SCONFITTE STORICHE: JUGOSLAVIA-ZAIRE 9-0. CRONACA DI UN TRACOLLO AFRICANO

Gelsenkirchen, 18 Giugno 1974: questa data rimarrà per sempre scolpita nella storia del calcio africano, e non solo, come una delle sconfitte più umilianti nella storia dei Mondiali. Il 9-0 inflitto dalla Jugoslavia al malcapitato Zaire verrà infatti ricordato ancora per molto tempo. 

Già, proprio un tracollo. Quella vissuta dalla nazionale zairese al Mondiale del 1974 fu proprio una giornata disastrosa, sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco. Una disfatta senza precedenti fino a quel momento nella storia della manifestazione iridata, aggravata ulteriormente da alcune vicende extra-calcistiche che definire spiacevoli è un eufemismo. La compagine africana si dimostrò chiaramente impreparata a disputare una rassegna di quella portata, pur essendo comunque la migliore squadra del proprio continente. Considerarla quindi una squadra scarsa in assoluto sarebbe sbagliato, ma allo stesso tempo non poteva essere definita all’altezza delle altre nazionali che disputavano il torneo mondiale.

Arriva dunque il giorno della partita. Nella seconda giornata del gruppo 2 si affrontano Jugoslavia e Zaire. La differenza tra le due squadre appare fin da subito netta, ovviamente in favore degli slavi che già al nono minuto passano in vantaggio grazie ad un perfetto assist di Dzaijc per l’accorrente Baijevic che insacca di testa per l’1-0. Nei successivi 10 minuti la compagine africana incassa le reti di Dzaijc e Surjak che valgono il 3-0 per la Jugoslavia. E’ il crollo. Dopo appena 18 minuti dall’inizio della contesa lo Zaire è già sotto di tre reti e si avverte già la sensazione che il passivo potrebbe diventare ancora più pesante, ed infatti così sarà. Nel frattempo il tecnico slavo Blagoje Vidinic ricorre al cambio di un disastroso e provato Kazadi. Proprio questa sostituzione può essere definita il simbolo di quello Zaire. Gli fa posto la riserva Tubilandu ma le cose non miglioreranno affatto, anzi. Poco dopo il suo ingresso incassa la quarta rete della Jugoslavia ad opera di Katalinski. A rendere ancora più pesante la situazione ci si mette, come se non bastasse, l’espulsione al 22esimo minuto di Mulamba reo, secondo l’arbitro, di avergli assestato un calcio nel parapiglia generale. Decisione sbagliata che condizionerà ulteriormente il match, in quanto l’intervento scomposto era opera del difensore Mwepu. Da quel momento è un dominio slavo sotto tutti i punti di vista tant’è che allo scoccare del 45esimo il risultato è già di 6-0. Si, proprio così, punteggio tennistico che non lascia scampo agli africani, costretti nella ripresa quantomeno a tentare di salvare la faccia. Ma neanche questo avviene, nonostante il rallentamento degli avversari. Neppure l’ingresso di Maku in luogo di Kakoko da i suoi frutti. Troppo deboli i mezzi a disposizione dello Zaire per provare a contrastare il dominio della squadra balcanica che, una volta rialzato il ritmo, mette a segno altri 3 gol con Oblak, Petkovic  e di uno scatenato Bajevic, autore di una tripletta. Il risultato finale è Jugoslavia 9 Zaire 0, a testimonianza di una differenza abissale tra le due compagini.

Partita a senso unico dunque, dominata in lungo e in largo da una sola squadra. Dall’altra parte si è vissuto un crollo, non solo calcistico e sportivo ma anche umano. Purtroppo spesso in queste occasioni si va oltre il lato calcistico. La situazione della nazionale zairese degenerò del tutto dopo quella partita tanto che si arrivò persino a delle presunte minacce da parte del leader politico Sese Mobutu. Brutta storia quindi che ha segnato in modo irreparbile la carriera e la vita di 22 giocatori. Ancora oggi non si riesce a capire come una partita, seppur disastrosa, abbia potuto avere certe conseguenze perché, in una società civile, certi episodi extracalcistici non dovrebbero avvenire.

Articolo di Matteo Perrini

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