San Lorenzo, la resistenza continua

Si aveva l’abitudine nei quartieri popolari di non occuparsi troppo dei governanti, padrona era la libertà: essa non avrebbe mai capitolato”.

Vagando per le strade di San Lorenzo mi sono fermata diverse volte in via dei Volsci, a leggere queste parole di Louise Michel. Molti, romani e non, si chiedono come ci si trovi in quartieri del genere, come si faccia a vivere tranquilli in una zona famosa per la sua movida notturna, per la forte presenza di stranieri, per lo spaccio. Ebbene, credo di non conoscere nessun altro luogo in cui l’idea stessa di “quartiere” sia concepita nella sua totalità, pronunciata con l’orgoglio tipico di chi vi sente forte l’appartenenza. E non solo dai residenti nati a San Lorenzo: questo sentire accomuna chi il quartiere l’ha vissuto fin da piccolo, chi vi abita provvisoriamente, chi per quelle strade ci passa anche distrattamente.

Non mi stupisce che una frase così semplice e diretta sia stata posta in apertura al docufilm di Antonio Canovi, “La gente pensa e cambia”, docufilm su San Lorenzo, “strenuamente voluto dall’ANPI”, una sezione di partigiani particolarmente attiva in questo storico quartiere. Come attiva è la gente che lo popola e forte la sua voglia di autodeterminazione.

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Quando si parla di partigiani la sensazione immediata e comune in chi ascolta è quella di passato, di un qualcosa di talmente lontano che apparentemente non avrebbe più senso di esistere nella nostra, (seppur discutibile), democrazia. Eppure non definirei diversamente chi combatte ogni giorno opponendosi a dissennati progetti comunali, volti a spersonalizzare e sacrificare ogni spazio di memoria in nome di eventuali interessi economici.

E’ quello che racconta il regista Canovi, ripercorrendo, attraverso le immagini, le strade per cui sono solita passeggiare, piene di vita a qualsiasi ora. Testimonia l’impegno di molti “partigiani”, che con volti e sorrisi che appaiono da subito familiari, riportano alla memoria la devastazione e le bombe che colpirono questo posto 70 anni fa, fin quasi a raderlo al suolo. Accanto a loro ci si sente partecipi di una perdita in termini umani e di sviluppo, immane. Questi coraggiosi lo-stabile-occupatocombattenti mi mostrano come la resistenza sia nata proprio in seguito a tutto ciò, come l’essere partigiano sia scaturito da un bisogno di appartenenza costruttiva. Ma non ci troviamo più nel ’43: oggi anziani e giovani, testimoni di quei fatti e gente di fuori sente prepotente il bisogno di fare di quelle ferite una memoria che, “attraverso la volontà di sapere della storia si trasformi in tutela e nuove forme di conservazione di valori, proiettate verso il futuro”. E così danno vita alla “Casa della memoria”, attraverso un contro – progetto, che mira a riqualificare i resti della storica fonderia Bastianelli, in una sorta di archivio – laboratorio ad uso e consumo di tutti. Ma il coraggio è sempre attivista e contagioso: un gruppo di ragazzi di Communia s’impossessa illegalmente di uno spazio dismesso, destinato all’abbandono e ormai divenuto piazza di spaccio, convertendolo in un luogo di scambi culturali e di studio. Alcuni cittadini, autofinanziandosi con assemblee e sottoscrizioni, mettono su una squadra di calcio “popolare”: Atletico San Lorenzo, cercando di trasmettere, attraverso il gioco, i valori dell’aggregazione e del rispetto ai bambini. Del resto proprio qui a san Lorenzo, una tal Maria Montessori faceva altrettanto.

Negli ultimi anni, insomma, quello che è un quartiere vecchio 150 anni, da sempre operaio, ma resistente e solidale, continua a rigenerarsi in un’officina di idee che danno vita alla “Libera Repubblica di San Lorenzo”. Una repubblica sempre più giovane e giovanile, abbellita anche da arguti e toccanti murales. Una repubblica le cui fondamenta stanno in un religioso ossequio della memoria e in un radicato ed esemplare senso civico.

CHmoig9WwAAq0IURoccaforte di questa Repubblica è, non a caso, il Nuovo Cinema Palazzo. Difeso anch’esso dai numerosi e sterili attacchi che lo volevano casinò, oggi è un autogestito centro di produzione culturale in cui si tengono corsi di canto di resistenza popolare, attività ludico – ricreative, corsi di recitazione e dizione, esibizioni di musica live. E’ da sempre luogo di battaglie sociali, culturali e politiche.  Non ultimo il tempestivo e spontaneo impegno per affrontare l’emergenza migranti che affollavano il centro Baobab.

Così, a chi oggi mi chiede come sia vivere a “San Lollo” rispondo con quello che per me rappresenta, e che, quindi, sono di parte. Non potrei non esserlo per due motivi: il primo quartiere che ti accoglie appena trasferito ti entra inevitabilmente nel cuore. In più se nomen est omen, Matilde significa “combattente”. Last but not least, penso che il futuro si fonda sulla cultura e che davvero la gente pensando possa cambiare, e mi sembra che qui le occasioni non manchino affatto.

Lo que cambiò ayer/tendrà que cambiar manana/asì como cambio yo/en esta tierra lejana/cambia todo cambia/…pero no cambia mi amor”. (E ciò che è cambiato ieri/ di nuovo cambierà domani/così come cambio io/in questa terra lontana/cambia, tutto cambia/…ma questo non cambia il mio amore).

Matilde Labriola

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