Un recipiente chiamato vita.

Al festival internazionale della Letteratura, da poco conclusosi a Roma, Maurizio De Giovanni legge pagine dedicate allo scrittore uruguagio Eduardo Galeano, recentemente scomparso.

Tutta quell’acqua” è l’inedito presentato in risposta al quesito: “cosa resta da fare alla letteratura?”. Un inedito fatto di Maurizio De Giovanniguerra, di bombe, di paura della morte. E’ la storia di due ragazzi, che si innamorano in una città sotto l’assedio dei tedeschi.

Il tutto si svolge nel buio di un bunker antiatomico in cui la gente piange e si dispera. C’è chi prega. La protagonista, invece, tira fuori un libro e inizia a leggere per far sparire il rumore delle bombe. Lui riconosce la bellezza in mezzo all’orrore, ma pare contrario a quel gesto di distacco improvviso dalla realtà, a cui spesso portano i sogni. Inizia così il confronto tra due mondi totalmente diversi. Tra modi diversi di affrontare le difficoltà: non ve n’è mai uno giusto, specialmente quando si tratta di giovani. E’ sempre a loro, dopotutto, che si ricorre in tempi di crisi, quando le risposte mancano e sognare non basta.

Il suggerimento, però, arriva da un vecchio, seduto in disparte, che inizia a raccontare la sua vita. Il modo in cui il suo lavoro di cantastorie ha salvato un villaggio in cui tutti gli abitanti erano destinati a morire. Ha permesso loro di vedere per un’ultima volta il mare: “io raccontavo storie. E scrivevo poesie e canzoni. Raccontavo storie, viaggiavo per il paese e vedevo posti e portavo le parole”.

Come spesso accade un anziano qualsiasi, riesce con la sua saggezza a mettere in salvo le anime di quei ragazzi.

Ognuno di noi, si sa, ha bisogno di una guida, di un mentore che ci aiuti, anche solo raccontando storie, a riconoscere la bellezza e soprattutto a lottare per difenderla. Mi rivolgo quindi a voi che ancora avete nonni o comunque potete godere bambino_e_nonno_intenti_nella_lettura_imagefulldella compagnia di un anziano; è proprio questo il punto: godetevela! Perché se è vero che spesso la realtà non è come sembra, sembriamo proprio noi ad aver bisogno della loro compagnia, del loro affetto, dei loro racconti.

Questo è il vero messaggio dell’autore, che attraverso l’epos e continue discese e risalite nel mondo magico della saggezza popolare, invita a valutare il potere della parola, la forza di esorcizzare il dolore con le storie. Storie che sanno di anni lontani, di villaggi passati, di montagne e di polvere di sentieri sconosciuti.

Gli stessi sentieri da calpestare per disegnare un futuro. E’ proprio lì che avviene l’incontro con altre generazioni. E’ il mondo di ieri al quale ognuno di noi dovrebbe ispirarsi per ricostruire il proprio, in macerie. La speranza nasce sempre dalle parole di chi ce l’ha fatta ed ha lottato per esserci.

Un vecchio che muore è come una biblioteca che brucia” ho letto da qualche parte. Ma se avessimo la possibilità di salvare anche un solo volume di quella biblioteca, non avremmo domato la furia delle fiamme?

C’era tanta acqua da portare con un recipiente così piccolo: un libro.”

Insomma la letteratura è uno dei tanti recipienti, le vie sono molteplici. Buon cammino a tutti!

Matilde Labriola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...