1° MAGGIO, LA FESTA DEL LAVORO (CHE NON C’E’)!

Non è con nuove leggi che si creano nuovi posti di lavoro, ma il vero motore dell’occupazione è la crescita economica, la ripresa dei consumi e degli investimenti. Così recitano unanimemente le dichiarazioni rese dai più importanti centri di ricerca economici nazionali in vista del Primo maggio e delle celebrazioni e del lavoro che non c’è, ricordando tutti all’unisono che la Festa del Primo Maggio non deve essere solo l’occasione di una affabulante retorica sull’importanza del lavoro e sui diritti dei lavoratori, ma una solenne, corale opportunità per riflettere sulle azioni indispensabili per rilanciare l’economia.

Come infatti fotografa inesorabilmente l’Istat, sono oltre 3 milioni i disoccupati (pari al 12,7 per cento) e 22,3 milioni gli occupati (55,2 per cento) in Italia. Con tassi di disoccupazione giovanile ben al di sopra del 42 per cento e tra i più elevati in Europa dopo i record negativi di Grecia e Spagna. Purtroppo, è ancora questa la situazione del mercato del lavoro oggi. Una condizione che, peraltro, non sembra neppure destinata a migliorare troppo presto, alla luce anche delle scarse prospettive (sebbene timidamente configuratesi in questo primo scorcio del 2015) di una significativa e vigorosa ripresa dell’economia a breve. Nel frattempo, tuttavia, come era d’obbligo fare, negli ultimi anni, per combattere la progressiva disoccupazione, tutti i governi che si sono succeduti hanno tentato di incidere sull’andamento del mercato del lavoro attraverso reiterati interventi legislativi.

Ma il lavoro, come detto, non si crea per legge. Non tutte le misure normative all’uopo predisposte, però hanno, a ben vedere, avuto finora lo stesso effetto. In particolare (e malgrado tutto), secondo numerosi commentatori, sono stati il Pacchetto Treu, grazie principalmente all’introduzione della fornitura di lavoro temporaneo, e la Riforma Biagi ad avere inciso più risolutamente sugli indicatori del mercato del lavoro, determinando soprattutto una risalita dei bassi tassi di occupazione che si registravano in Italia, oltre a un incremento del tasso di attività, anche grazie all’emersione del lavoro irregolare. Ciò non di meno, i giovani (15-24 anni), però, hanno visto costantemente deteriorarsi le loro chance occupazionali, con tassi di disoccupazione in forte ascesa e tassi di occupazione in crescente calo, notevolmente aggravati tra l’altro dal protrarsi della crisi.

Sempre secondo autorevoli economisti, inoltre, non sono state in ogni caso le nuove riforme del lavoro a contribuire a contenere l’avanzata della disoccupazione, evitando scenari ben peggiori come quello della Grecia o della Spagna, bensì, piuttosto, lo strumento “datato” della cassa integrazione guadagni, che è riuscito a mantenere i lavoratori occupati tutelando, per quanto era possibile, il loro reddito. Premesso che, le successive riforme messe in atto per cercare di contrastare le ricadute sfavorevoli della crisi sull’occupazione, tra le quali la riforma Fornero, non hanno portato i frutti sperati, oltre a incontrare nuovi ostacoli nell’implementazione. Come nel caso del nuovo apprendistato, ancora imprigionato dagli ostacoli burocratici e che di fatto non è mai decollato.

Ciò vale pure per l’ultimo strumento messo in campo (il cd contratto a tutele crescenti) sul quale bisognerà andare cauti di fronte al trionfalismo finora dimostrato dal governo Renzi è il piano ‘Garanzia Giovani’, che è stato lanciato proprio il Primo Maggio dell’anno scorso, e che aspira ad offrire una possibilità di formazione o impiego ai giovani senza lavoro. In pratica, come si deduce agevolmente dalla lettura di una recente, interessante, accurata analisi di Adapt emblematicamente intitolata “Garanzia Giovani: il coraggio che manca”, persiste anche in questo il rischio di replicare schemi costosi e inefficaci già visti più volte in passato. Per ‘Garanzia Giovani’, difatti, sarebbero stati spesi centinaia di milioni di euro soltanto per attuare il portale, che, però, di fatto, risulta inutile fino a che le Regioni tutte non predisporranno le procedure necessarie ad attivare i canali per trovare il lavoro. In sostanza, in assenza dei piani regionali, il portale di lavoro non è altro che una scatola vuota che non dà diritto ad alcun tipo di servizio.

TUTTI GLI EVENTI DEL 1° MAGGIO 2015 

SCALETTA CONCERTO 1° MAGGIO 2015 ROMA

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...