Inside-out: quando le emozioni prendono vita

Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto, Rabbia. Non preoccupatevi, non sto cercando di farvi un test di conoscenza sulle emozioni di base! Vi presento le 5 new entry nel mondo dei cartoni animati: cinque personaggi che ci accompagnano quotidianamente, ridendo, piangendo, tremando, facendo smorfie e fumando di collera…comodamente seduti in una vera e propria centrale operativa nel nostro cervello!

Miei cari lettori, avrete ormai capito che oggi ho deciso di parlarvi dell’ultimo capolavoro Disney Pixar da poco uscito nelle sale italiane. Vi chiederete perché, occupandomi di psicologia, abbia deciso di parlarvi di un cartone animato: soddisferò la vostra curiosità in questo nuovo appuntamento in cui creatività e scienza si incontrano a dar vita non solo a un divertente passatempo per grandi e piccini, ma anche a un notevole spunto di riflessione sul ruolo che le nostre emozioni ricoprono nella vita di tutti i giorni e in particolare nello sviluppo adolescenziale. L’idea di dar vita a questo film nasce ben cinque anni fa, quando il regista Pete Docter ha chiamato il professor Dacher Keltner dell’Università di Berkeley, in California, dove si studiano, indovinate un po’, la psicologia e le neuroscienze. Domande come “che ruolo hanno le emozioni nel flusso di coscienza?” o “com’è la vita emotiva di una ragazzina di 11 anni?”, hanno trovato risposta,  dando vita a una storia…davvero emozionante!

La trama è costruita su due livelli: l’Out, il fuori, la vita dell’undicenne Riley, che improvvisamente si trasferisce con la famiglia dal Minnesota a San Francisco, un cambiamento traumatico che coincide proprio con il delicato passaggio dall’infanzia alla pubertà, e l’Inside, il dentro, ciò che succede nel cervello di Riley…e i protagonisti che lo abitano. Seduti dietro ad una consolle, in un vero e proprio “ufficio cerebrale” le cinque emozioni principali dell’animo umano guideranno la nostra Riley tra i labirinti della vita, creando ricordi felici e dolorosi, metafora perfetta di come siano proprio le emozioni i cardini su cui si costruisce la nostra personalità. Ed ecco che sullo schermo, per dirla con le parole dei professori di psicologia Dacher Keltner e Paul Ekman, vediamo proiettati i più recenti studi delle neuroscienze «che hanno provato che le nostre identità vengono definite da specifiche emozioni, che danno forma alla nostra percezione del mondo, a come esprimiamo noi stessi e alle reazioni che suscitiamo negli altri».

Ognuno di noi ha un’emozione dominante che definisce la nostra personalità e nella piccola Riley è Gioia che fin dall’inizio gestisce la “consolle”, presiede i suoi sogni e crea i suoi ricordi felici. Ma la centrale operativa presto comincia ad affollarsi. Vediamo Disgusto storcere la bocca di fronte a un piatto di broccoli, Paura che urlando in preda al terrore guida la piccola scalmanata tra gli spigoli e le prese di corrente della casa, Rabbia che, lingue di fuoco sulla testa, urla la sua frustrazione al “no” severo dei genitori. E poi…c’è Tristezza. E’ a lei che il film regala un’importante ruolo: non solo perché parla della perdita e dell’abbandono degli amici di un tempo e dell’infanzia, ma anche perché non guarda a questa emozione come a inattività e passività. La Tristezza diventa il motore che unisce le persone che stanno rispondendo a una perdita, è lei che fa capire cosa è andato perduto, muovendo le persone e la famiglia verso nuove identità.

 

Contrariamente a quanto si pensa le emozioni non sono nemiche del pensiero razionale: esse guidano la nostra percezione del mondo, il nostro giudizio morale su ciò che è giusto e sbagliato, e perfino i nostri ricordi del passato. Vediamo infatti Tristezza che ad un certo punto prende il controllo della mente di Riley, influenzando le sue memorie passate e preparandola, in un certo senso, ai cambiamenti che dovrà affrontare. E le emozioni influenzano anche la nostra vita sociale, strutturando le nostre relazioni interpersonali: in questo la rabbia svolge un ruolo importante, poiché ci rende più sensibili ai torti che subiamo e ci spinge a compiere azioni per cambiare le cose. Nel film vediamo Gioia prendere il sopravvento e mettere da parte Tristezza, convinta che il suo ruolo condizioni negativamente la vita della piccola Riley, ma vari colpi di scena mescolano le carte in tavola e le due emozioni “opposte” si ritrovano a vagare tra i meandri della memoria, tra scaffali pieni di ricordi e strani personaggi (tra cui il simpaticissimo Bing Bong!) in un’affannosa corsa per tornare alla centrale operativa e riprendere il loro ruolo.

Insomma, chi di noi dovrebbe dubitare che nella nostra mente cinque simpatici personaggi corrano a destra e a manca muovendo i tasti di una consolle come stessero giocando a un videogioco? Se in questo momento vi sentite euforici non preoccupatevi: è Gioia che, sorriso smagliante e occhi che brillano, vi sta guidando al cinema più vicino!

Articolo di Sara Cremonini

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...