STORIE DI SPORT – LA LEGGENDARIA SFIDA PROST VS SENNA, IL GP DI SUZUKA.

La sfida tra Senna e Prost
 
Poche sconfitte bruciano più di una vittoria mancata, specialmente quando a mancare è il sigillo ufficiale a un’impresa. E sul fatto che quella lontana domenica del 1989 la vittoria di Ayrton Senna sulla pista di Suzuka fosse un’impresa non rimane alcun dubbio: fu lui il primo a tagliare il traguardo, grazie all’avvincente sorpasso alla Benetton di Alessandro Nannini che fino a poco prima aveva mantenuto qualche secondo di vantaggio sulla sua McLaren.

Ma la Formula Uno ha poche e ben precise regole cui i piloti devono attenersi: la chicane non può essere evitata con un attraversamento all’esterno del tracciato, se due vetture si affiancano l’una deve cedere all’altra la sua posizione. Una regola conosciuta, ma difficile da applicare, soprattutto se i due veicoli in competizione sono i protagonisti dello scontro più acceso del Mondiale. Su quella curva, a sei giri dalla fine della gara, sono le McLaren di Senna e di Alain Prost ad affiancarsi: Prost si preoccupa di mantenere il suo vantaggio, mentre Senna intende sfruttare l’occasione per anticipare l’avversario sul traguardo. È il momento più critico di una rivalità tra le più avvincenti, consumata all’interno della stessa scuderia.

Storia di una rivalità

Ayrton era approdato in McLaren nel 1988 dopo un fortunato inizio di carriera prima alla Toleman, poi alla Lotus. Per lui si trattava di un cambiamento decisivo: il passaggio in un grande team, al fianco di uno dei campioni più in vista del tempo, per l’appunto Alain Prost. Aveva già dato prova della sua stoffa al suo primo anno in Formula Uno, in una stupefacente corsa sul bagnato sul circuito di Montecarlo: sebbene la gara fosse stata sospesa per le cattive condizioni metereologiche, in pista il tempo inclemente non aveva arrestato Senna, giunto quasi al sorpasso della McLaren di Prost. Da allora, era divenuto il Mago della pioggia.

iIl brasiliano era giovane ma del tutto consapevole delle proprie possibilità. Da parte sua Prost, in McLaren dal 1984, non era particolarmente preoccupato dall’ardore del novellino: «Fin dall’inizio mi era sembrato uno forte» sostiene Alain ricordando Senna «ma con la riserva che spesso un giovane pilota che fa bene, poi risulta mediocre quando viene assunto da un top-team». Le previsioni di Prost vengono del tutto smentite dal rampante Ayrton che, nell’arco di poco tempo, riesce a rompere gli equilibri in squadra conquistando la simpatia e l’appoggio dell’intera scuderia. Per Alain diventa difficile assistere alla scalata della giovane leva a suo discapito; soprattutto, il francese inizia ad essere infastidito dalle maggiori attenzioni che Ron Dennis, boss della McLaren, riserva al compagno di team.

 Alan Prost e Ayrton Senna

Ad infervorare ancora di più Alain è lo stretto rapporto instauratosi tra Senna e gli ingegneri della Honda, dovuto al fatto che, durante gli anni alla Lotus, Ayrton aveva già utilizzato i motori della scuderia giapponese. In un certo senso, Senna e la Honda erano giunti in McLaren insieme. La simpatia degli ingegneri giapponesi per il pilota brasiliano risulta insostenibile per Prost, che ritiene quella complicità uno svantaggio per sé e per le prestazioni della sua vettura. «Gli ingegneri che lavoravano sui motori erano più favorevoli ad Ayrton perché lui era il samurai”afferma oggi il francese «mentre io ero visto quasi come un computer».

Metodico e preciso, Alain conosceva la meccanica dei veicoli a tal punto che gli venne affibbiato il soprannome di Professore per il suo approccio tattico alle competizioni. Molto diverso era invece Senna, per il quale gareggiare sembrava una specie di impulso e le cui prestazioni assumevano le sembianze di una spericolata corsa verso la vittoria. Le doti di Ayrton nel mantenere il controllo del veicolo sul bagnato furono sempre ineguagliabili per Prost che, attento calcolatore, non contemplava il rischio fra le sue possibilità. Uno stile competitivo che a volte fu anche un deficit: non quella domenica sulla chicane di Suzuka.

In Giappone, l’anno precedente, c’era già stata la prima resa dei conti tra i due: con una gara impeccabile, Senna aveva vinto il suo primo titolo iridato. Il GP del 1989 avrebbe dovuto consacrare la sua carriera. O quella di Prost. Erano i migliori, ma non potevano esserlo insieme: l’ascesa di uno comportava il declino dell’altro.

L’episodio incriminato

Probabilmente il tentativo di Senna sarebbe riuscito senza complicazioni se Prost non gli avesse impedito di farsi largo, ma Alain non cedette ad indugi e, pur prevedendo la mossa escogitata dal rivale, lo chiuse provocando l’inevitabile collisione. Del resto, Prost, già indispettito dalla rottura dell’accordo di non superarsi durante il primo giro di gara da parte di Ayrton al GP di San Marino, lo aveva detto prima della partenza: «Quest’anno ho alzato il piede molte volte per evitare di toccarmi con lui, ma questa volta non gli lascerò spazio».

In quel frangente Ayrton peccò di troppa foga: malgrado la sua vettura fosse danneggiata scelse di proseguire e, per farlo, chiese di essere spinto da due commissari di gara. Quello fu il suo primo errore, seguito poi dal taglio dellachicane provocato dalla sua seconda partenza: in pochi secondi violò ben due norme del regolamento.

Alain si mostrò invece più cauto; forse perché conscio di aver tratto l’avversario in un tranello efficace, dopo l’incidente scese dalla vettura terminando così la corsa. Intanto Senna continuava la gara con il pensiero fisso all’ambita vittoria.

i commissari di gara accorrono sul luogo dell'incidente

Superato lo slalom fra i pannelli di polistirolo si avviava verso il 47° giro sempre con l’intento di raggiungere Nannini che ancora contava su un discreto vantaggio. La sosta ai box per sostituire l’alettone anteriore piegato nello scontro con Prost non gli impedì di mantenere una velocità sostenuta e negli ultimi giri sorpassò la Benetton giungendo primo al traguardo.

Ma la prospettiva di vedere Senna sul podio si dissolse subito, non appena la Direzione di gara annunciò la sua squalifica, per non aver rispettato il regolamento. Il primo posto venne quindi assegnato ad Alessandro Nannini, che aveva compiuto i 53 giri di circuito del tutto ignaro delle complicate e turbolente manovre che avvenivano alle sue spalle.

Con la squalifica si frantumarono le speranze di Senna per il titolo mondiale: il premio verrà infatti conquistato per la terza volta da Alain Prost. Assistere al trionfo del rivale e alla propria umiliazione sarà una prova ancora più dura per Ayrton e per il suo inossidabile orgoglio. Una lieve consolazione gli venne data dal profondo sostegno della McLaren, scuderia di entrambi i piloti, amareggiata quanto lui per l’accaduto. E se questo non bastò a confortare Senna, di certo fu sufficiente per accrescere il risentimento di Prost verso Ron Dennis. L’anno dopo il pilota correrà sullo stesso circuito del discusso misfatto a bordo di una Ferrari per una nuova sfida con l’asso brasiliano.

I fuochi accesi quella domenica del 1989 non si sono ancora spenti, gli strascichi di quell’incidente sembrano destinati a durare. La McLaren di Ayrton è schierata accanto alla Ferrari di Prost: entrambe partono dal lato destro della griglia, quello meno gommato. Al via il francese è in vantaggio, a soli 300 metri deve affrontare la prima curva verso destra, ma arrivati a quel punto la gara può dirsi conclusa. Senna sperona all’interno la Ferrari, determinando l’uscita di pista di entrambi i veicoli e quindi la loro squalifica.

Il mondiale quell’anno lo vinse lui, che commentò così l’impresa:

«A volte le gare finiscono subito dopo il via e a volte a sei giri dalla fine…».

ANDREA PAONE

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