Termini TV, a way for staying human.

Questa è una storia che non arriva da lontano. Sono sempre quelle che abbiamo sotto il naso a sfuggirci e poi ad entrarci dentro una volta conosciute, a metterci davanti alla certezza di essere infinitamente grandi nella nostra piccolezza. E’ la storia di un ragazzo con una grande passione: andare a caccia di racconti di vita, di ritorni e partenze. Lo fa standoci dentro, sporcandosi, arrivando all’anima delle cose, di chi le ha vissute e di chi per la prima volta le ascolta.

Ho conosciuto Francesco Conte, un ragazzo di Ancona, per caso, come avvengono gli incontri migliori, di quelli che ti aprono un mondo. Erano le 2 del mattino a San Lorenzo, nel cuore di Roma.

All’apparenza un ragazzo come tanti, ma dal suo sguardo e dalle sue domande capisco subito che ha qualcosa di particolare, che è uno di quei giovani, e ce ne sono molti, per fortuna!, sempre alla ricerca di un’ispirazione, che il più delle volte arriva proprio dalla strada. A colpirmi è la semplicità con cui mi si presenta, dicendomi che gira con 5000 euro nello zaino, perché non si sa mai cosa può succedere, in stazione fanno sempre comodo. Si, in stazione.

E’ lì che trascorre maggior parte del suo tempo: a Termini, in quello “spazio degli estremi” che banalmente consideriamo solo un posto di passaggio nella città eterna. Un posto sottovalutato, considerato emblema del degrado. Un luogo che 11156164_1424715097836194_2293800154493822636_nspesso fa paura, al quale si arriva senza pretese, al quale si accede con l’ansia del pericolo. Ma se è vero che “dal letame nascono i fior”, questo è il presupposto del suo mestiere. La potenza di racconti che nascono da quel palcoscenico dell’umanità, qual è una stazione.

Dopo aver lavorato come giornalista, con una laurea in filosofia e la seconda in scienze politiche (sulle quali minimizza di continuo), Francesco si è inventato un lavoro che svolge, dal novembre del 2014, tra i due tunnel traversali del binario 29, dove sono andata a cercarlo.

Sulle tracce della scuola di danza Termini Underground, ha aperto uno studio in cui monta i pezzi dei video che gira in stazione e dintorni. Lo fa con l’aiuto anche di Jacopo e Rosita, due giovanissimi fotografi, che definisce “punta di diamante” di Termini tv , cresciuti insieme in questa strana scuola di arte e vita. Definirlo un videomaker è riduttivo. Il suo è un vero e proprio impegno sociale che sta nella ricerca costante di fatti da raccontare, di realtà quotidiane, relazioni umane, includendo nei media (proprio come in una stazione) più occhi, qualsiasi essi siano: viaggiatori abitudinari, immigrati, gente del posto, bambini.11427852_1439849826322721_2393345923531016627_n

Come la meravigliosa storia di riscatto di Angelo, un ragazzo del Kosovo di 39 anni, venduto da piccolo dai suoi genitori per due milioni di lire, o quella di Carlo, un giovane cantautore bolognese che ha composto una splendida canzone sui migranti.

Il suo piccolo contenitore di invisibili prende per mano lo spettatore, che parte vuoto, e gli permette di fare viaggi immensi intorno al mondo, portandosi addosso altre vite e altri paesi, pur stando fermo davanti allo schermo. E’ il modo di un giovane padre di continuare a viaggiare, creatività alla mano, reinventandosi giorno dopo giorno nel semplice gesto di premere rec sulla telecamera.

E’ il modo di un ragazzo, atopos, come tanti di “restare umano”.

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