Il mio Carpino Folk Festival

Ore 19 del 4 Agosto: alla stazione di San Severo arriva il trenino delle Ferrovie del Gargano. Quest’anno, per prepararsi all’atteso e rinomato evento che fa ballare il Gargano tutto, e non solo, il Carpino folk festival, si organizzano viaggi show food nei due vagoni della Garganica. Così munita di biglietto a prezzo ridotto (soli 2 euro), iniziativa che da qualche anno sembra incentivare gli “autoctoni” a scoprire le proprie bellezze, salgo a bordo. Nel misero spazio che intercorre tra le porteIMG_2886 e le prime fila di sedili si sono strette due graziose ragazze coi loro strumenti in una sorta di palcoscenico viaggiante. Katerina Ghannudi, di origine ceca, è voce e arpa barocca e la vicentina Ilaria Fantin l’accompagna con l’arciliuto. In poche battute spiegano che il nome d’arte del loro duo è Quintana Ensemble, che intendono riproporre musica dell’Antica Spagna e che lavorano quotidianamente all’arrangiamento e alla stesura di testi di brani che raccoglieranno presto in un cd. Quando partiamo ha inizio la loro esibizione mentre, altra novità poco ortodossa, il corridoio di quel vagone diventa presto un via vai di passeggeri, interessati a degustare caciocavallo podolico con pane garganico, zuppa di legumi e buon vino rosso. Insomma, come nei migliori locali, la convivialità meridionale è servita. Inutile sottolineare quanto possa essere più suggestivo ascoltare quel tipo di musica dal vivo che quella che solitamente proviene dalle mie cuffie, inutile dire che dalle espressioni distese e rilassate degli altri passeggeri si intuiva che l’incantesimo valeva per tutti o quasi.11822789_10154080676815968_7064887050072995977_n

Solo quando il treno arriva alla stazione di Carpino che si trova a circa quattro km dal paese, mi rendo conto di non aver letto attentamente la sezione “Cantar viaggiando” del programma. Per questa serata del 4 non sono previste esibizioni musicali a Carpino: l’edizione Damatira, così denominata dalla variante messapica di Demetra, la Madre Terra, avrebbe avuto inizio venerdì 7 agosto per concludersi la domenica. A questa edizione del festival non si poteva mancare non tanto perché è stata la ventesima, ma perché ispirata dall’alluvione che colpì il Gargano lo scorso settembre e quindi nata dall’idea di “invocare l’inizio di un nuovo ciclo di vita per il nostro mondo fondato su nuovi modelli di economia e di sviluppo, nuovi stili di vita che possano segnare la strada verso scelte migliori per la nostra salute e per quella del Pianeta”,  come sintetizza Di Viesti, il Presidente della storica associazione culturale “Carpino folk festival”.  Nel giro di pochi minuti, mentre prendo coscienza della mia disattenzione ed elaboro che non c’è nessuna performance a cui assistere a Carpino, mi accorgo che anche per qualcun altro l’entusiasmo e la voglia di partire alle volte può distrarre persino dalla meta e dai programmi.

Così incontro Emiliana che mi confessa di non averlo nemmeno letto il programma, dal momento che era appena rientrata da Varese per le vacanze e che i suoi amici Michele e Nicola erano ansiosi di portarla a Carpino. Facciamo due chiacchiere, ci scambiamo a caldo le sensazioni dell’inconsueto quanto piacevole viaggio e mi dice che tutti e tre sono originari di Rignano. È fatta, ci siamo simpatici a vicenda. Decidiamo di aspettare il prossimo treno e andare a prendere qualcosa da bere tutti insieme a Rodi. Come è normale, cominciamo a raccontarci dei nostri viaggi, dei nostri background culturali e dei nostri progetti nell’immediato futuro, spinti ognuno dalla curiosità di conoscere il più possibile degli altri in una sola sera. Tre ore dopo ci salutiamo a San Severo, con il mio proposito di assaggiare la muscisca e con la loro promessa di rivederci in piazza del Popolo a Carpino per la serata conclusiva del folk festival. È così è stato: noi pugliesi siamo di parola! Loro ci raggiungono mentre io e la mia compagnia arriviamo molto prima che lo spettacolo cominci. Ho modo di gustare le “pettole” ed altre specialità tipiche, di ammirare il panorama in quell’angolo quieto che è la piazzetta intitolata ai cantori di Carpino, di fare un giro distratta da accenti, dialetti e lingue diverse. La soddisfazione di tornare nel paesino che mio padre lasciava negli anni quaranta del secolo scorso e quindi l’orgoglio dell’appartenenza non mi inducono ad enfatizzare la perfetta organizzazione e l’intelligenza che rende l’evento ormai unico e ogni anno sempre più riuscito. A dimostrazione che le cose grandi nascono dal poco che si ha e che l’unione fa la forza, qui un’associazione culturale continua a convincere la Regione Puglia, il Gal Gargano, il Parco Nazionale del Gargano e il Comune di Carpino a “riconfermare la fiducia nella sua ambizione di rompere la catena di provincialismo e far vedere un Gargano diverso”, come asserisce soddisfatto il suo Presidente.  L’associazione è un chiaro esempio di come energie umane e risorse economiche possano combinarsi, anche al Sud, in un fortunato circolo vizioso, col duplice risultato di preservare le radici e la propria identità e renderle al contempo universalmente note e apprezzate. carpino folk festival Ancora molti paesi limitrofi e svariate amministrazioni comunali di tutto il meridione dovrebbero avere la stessa lungimiranza e la stessa onestà nel richiamare i giovani a costruire il loro futuro, non rinunciando ad un po’ di sano divertimento.

Anch’io scendo in piazza a ballare sulle note del caldo soul africano di Gasandji e della spagnola Amparo Sanchez, prima che arrivino i miei amici e anche quest’edizione sia conclusa dagli ormai famosi Cantori di Carpino.

Ore 3 del 10 Agosto il trenino mi riporta a San Severo. Di madre ce n’è una sola… “Sarà allora, quando tutto sembrerà finito per sempre, che dalla solitudine planetaria del nostro mondo emergerà nuovamente, rigenerata, la terra dal mare, verde e bella come mai era stata prima di allora.”

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