Pepe Mujica: la felicità al potere

Quando cinque anni fa José “Pepe” Mujica diventava il Presidente dell’ Uruguay, in Italia un gruppo di giovani trentenni dava vita alla Eir, la piccola casa editrice che gli ha dedicato un libro degno del più nobile Presidente del mondo.

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La felicità al potere”, pubblicato nel 2014, è davvero uno di quei libri completi e ben fatti che riesce a restituire senza filtri il carisma di un uomo semplice e pragmatico quanto idealista e aperto. Per questo nel libro sono stati tradotti i discorsi più significativi tenuti da Mujica in diversi incontri pubblici prima e durante il suo mandato, così che ognuno possa leggere nelle sue parole quell’audacia visionaria che tocca in sorte solo ai combattenti per natura, la stessa che da sempre incanta e fa sperare il mondo intero.

Ricordate Paperone, lo zio milionario di Paperino? Nuotava in una piscina piena di monete, aveva sviluppato una passione fisica per il denaro. Io, invece, penso di essere uno a cui piace fare il bagno in piscine colme di intelligenza, di culture lontane, di sapienze diverse. E tanto meglio quanto più mi sono estranee; meno coincidono con quel poco che so, più sono contento”. Così lui stesso spiega la sua indifferenza al denaro e il suo sguardo sempre curioso, assetato di avvenire: uno sguardo serio e appassionato, sincero e lungimirante che ha saputo dilatare gli orizzonti del suo amato Paese. “La vita è un obiettivo in sé. Bisogna seminarla, in favore di coloro che verranno. Questo significa che per vivere bisogna avere tempo: la cosa più bella della vita, quella che ci può gratificare, pretende che le dedichiamo tempo”. Lui il tempo della sua gioventù, quello che dicono il più bello, lo ha speso da tupamaros, capace di resistere alle pallottole di feroci agguati, alle fughe improvvise, alle diverse prigioni in cui ha subìto ogni sorta di tortura e di umiliazione. In quel tempo generosamente sacrificato perché il suo Paese riconquistasse la libertà, José Mujica ha riconosciuto l’amore di una vita in Lucía Topolansky, ha apprezzato l’incommensurabile valore di un libro e soprattutto ha imparato ad aggrapparsi alla forza rigeneratrice della vita come alla sua pelela rosada perché ”povero non è colui che possiede poco, ma colui che non ha una comunità, chi non ha un compagno di vita”.

Questo “Che Guevara del nuovo secolo”, come lo definisce Omero Ciai nella prefazione, che il “Che” l’ha incontrato di persona ed oggi incarna il Capo di Stato ideale, il politico che tutti voterebbero a me sembra solo un uomo saggio e dignitoso che ha il coraggio di essere coerente con le sue scelte di vita e soprattutto l’intelligenza di capire che in politica, come nella vita, bisogna cercare di non essere soli, assicurandosi sempre di militare in un Frente Amplio.

Siamo entrati in un’epoca dell’umanità nella quale abbiamo necessità di cominciare a ragionare come specie, non come singoli Paesi”, così va ammonendo i potenti della Terra che, nonostante i periodici summit, le lunghe telefonate e i soliti bei propositi continuano ad assecondare gli interessi di pochi, parcheggiando il nostro futuro nelle casseforti dei banchieri.  Insomma il “Pepe” resta un leader tanto rivoluzionario quanto scomodo perché è l’esempio vivente di come i politici, quando sono tali, possano davvero rendere la nostra vita migliore. Per chi come me è cresciuto leggendo la Fallaci ed Enzo Biagi e non dimentica che anche noi abbiamo avuto Sandro Pertini alla Presidenza della Repubblica, quest’uomo risulta incredibilmente familiare. La sua storia mi conferma quanto sia labile alle volte il confine tra possibile e impossibile, quanto sia inevitabile essere al contempo vittima e carnefice, quanto sia estremamente vitale combattere per essere felici.

Mujica, come si legge nella postfazione di Donato Di Santo, è solo il simbolo di un profondo e silenzioso cambiamento che interessa dagli anni novanta tutta l’America latina. Questo libro testimonia che anche da noi i giovani sono pronti a dedicare il loro tempo e le loro energie a promuovere e intercettare quella modernità che non può prescindere dall’educazione e da un’apertura culturale tanto necessaria quanto inevitabile alla velocità in cui viviamo.

In fondo, la felicità non ammette scorciatoie, è sempre il frutto di sacrifici e bisogni, e soprattutto ama nascondersi nelle piccole cose. Facile trovarla in un libro fatto bene.

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Matilde Labriola

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