Quale futuro per gli ulivi?

Ogni volta che penso alla mia Puglia mi si presentano davanti agli occhi la figura di mio padre e i visi degli agricoltori del mio paese, quelli più anziani, segnati dal duro lavoro. Rivedo le loro forti e grandi mani rugose, spaccate dal freddo, e dalla fatica di una vita passata nei campi.

Penso alla piana degli ulivi, agli occhi degli olivicoltori che portano in sé i misteri derivanti da quei legami ancestrali con i giganteschi tronchi millenari che, come presenze rassicuranti, vegliano sulla popolazione.

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Gli alberi sono predicatori assidui… uomini forti e solitari, come Beethoven, come Nietzsche…non predicano dottrine, predicano la legge primigenia della vita”, scriveva Herman Hesse.

Questo enorme patrimonio identificativo, prima che economico, è attaccato da una grave malattia: l’incuria e il pressapochismo di una classe dirigente che, non riuscendo a stanziare maggiori fondi per la ricerca sull’estensione del batterio, risponde all’emergenza Xylella, con la passiva attuazione del diktat europeo che prevede l’abbattimento di oltre 3000 alberi.

Si è deciso così di dar via al mutamento paesaggistico di una regione, non avendo la certezza scientifica che “la peste degli ulivi” si possa curare con azioni di contenimento o di eradicazione della stessa. Non è stata, infatti, pienamente accertata la patogenicità, su molti olivi nella zona rossa, della Xylella fastidiosa. Per questo, nel Brindisino si procederà, nei prossimi giorni, ad attuare la condanna non solo sui 2032 alberi infetti, ma anche all’abbattimento preventivo di tutti gli alberi presenti nel raggio di 100 metri.

A Torchiarolo, però, comune di 5136 anime, 21 aziende agricole hanno deciso di presentare ricorso al Tar del Lazio per sospendere il suddetto piano, come già fecero altri 25 comuni del leccese. La scelta nata dalla cooperazione cittadina, sostenuta da associazioni e molti personaggi pubblici, mira a difendere un simbolo d’identità, ma anche una fonte di sostentamento per molte famiglie che, scongiurano un danno economico ingente per le aziende locali.

In tutto questo a rimetterci sono ancora una volta gli alberi: in mancanza di provvedimenti tempestivi e continui rimbalzi di responsabilità all’italiana, il contagio continua silenzioso ad espandersi, devitalizzando sempre più arbusti. Ogni giorno che passa diminuiscono le possibilità di contenere l’epidemia.

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Come sostiene Erri De Luca “Un albero è vivo come un popolo più che come un individuo, abbatterlo dovrebbe essere compito solo del fulmine”, eppure di fronte a questo scempio, l’uomo non può far altro che arrendersi davanti al suo ennesimo fallimento. Tutto ciò che posso fare io è limitare a segnalare questo splendido e ben articolato reportage di Daniele Rielli: http://www.internazionale.it/reportage/2015/05/08/puglia-ulivi-xylella-salento, nella speranza di smuovere qualche coscienza al potere.

Perdonatemi l’ossimoro!

Matilde Labriola

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