Il “dark tourism”: un fenomeno sempre più in crescita

A chi piacerebbe passare vacanze in quei paesi governati dai regimi o dove domina la tristezza e la sofferenza? A nessuno, eppure esiste una minoranza di persone, sempre più cospicua, attratta da questi luoghi

Fin dall’antichità morti e disgrazie hanno esercitato un grande fascino sulle persone, basta pensare ai combattimenti dei gladiatori o alle esecuzioni in piazza. Negli ultimi anni pero è aumentato notevolmente il numero delle persone che desiderano vedere i luoghi delle sciagure, dando luogo a quello che oggi chiamiamo “dark tourism”, una forma di turismo nei luoghi dove si sono verificate catastrofi, guerre, scontri ed eventi sanguinosi. E’ un fenomeno sempre più in voga, tanto che sono nate numerose piattaforme specializzate che forniscono pacchetti speciali per questo tipo di viaggi. Tra le agenzie più famose c’è la “Political Tours”, che organizza visite in Israele, Palestina, Cina, Ucraina e Corea del Nord. Importante è poi l’Hurricane Katrina Tours proposto dall’agenzia “Gray Line”, dove si visitano le zone più colpite dall’uragano.

Una delle mete più visitate è la ex Jugoslavia, in particolare il “War tunnel” di Sarajevo, un sottopassaggio scavato dai Bosniaci per far passare armi e cibo durante la guerra coi serbi. Tra i posti più visitati ci sono anche i campi di sterminio nazisti e i luoghi di morte come Ground Zero e la Prigione di Alcatraz, che ogni anno accolgono migliaia di persone. Come testimonia il giornalista greco Kosta Kallergis, da quando è stata colpita dalla crisi, la Grecia è diventata con il tempo una delle destinazioni preferite dai “dark tourist”. Molte agenzie infatti offrono un percorso che parte da piazza Syntagma e arriva fino ad un bar dove si discute con persone rovinate dalla crisi. “Mi è sembrato che Atene diventasse uno spettacolo simile a Chernobyl, con gente che si diverte a scattare foto in quel che resta del disastro”, ha commentato sul suo blog Kallergis. Il “dark tourism” è un fenomeno che si verifica non solo nei paesi stranieri, ma anche in Italia: basta pensare ai selfie scattati dai turisti sullo sfondo della Costa Concordia affondata al Giglio, oppure ai pellegrinaggi davanti alla casa di Sarah Scazzi ad Avetrano o a Cogne dove fu ucciso Samuele.

Il “dark tourism” è un fenomeno che si colloca tra approfondimento e safari, con la voglia di andare oltre le notizie che forniscono i giornali, per cercare qualche dettaglio nascosto. C’è che si reca in quei luoghi per semplice curiosità e chi lo fa per cercare di rivivere quella determinata tragedia e commuoversi per il dolore degli altri, più perché si sente in dovere di farlo che per dispiacere vero e proprio. Insomma, visitare i luoghi delle sciagure è ormai una moda, in un’epoca in cui condividere sui social questo tipo di esperienze è diventato “cool”. Per fortuna questo macabro turismo dell’orrore è un fenomeno ancora poco organizzato, ma che bisognerà tenere sott’occhio soprattutto negli anni avvenire.

Articolo di Andrea Celesti

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Un pensiero su “Il “dark tourism”: un fenomeno sempre più in crescita

  1. Certo che se i media mainstream si limitassero a fornire le notizie senza caricarle di sfumature emozionali (spesso inesistenti) le persone sarebbero meno attrate da certi luoghi che non hanno nulla da raccontare senza la sovraesposizione di cui sopra.

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