Il raggio della morte: un progetto mai realizzato

Sono tante le leggende urbane sulle presunte armi segrete sviluppate dalle forze dell’Asse e una delle più importanti è quella riguardante il raggio della morte. Durante gli anni trenta, l’Italia e la Germania erano alla ricerca costante di armi che avrebbero potuto assicurare la vittoria in guerra, o comunque un notevole vantaggio sugli altri paesi. Una delle armi di cui si vociferava con più insistenza negli anni precedenti la seconda guerra mondiale era il raggio della morte, un progetto che consisteva nel trasferimento di più flussi di energia magnetica in grado di colpire da grande distanza truppe, carri armati e aerei. La cosa certa è che se una delle potenze dell’Asse avesse avuto quest’arma avrebbe avuto un grandissimo vantaggio sugli avversari. Non ci sono prove certe sull’esistenza di questo fantomatico raggio, ma solo lettere e dichiarazioni attendibili.

Molti scienziati di allora dichiararono di aver sviluppato il raggio della morte e tra questi c’era sicuramente Nikola Tesla. Documenti certi dimostrano come lo scienziato serbo si dedicò per molti anni al progetto di un’arma ad energia diretta, che avrebbe potuto mettere fine a tutte le guerre del mondo. Tesla sviluppò un congegno chiamato Teleforce, un trasmettitore capace di trasmettere energia elettrica in qualsiasi quantità e a qualunque distanza (una sorta di taser di maggiore potenza). Lo scienziato propose la sua invenzione a molte nazioni europee ma nessun governo si dimostrò interessato alla sua apparecchiatura e l’arma non pote mai essere realizzata.

Anche Guglielmo Marconi si vide attribuire l’invenzione del raggio della morte, senza pero che l’avesse mai citata nei suoi studi. Una delle ipotesi più accreditate è che lo scienziato italiano avrebbe progettato questa misteriosa arma negli anni 30′ in accordo con Benito Mussolini. Una testimonianza certa al riguardo è contenuta nel libro “Mussolini privato”, di Rachele Mussolini. Nella biografia, la moglie del Duce dichiarò di aver assistito ad una prova pratica del raggio sul tratto di strada Roma-Ostia, dove improvvisamente si spensero nello stesso momento i motori di tutte le auto(compresa la sua) e solo dopo mezz’ora si rimisero in moto. Altre testimonianze parlarono di esperimenti simili ad Acilia, in Toscana ed Emilia. La domanda che sorge spontanea è il perché l’Italia nel secondo conflitto mondiale non usò mai quell’arma ampiamente testata? Secondo alcune voci Guglielmo Marconi avrebbe realizzato il suo prototipo personale e successivamente distrutto i progetti, a seguito di un colloquio a Castel Gandolfo con il papa Pio XI. Notizie mai confermate ma neanche mai smentite dal governo italiano e questo non ha fatto altro che accrescere con gli anni i dubbi sull’intera vicenda. La cosa certa è che durante la seconda guerra mondiale nessun paese usò mai il raggio della morte. C’è da chiedersi se in futuro ci sarà qualche scienziato che avrà il coraggio di creare un’arma cosi distruttiva. Per adesso accontentiamoci del distruttivo super laser di Guerre Stellari e di tutti gli altri film di fantascienza.

Articolo di Andrea Celesti

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