LA DEMOCRAZIA HA VINTO, MA A CHE PREZZO?

Nel 510 a.C. si unirono queste due parole Démos (popolo) Kràtos (potere), in quel momento nacque la Democrazia.
2525 anni dopo, nello stesso posto continuano ad usarla.

“…Un paese, un popolo, non cambia la propria natura, può sbagliare strada. Ma, quando ritrova la propria via, riacquista la propria forza…”

La Grecia ha dimostrato di andare al di là dell’ostacolo, cercando di superare il ricatto, però lo scenario è più complicato ed incerto del previsto. Il governo Tsipras è uscito dal referendum immediatamente rafforzato e, adesso, può ripresentarsi davanti alle autorità europee con una nuova legittimazione popolare, chiederà di ottenere modifiche favorevoli alle richieste dei creditori per ottenere un nuovo prestito.  

La vittoria del No è stata, soprattutto, una “sconfitta politica” (anche se, forse, non hanno perso la guerra) per i leader europei che hanno sostenuto la linea più dura, come la cancelliera tedesca Angela Merkel: “Al momento non ci sono presupposti per nuove trattative, ma tutto dipende da Atene” – “La porta resta sempre aperta”, ma visto il risultato del referendum “al momento non ci sono i presupporsi per nuove trattative su altri programmi di aiuto“.”Molto – ha aggiunto – dipende dalle proposte che la Grecia metterà adesso sul tavolo”. Posizione che si riflette nella nota diffusa dai ministri dell’Economia e delle Finanze della zona euro che si riuniranno domani alle 13 a Bruxelles: “I ministri si aspettano nuove proposte da parte delle autorità greche“. Schaeuble: Il taglio del debito per noi non è un tema“, lo ha ribadito Martin Jaeger, portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, sostenendo che la posizione della Germania non è cambiata dopo il referendum in Grecia.

Alexis Tsipras ha ringraziato tutti gli elettori, anche quelli che hanno votato per il sì, ha ribadito che il referendum non riguardava l’uscita di Atene dall’euro, ma non ha parlato di una possibile riapertura delle banche greche. Ha inoltre ribadito che vuole rimettere il taglio del debito di Atene al centro delle trattative.

Ecco i punti principali del suo discorso:

Alexis Tsipras ha criticato ancora una volta l’atteggiamento dei creditori durante le trattative con Atene. Ha elogiato il referendum, dicendo: “Abbiamo provato che la democrazia non può subire ricatti”. Parlando agli elettori: “Avete fatto una scelta molto coraggiosa. Il messaggio che mi date non è di rompere con l’Europa, ma di rafforzare la nostra posizione nei negoziati e di uscire dal vincolo dell’austerità”. Il leader ellenico ha confermato che già da domani cercherà di riaprire il dialogo con i creditori:“Torniamo domani al tavolo delle trattative per stabilizzare il sistema bancario e l’economia”, ha detto. “L’Europa non può essere solo austerità, noi vogliamo Europa di solidarietà e democrazia”, ha aggiunto.

Tsipras ha vinto una battaglia, però non la Guerra. Senza un prestito internazionale – che potrebbe anche non arrivare dall’UE, in una situazione estrema: negli ultimi mesi si sono fatte parecchie ipotesi astratte anche su un ruolo della Russia – la Grecia tra poche settimane non avrebbe più soldi per pagare stipendi, pensioni e servizi, e il suo sistema bancario collasserebbe. In una situazione del genere, l’unica cosa che la Grecia potrebbe fare sarebbe stampare una nuova moneta. La Grecia non uscirebbe istantaneamente dall’euro, anche perché si tratta di qualcosa senza precedenti e non è del tutto chiaro come dovrebbe avvenire tecnicamente: le due valute potrebbero coesistere per un certo periodo.

Se tornasse in vigore la dracma, la valuta della Grecia prima del suo ingresso nell’euro, ci sarebbe una notevole perdita del valore di acquisto della nuova moneta. Secondo gli analisti la capacità di acquisto sarebbe del 30-40 per cento inferiore rispetto all’euro, anche perché il governo potrebbe avvantaggiarsi di una bassa valutazione della moneta. I debiti internazionali della Grecia però rimarrebbero in euro, così come le cifre da pagare per ottenere energia e comprare beni dall’estero. In breve tempo l’inflaziongrecia_2e potrebbe aumentare sensibilmente, rendendo il valore della dracma molto basso rispetto a quello dell’euro. La valuta resterebbe in ballo sul mercato dei cambi per almeno un paio di mesi prima di stabilizzarsi: ma nulla esclude che in tutto questo l’economia del paese continui a peggiorare, tanto da rendere necessario a un certo punto l’avvio di un negoziato per un nuovo prestito internazionale, e tornare daccapo. Alla base di tutta questa situazione ci sono cose che prescindono dalla moneta:
Tasso di disoccupazione altissimo, evasione fiscale e esportazione bassissima.

Ed ecco che se succedesse questo, questa vittoria sarebbe un doppio smacco. L’Unione Europea vincerebbe su tutta la linea, dimostrerebbe che i Greci, anche se utilizzando la democrazia, hanno fatto la scelta sbagliata e Tsipras uscirebbe da questo cavallo di Troi(k)a con le ossa rotte.

Francamente, anche se è stata una “vittoria”(per adesso), quest’avventura non potrà essere raccontata come l’Iliade e l’Odissea, questa volta, non ci saranno 20 anni a disposizione…

ANDREA PAONE

Annunci

3 pensieri su “LA DEMOCRAZIA HA VINTO, MA A CHE PREZZO?

  1. “…I debiti internazionali della Grecia però rimarrebbero in euro…”

    Esattamente come i fetenti mutui in ECU che mandavano in rovina le famiglie italiane negli anni ’90. Ovviamente i greci dovranno comunque ripudiare il debito, dentro o fuori dall’euro. Sospetto che a Francoforte questa cosa ce l’abbiano assolutamente chiara.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...