia” diventare un omino verde che mangia il legno e sputa il fuoco! Ed ecco che in questo scenario disseminato di “perché” vengono in vostro aiuto le fiabe, perché le fiabe parlano dei perché, raccontano il significato di ciò che accade.

Anzitutto presentano sempre dei problemi: nella fiaba tutto finisce bene, ma non va sempre bene. Il Principe deve affrontare il fantomatico Drago per conquistare la bella Principessa, i bambini sono prigionieri di una strega che li ingrassa per mangiarseli…insomma, un vero calderone di pericoli! Ma il vero valore della fiaba sta proprio nella capacità di porre i problemi e la loro soluzione in termini immaginari, dunque comprensibili al bambino. Non solo, le storie che i piccoli vogliono tanto ascoltare parlano dei problemi con cui hanno a che fare quotidianamente: l’abbandono, la solitudine, la paura, la disobbedienza. E la vittoria contro Streghe, Orchi e Mostri spaventosi rappresenta per loro la voce della speranza.

A proposito di voce! Quella della mamma, o di chi si sta occupando in quel momento del bambino, è importantissima: lasciate da parte le preoccupazioni e i fastidi quotidiani, cari genitori, lasciate che il momento del gioco o il “momento della fiaba” sia quel piccolo ritaglio di tempo in cui siete completamente, fisicamente e mentalmente, presenti per il bambino. Succede spesso che ci sia una fiaba preferita e a costo di far venire i capelli bianchi alla mamma, il bambino vorrà ascoltarla e riascoltarla, con le stesse voci, le stesse espressioni buffe che lo fanno tanto ridere. Non sottraetevi a questa richiesta: quella fiaba, proprio quella, rappresenta per lui il problema del momento e la abbandonerà solo quando avrà trovato una soluzione soddisfacente.

Ma quali fiabe raccontare ai bambini? Le fiabe classiche vanno sempre bene, sono i racconti che si sono tramandati per secoli di voce in voce e che trattano tematiche generali dell’umanità. Così Cenerentola parla della rivalità con le sorelle, Biancaneve della rivalità con la madre, Hansel e Gretel di abbandono, e così via, problemi con cui il bambino convive nel quotidiano e a cui può trovare una soluzione a livello immaginario. La struttura è sempre la stessa, cari lettori. Si comincia con “C’era una volta..tanto tanto tempo fa…in un regno lontano..“. L’allontanamento nello spazio e nel tempo è fondamentale, poiché permette di porre una distanza tra l’immaginario e il reale e dunque dai conflitti e i drammi trattati nella fiaba, che sarebbero troppo angoscianti se riferiti a una più chiara attualità. Non abbiate paura a inserire dei cattivi nella storia, pensando che Streghe e Orchi li spaventino, anzi! I bambini hanno già da soli molte paure e le fiabe danno loro un volto, indicano la via per superarle e permettono la proiezione delle parti negative. L’importante è che nel finale prevalgano i buoni!

 

E quali fiabe NON raccontare? Le fiabe che finiscono male: considerate che il Protagonista della fiaba è colui con cui il bambino tende a identificarsi e di certo non si aspetta che alla fine non sia per niente “felice e contento”! Mai fiabe didattiche punitive: possono essere molto dannose perché limitano l’immaginario di chi racconta confinandolo in un fine moralistico, che spesso porta a comunicare un messaggio diverso dal fine iniziale. Evitate anche fiabe di troppo lontano: culture diverse sono incomprensibili per il bambino, il significato della fiaba gli rimarrebbe nascosto, come una complicatissima melodia indiana è incomprensibile all’orecchio di un principiante.

Un ultimo consiglio, seguendo le parole dell’autrice: abbandonatevi alla FANTASIA. Lasciate che l’immaginario spicchi il volo, non ponetevi limiti, se non quello di terminare il vostro racconto con un bel sorriso sussurrando: “E vissero per sempre felici e contenti“.

Articolo di Sara Cremonini

 

 

 

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