70 ANNI DI ERIC CLAPTON!

Il grande chitarrista ha mostrato una via bianca al blues

Cercavo di suonare il blues rispettando fedelmente le regole. Ero davvero sicuro dei mei mezzi, non penso che ci fosse qualcuno bravo come me”. Parola di Eric Clapton, che così si è espresso al suo biografo ufficiale Ray Coleman riguardo ai suoi esordi negli anni Sessanta. Difficile dare torto a un chitarrista così tecnico e pulito, che nel corso degli anni è diventato anche un ottimo cantante. Dagli esordi negli Yardbirds(dove sono passati anche Jeff Beck e Jimmy Page) e nei Blues Breakers di John Mayall ai fasti con i Cream, passando per le brevi parentesi con i Blind Faith e con i Derek and the Dominos, senza dimenticare il grande rifiuto ai Beatles dell’amico/rivale in amore George Harrison, Eric Clapton ha segnato in modo indelebile cinquant’anni di storia del rock e del blues bianco. Oggi Slowhand compie 70 anni, festeggiando la ricorrenza con la pubblicazione del cofanetto antologico Forever man, contenente 51 brani che abbracciano la sua intera produzione. Vediamo insieme, cliccando le frecce laterali, i 5 album cult della sua straordinaria carriera.

John Mayall – Blues Breakers with Eric Clapton (1966)

Più che un semplice gruppo, i Blues Breakers sono stati una vera e propria università del blues, dove si sono laureati artisti del calibro di Eric Clapton, Peter Green, Mick Fleetwood, John McVie e Mick Taylor. Tutti nomi che devono molto al leader John Mayall, compositore dei brani e autore di memorabili assoli di armonica. Tra i numerosi album prodotti, resta imbattibile Blues Breakers with Eric Clapton, con il chitarrista che svetta in copertina mentre legge una copia del fumetto Beano. Slowhand trovò il sound giusto con una Les Paul Standard del 1960, un esemplare molto raro, perfetta per le sue escursioni tra blues e rock. Per la prima volta Clapton si cimentò anche come cantante, interpretando con rispetto calligrafico Rambling On My Mind del maestro Robert Johnson.

Cream – Disraeli gears (1967)

Basti pensare che Jimi Hendrix formò il suo leggendario power trio per ricalcare la strada intrapresa dai Creamper capire l’influenza che questo supergruppo, formato da Eric Clapton, Ginger Baker e Jack Bruce, ha avuto nell’evoluzione del rock a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Mentre il disco d’esordio Fresh Cream era composto essenzialmente da cover di vecchi pezzi blues riproposti in chiave elettrica, Disraeli gears è l’album con il quale i Cream hanno trovato il loro sound peculiare, dove il blues trova nuovi colori con robusti inserti di hard rock e di psichedelia. Sunshine of your love, Tales of Brave Ulysses, We’re going wrong, Outside Woman Blues e Take It Back sono tra i vertici assoluti della produzione del trio.

Slowhand (1977)

Slowhand è il quinto lavoro in studio da solista di Eric Clapton, realizzato nel 1977. Il suo album di maggior successo deve il titolo al soprannome di Clapton, Slowhand, ovvero mano lenta, per il suo modo unico di suonare la chitarra. Il disco, che si apre con i capolavori Cocaine e Wonderful tonight,  è stato inserito daRolling Stone alla posizione 325 nella lista dei 500 migliori album di sempre. Se volete comprare un solo cd di Eric Clapton, Slowhand è la migliore introduzione alla magia della sua musica.

461 Ocean Boulevard (1974)

L’album, che rappresenta la seconda prova in studio di Clapton,deve il suo titolo all’indirizzo della villa, messa a disposizione dal manager Robert Stigwood, in cui Clapton risiedeva durante le sessioni di registrazione. Non era un periodo facile per Slowhand, sia per la dipendenza sempre maggiore dall’eroina che per le sue relazioni complicate. Difficoltà che però non hanno pregiudicato la riuscita del disco, anzi. Noto soprattutto per la cover di I Shot The Sheriff di Bob Marley,uscita l’anno precedente, 461 Ocean Boulevard contiene brani eccellenti come Let it grow, Motherless children, Please be with me, I can’t hold out e Mainline Florida.

No reason to cry (1976)

Ciò che colpisce maggiormente di No reason to cry è la squadra messa insieme da Clapton per l’album: Ron Wood dei Rolling Stones, i tre The Band Rick Danko, Richard Manuel e Robbie Robertson e un certo Bob Dylan. Una all star del rock/blues/folk che, paradossalmente, ha prodotto lamancanza di un’identità forte del disco, con troppi galli nel pollaio da accontentare. In No reason to cry brillano di luce propria i gioielli Hello old friend, Double trouble e Country jail blues.

ANDREA PAONE

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