Love wins…not everywhere

La diversità è il sale della democrazia, la molla dell’evoluzione e, come diceva il saggio Eraclito: bisognerebbe riconoscere l’armonia negli opposti e provare ad essere concordi almeno su come dissentire. Eppure essere diversi può diventare una condanna, può suscitare negli altri i sentimenti più vili, le critiche più feroci, trasformarsi in un biglietto di sola andata per l’infelicità e la solitudine: è quanto ancora accade a chi è omosessuale. Dopo il pionieristico quanto inatteso consenso irlandese al matrimonio tra omosessuali e la recente sentenza della Suprema Corte americana, in Italia i diritti (non solo dei gay) sembrano essere i “grandi assenti”, relegati all’infeconda Matrimonio-gay-nel-mondodottrina dei giuristi. Quello che sembra nitidamente emergere dalle estere vittorie di civiltà è solo il nostro fortissimo e, a quanto pare irreversibile, ritardo culturale. Non che desti meraviglia il fatto che a noi manchi proprio l’abitudine politica alla discussione seria e proficua sulle istanze sociali più urgenti e sentite, ma quello che  dovrebbe indignare e destare preoccupazione è la gratuita brutalità riservata a gay e lesbiche che vengono quotidianamente discriminati, insultati, pestati per strada, in discoteca, a scuola, spesso sotto gli occhi impassibili e indifferenti della cosiddetta società civile, che poi così civile non si dimostra mai, se, nonostante i nostri dialetti, “frocio”, “checca” e “ricchione” restano termini trasversalmente usati a testimoniare l’imbarbarimento e la piccolezza di pensiero dei più che si fingono forti. Fingono, si: la forza, quella vera è nel coraggio di chi non ci sta, di chi non si omologa alla massa, di chi resiste, di chi vuole scegliere come essere e chi amare.

Condivisibili le riflessioni della Fallaci che, infastidita da ogni idea che diventa ideologia, partito o lobby, scriveva: “sono assolutamente convinta che a guidare l’innamoramento o il trasporto dei sensi sia l’istinto di sopravvivenza cioè la necessità di continuare la specie. Vivere anche quando siamo morti, continuare attraverso chi viene e verrà dopo di noi”. Resta, però, doveroso e onesto ammettere che l’amore omosessuale non consente la procreazione secondo natura. Ergo non si capisce perché tanto rumore per nulla quando un uomo di successo come Domenico Dolce asserisce di essere gay e di essere consapevole che “nella vita non si può avere tutto, ed è anche bello privarsi di qualcosa”, riferendosi all’eventualità di avere un figlio. Una dichiarazione che rafforza la sua scelta sentimentale, che non manca di rinunce quasi quanto la sua carriera professionale. Ancora una volta merita rispetto la libertà di pensiero che si esprime nelle differenti posizioni su un tema che merita approfondimento e grande attenzione. Il pensiero va a quelle coppie omosessuali che con coraggio e responsabilità adottano bambini, cambiando (e spesso migliorando) le condizioni di entrambi. Diventa imprescindibile combattere ogni paura, ogni violenza prima verbale e poi fisica che nasce dall’ignoranza. Non basta impostare la foto del profilo con la bandiera arcobaleno, ma è bene ricordare agli scettici, ai cinici discriminatori che l’omosessualità è una variante naturale del comportamento sessuale, congenita a diverse specie tra cui la nostra, dunqueSaffoealceo non è una malattia, né una devianza. Forse giova ricordare loro che il sentimento più potente al mondo è stato scoperto e codificato, sintomo per sintomo, da una lesbica, la più famosa della letteratura greca, che nella vita educava un tiaso di fanciulle al matrimonio quando l’omoerotismo non solo era normalmente praticato, ma addirittura paideutico. Giova ricordare che per difendere il suo diritto a quello stesso sentimento, Oscar Wilde, uno dei più grandi poeti della letteratura inglese, continuò a scrivere dalla prigione in cui fu rinchiuso per aver sfidato ogni ipocrisia. Giova ricordare che gli omosessuali non sono mezzi uomini, ma proprio come tutti coloro che amano, sanno essere due volte uomini. Ma se è vero che Omnia vincit Amor, a tutti gli omosessuali che ci sono e verranno dopo di noi auguro non solo di vedersi riconosciuto il diritto a sposarsi, ma soprattutto quello ad essere rispettati per la loro umanitas.

Matilde Labriola

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