IL MITO DELLE PAROLE CROCIATE

Da decenni in Italia, e non solo, le parole crociate costituiscono un importante elemento di apprendimento culturale. Scopriamole assieme

E’ inverno, fa freddo e magari fuori è in arrivo un forte acquazzone. Come passare parte del tempo nel quale si è costretti a rimanere in casa? Qualcuno in passato probabilmente l’avrà pensato ed allora ecco una delle possibili risposte: Parole crociate. Già sentendo quest’espressione a molti di noi, specialmente i più datati, viene in mente la celeberrima “Settimana Enigmistica”, ormai punto forte della cultura italiana e non solo. Già dalla propria invenzione, ad opera del cavalier Giorgio Sisini che ebbe l’intuizione nel lontano 23 Gennaio 1932, essa ha iniziato a ricoprire un ruolo importante entrando nelle case di milioni di italiani. Non tutti sanno però che la storia delle parole crociate ebbe inizio diversi anni prima, precisamente il 21 Dicembre 1913, grazie alla pubblicazione da parte del New York World del “word cross puzzle”, avente una forma molto simile a quella del rombo e realizzato dal giornalista inglese Arthur Wynne. A partire dai primi anni ’20 comparvero infine le prime caselle nere, a rendere più attuale i cruciverba ed i giochi vari.

A proposito di ciò è giusto ricordare che i cruciverba sono caratterizzati da diverse varianti a seconda dei paesi e dei continenti. In Italia ad esempio i cruciverba tendono ad essere di forma rettangolare e con caselle nere distribuite in maniera simmetrica, peculiarità dei cosiddetti “cruciverba simmetrici”, o totalmente libera andando a comporre in questo secondo caso un classico cruciverba “a schema libero”. In altri paesi come la Francia, gli schemi tendono ad assumere una grandezza minore e spesso vengono raffigurati in forma quadrata. In Gran Bretagna ed Australia aumenta invece di molto il numero di caselle nere, senza tuttavia alterare il meccanismo delle definizioni, sempre articolato in “orizzontali” e “verticali”. Un altro tipo di cruciverba è il cosiddetto “senza schema”, caratterizzato dalla totale assenza, almeno nella fase iniziale, di caselle nere. Queste ultime dovranno infatti essere inserite dal solutore durante il completamento dello stesso. Di cruciverba ne sono presenti molti altri: quelli “sillabici”, in cui vanno inserite sillabe al posto delle lettere, o ancora i cruciverba di tipo “crittografico”, nei quali il solutore dovrà risolvere lo schema senza l’aiuto di definizioni, procedendo secondo la regola del “a numero uguale corrisponde lettera uguale”.Rebus Livio Labuz

Non solo cruciverba però. E’ doveroso menzionare anche alcuni dei più popolari giochi enigmistici presenti. Uno di questo è sicuramente il “Rebus”, che consiste nel dover indovinare delle frasi tramite lettere e figure illustrate, non proprio una passeggiata per i solutori meno esperti o addirittura alle prime armi. Ed ancora abbiamo gli “anagrammi”, nei quali va scambiato l’ordine delle lettere di una parola per formarne un’altra di senso compiuto, oppure i cosiddetti “autodefiniti”, nel quale le definizioni vengono presentate in alcune caselle evidenziate ed affiancate da una freccetta indicante il senso della parola da scrivere. Anche in questo gioco enigmistico vale la regola di “orizzontali” e “verticali”. Un altro tipo di gioco che sta prendendo piede, almeno nel nostro paese, è quello riguardanti le “catene”. In cosa consiste? Praticamente si tratta di un gioco in cui il solutore dovrà risolvere una catena di parole collegando le stesse tra loro in base ad un criterio logico. Nota a tal proposito la rivista “Reazione a catena”, derivata dallo stesso programma televisivo, che costituisce una sorta di alter-ego della più famosa “SetUNSOLVABLE-1timana Enigmistica” e che sembra destinata ad affiancarla in pianta stabile. Molte riviste trattano inoltre di “Sudoku”, famosissimo gioco giapponese che ha preso piede da alcuni anni anche in Italia. Ciò consiste nell’inserire numeri, generalmente da 1 a 9, in uno schema di 81 caselle senza che essi si ripetano nella stessa riga o colonna. Questa regola vale anche per i 9 riquadri in cui è diviso lo schema principale.

Questi sono soltanto alcuni esempi di giochi enigmistici, in quanto elencarli tutti sarebbe un’ impresa non da poco considerata l’ampia varietà degli stessi. Cos’altro aggiungere dunque? Niente di particolare, se non che questo passatempo continua ad essere tuttora motivo d’interesse per intere generazioni anche perché, a differenza di molti altri giochi impegnativi e difficili da imparare, le parole crociate si sono sempre dimostrate alla portata di tutti. Chiunque infatti, dal bambino all’anziano, può cimentarsi nel risolvere schemi, enigmi e quant’altro. Possiamo quindi affermare che, in un’epoca dominata da Internet e dai vari social network, l’enigmistica costituisce un’importante tradizione che, nonostante il passare del tempo, sembra non andare mai fuori moda.

Matteo Perrini

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