STORIE DI SPORT – NELSON PIQUET, UN EROE MODERNO.

Ai suoi tempi la Formula 1 era quella degli eroi. Ma non necessariamente gli eroi senza macchia e senza peccato; per intenderci, quelli alla John Wayne nei film western o nelle pellicole di cappa e spada dove il cavaliere è perfetto come un orologio svizzero perfezionato da un tedesco.

Nel mondo delle macchine i campioni erano personaggi stravaganti, mattacchioni e fulminati dalla voglia di vivere oltre il limite consentito, dentro e fuori le piste. Era la Formula 1 degli eroi. Il brasiliano Nelson Piquet era così, si comportava da eroe: aveva un talento straordinario che gli consentì di vincere Gran Premi e titoli mondiali, di rivaleggiare con nomi leggendari, di poter scrivere, di fatto, la storia di questo sport. Ma era un eroe anche per gli scherzi, e le vittime preferite erano persino i colleghi piloti.

Una volta, prima di una gara fece, finta di sentire interessato una domanda lunghissima di un giornalista. Dopo cinque minuti di interminabili parole, si tolse i tappi dalle orecchie (che nessuno aveva visto) e, facendo l’occhiolino alla telecamera, dichiarò:

«Non ho capito la domanda. Potete ripetere?».

la rissa con Salazar

Cambiava mogli e fidanzate con disinvoltura, tutte bellissime e affascinanti: Piquet era capace di rimorchiare perfino durante le prove di un GP, mentre gli altri piloti erano concentrati solo sulla gara. E non aveva bisogno di mazzi di rose, proprio no; gli bastava essere se stesso, Nelson Piquet Souto Maior.

Forse la sua unica azione violenta arrivò nel 1982, durante la gara in Germania. Il brasiliano prese a pugni il semisconosciuto pilota cileno Eliseo Salazar che, invece di sdoppiarsi, provocò una gigantesca frittata: collisione proprio con il brasiliano e doppio ritiro. La scazzottata di Nelson fu epica ma a tratti imbarazzante, col povero Salazar incapace di abbozzare una reazione.

Dai go-kart alla F1

Sangue caldo e temperamento forte, Nelson Piquet nacque a Rio de Janeiro il 17 agosto del 1952. Il suo primo amore sportivo fu il tennis e per molti, da ragazzino, fu considerato un autentico talento della racchetta.

La scintilla per la velocità arrivò, improvvisa ma fulminea, con i go-kart che, gradualmente, si trasformò in passione, lavoro e unica ragione di vita. Il debutto in Formula 1 si concretizzò nel 1978, nel Gran Premio di Germania, al volante di una Ensign Ford. Grazie alla spregiudicatezza e alla stoffa del predestinato stupì subito gli addetti ai lavori: sorpassi, accelerazioni e una profonda autostima lo collocarono, nel 1979, a bordo di una Brabham-Alfa Romeo. Al suo fianco, un esterrefatto Niki Lauda, il campionissimo che restò stregato dal brasiliano e che, come lo stesso Piquet ha dichiarato più volte, fu un grande maestro sia sotto il profilo tecnico che umano.

Piquet su Brabham

Nelson conquistò tifosi e stampa nel giro di pochi mesi. Nel 1980 arrivò la consacrazione assoluta. Prima splendida vittoria in carriera nel GP degli Stati Uniti. Seguirono, nello stesso anno, i trionfi in Olanda e in Italia che gli consentirono di competere fino in fondo per il titolo mondiale. Alla fine, con 54 punti, Piquet si piazzò secondo nella classifica piloti, staccato di soli 13 lunghezze dall’australiano Alan Jones.
Nelson aveva uno stile di guida aggressivo ma al tempo stesso intelligente e versatile. Amava il rischio e attaccava con impeto quando c’era l’occasione propizia, come un lupo che azzanna un cerbiatto indifeso. Contemporaneamente, usava il cervello quando c’era da ragionare, e in questo ricordava il suo totem Lauda.

Campione del mondo

Nel 1981 la sua classe fu premiata dal primo titolo mondiale, al termine di un duello serratissimo con l’argentino Carlos Reutemann su Williams.

Piquet, sempre su Brabham, iniziò bene la stagione con due successi (Argentina e San Marino) e un podio nelle prime quattro gare. Al giro di boa del campionato, però, una crisi tecnica e qualche incidente lo costrinsero a tre ritiri consecutivi.

Il sorpasso in classifica di Reutemann e del sempre tignoso Jones sembrava dover rimandare il sogno iridato. Ma il campione uscì alla distanza: Nelson, infatti, vinse in Germania e salì sul podio in Austria e in Olanda, riaprendo i giochi.

Le ultime gare furono al cardiopalma. Piquet fu lucidissimo nel gestire e marcare i rivali, piazzandosi al quinto posto in Canada e a Las Vegas e con gli occhi sempre incollati allo specchietto retrovisore a controllare Reutemann. Dopo l’ultima bandiera a scacchi, la classifica fece impazzire tutto il Brasile: Piquet 50 punti, Reutemann 49. Il nuovo campione festeggiò a Rio per settimane intere: la gloria, le donne, le bollicine e le notti erano sempre più giovani.

Piquet in dolce compagnia

Il primo matrimonio di Nelson, quello con Maria Clara Vassallo, era ormai al capolinea. Piquet divenne internazionale anche col gentil sesso, visto che ebbe compagne italiane, americane, svedesi e olandesi.

Nell’ultimo caso, la vicenda amorosa con Sylvia Tamsma fu particolarmente intensa: arrivarono due bimbe, Kelly e Julia, e un figlio d’arte, quel Nelson Angelo Piquet che però non avrà la stessa stoffa del padre. Intanto il mondo dei motori continuava a dipingere storie fantastiche e allucinanti tragedie, proprio come la vita di ogni uomo.

Il 1982 fu l’anno della morte di Gilles Villeneuve, di una raffica di polemiche su vetture irregolari e susseguenti scioperi, nonché della vittoria mondiale di Keke Rosberg. Curiosamente il finlandese vinse un solo Gran Premio (quello disputato in Svizzera), così come Piquet, che si aggiudicò la gara in Canada. Fu l’unica gioia per il carioca, che chiuse solo undicesimo in classifica generale.

Nel 1983 si riprese alla grande, e con gli interessi. Nelson vinse il suo secondo titolo mondiale, dimostrando classe e un temperamento straordinario grazie ad una rimonta su tre assi francesi: Alain Prost, René Arnoux e Patrick Tambay. Strepitoso il suo finale, con gli epici successi in Italia e nel GP d’Europa: nell’atto conclusivo, in Sudafrica, era ancora in testa e avrebbe certamente tagliato per primo il traguardo ma, con Prost ritirato, si accontentò del terzo posto, cedendo la vittoria al compagno Patrese.

Piquet era nuovamente campione del mondo, e per la prima volta a vincere era una vettura a motore turbo. Il suo rapporto con la Brabham si chiuse nel 1986, anno in cui Nelson firmò per la Williams e si ritrovò come compagno il leone Nigel Mansell!

Una pioggia di campionissimi si riversò nelle piste di tutto il pianeta, qualcosa di mai visto prima. Basti pensare che al quarto posto finale si piazzò il giovane rampante Ayrton Senna, un talento che Nelson fiutò quasi subito, con il più geniale dei presentimenti. Piquet vinse ben quattro gare, e non bastarono 69 punti in classifica: stavolta al fotofinishebbe la meglio Prost (72 punti) che beffò Mansell (70) e lo stesso brasiliano.

Tricampeón!

L’appuntamento per il terzo trionfo iridato era solo rimandato di un anno; nel 1987 Piquet sbaragliò la concorrenza andando sul podio undici volte, comprese le tre vittorie in Germania, Ungheria e Italia. Il compagno di scuderia Mansell si classificò secondo, staccato di 15 punti, mentre Senna chiuse terzo.

Piquet su Benetton

Piquet entrò nella storia anche per essere stato il primo brasiliano Tricampeón. Nonostante l’avanzare dell’età Nelson non perse mai il brivido e la passione per le corse, e negli ultimi quattro anni di carriera sfoderò altri guizzi prodigiosi. Nel biennio con la Lotus e, soprattutto, in quello con la Benetton il suo grado di professionalità restò intatto. Ancora qualche duello serrato, le gioie per i sorpassi e le delusioni per i ritiri.

Con la Benetton vinse tre gare, nonostante una vettura non trascendentale, e nel 1991 si ritrovò come compagno in diverse gare un ragazzino velocissimo come Michael Schumacher. Il tedesco riscriverà tutti i record della Formula 1 e, per Nelson, la sua sola presenza significò la chiusura di un cerchio fantastico.

Piquet appese il casco al chiodo alla fine della stagione, per lui ventitré Gp vinti, ventiquattro pole position e sessanta podi. Le ultime sfide in famiglia fra Nelson e Schumi in cui non di rado il vecchio carioca bastonava in qualifica e in gara il baby teutonico – furono un bel modo per dire addio alle corse.

Piquet ha corso, vinto e perso con generazioni di fenomeni del volante. Come se nello stesso film recitassero insieme dodici-tredici premi Oscar, una libidine per palati fini!

Erano i tempi d’oro della Formula 1. Erano i tempi d’oro di Nelson Piquet!

Un eroe moderno.

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