Il mio piccolo magro pensiero greco

Sulle tracce della principessa Europa sono nate le prime civiltà, come quella minoico-cretese, nel nostro continente. Civiltà frutto di migrazioni da Oriente ad Occidente, di scambi culturali ed imprese belliche che si perdono nella notte dei tempi, tramandateci da tali Omero ed Esiodo.la scuola di Atene

Oggi 4 luglio la nazione che forse più rappresenta l’Occidente festeggia la conquistata indipendenza da parte di tredici colonie dalla Gran Bretagna. Ma quest’anno la felice ricorrenza sembra avere un sapore diverso. Cade in un clima di particolare tensione in cui gli assetti geo-politici mondiali sembrano sospesi, quasi in bilico fino a domani. Si resta col fiato sospeso dunque nell’incerta attesa che un popolo esprima la sua decisiva volontà.

Da un lato non riesco a immaginare non solo un’Europa, ma l’Occidente intero senza Grecia, dall’altro non riesco a concepire che il popolo che l’ha inventata la democrazia non sia libero di usarla. Qualunque cosa accadrà domani, come al solito, saranno i posteri a giudicarla, ma in ogni caso mi auguro potrepertini-e-panagulismmo essere testimoni di un netto cambiamento di rotta. Trovo sintomatico insomma che tocchi proprio alla Grecia l’ardua decisione, quasi per ironia della sorte. È evidente a tutti che siamo in una fase di declino della nostra civiltà paragonabile alla caduta dell’impero romano d’Occidente, ma non bisogna aver paura dei cambiamenti e delle crisi!

Perché anche crisi è una bella parola di origine greca che vuol dire scelta: ben vengano le crisi di coppia che ci spingono a decidere se continuare o meno un rapporto a due, ben vengano le crisi di coscienza che indirizzano i nostri passi verso la felicità. Perchè ogni crisi economica è sempre di nuovo una crisi di valori e di identità, frutto dell’ irresponsabilità di pochi e di gravi miopie precedenti. Ma soprattutto può e dovrebbe diventare occasione di rinnovamento culturale e morale. Ancora una volta è un popolo affamato nel Mediterraneo ad insegnarci l’eroismo della resistenza.

Non saprei dire se l’opinione dei greci sugli americani sia ben espressa dal quel divertentissimo film che è Il mio grosso grasso matrimonio greco. Io continuo a chiedermi chissà come voterebbe Platone o cosa avrebbe proposto Pericle, anche se a me sembra sentir riecheggiare una sola voce fra tutte le raccomandazioni ed esortazioni possibili. E’ la voce inconfondibile di Alekos Panagoulis, a cui finalmente si ricongiunge il coro del suo amato popolo:

Se per vivere, o Libertà

chiedi come cibo la nostra carne

e per bere

vuoi il nostro sangue e le nostre lacrime,

te li daremo

Devi vivere.

Matilde Labriola

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