LO SBARCO SULLA LUNA: REALTA’ O PURA FINZIONE?

C’è un quesito che interessa molti appassionati di astronomia riguardo allo sbarco sulla luna verificatosi il 20 Giugno 1969: Realtà o pura finzione? Non è facile ad oggi avere una visione del tutto chiara sull’accaduto. Esistono varie teorie contrapposte tra loro che esprimono idee profondamente diverse sulla questione, tutte riconducibili all’ipotesi di “Complotto lunare”.

In cosa consiste esattamente questa teoria? Questa teoria consiste nell’appoggiare l’ipotesi cosiddetta complottista la quale considera tutte le missioni del programma “Apollo” non veritiere riguardo al reale approdo dell’uomo sulla luna. La teoria sostiene inoltre che la NASA avrebbe falsificato le prove degli allunaggi in accordo con il governo degli Stati Uniti. Secondo i complottisti infatti le immagini dell’allunaggio sarebbero state in realtà riprese in studio mediante l’utilizzo di effetti speciali volti a ricreare il tipico ambiente lunare. Risulta doveroso però aggiungere che la teoria in questione venne affrontata e resa nota ai media per la prima volta nel 1976 grazie ad un libro intitolato “We Never Went to the Moon”, tradotto “Non siamo mai andati sulla luna”, nato dalla collaborazione tra Bill Kaysing e Rendy Reid. I due studiosi affermavano che la tecnologia disponibile all’epoca delle missioni non sarebbe stata sufficientemente evoluta per poter mettere in pratica un allunaggio con astronauti.  Oltretutto essi sostenevano che il motivo del finto allunaggio messo in pratica dalla NASA sarebbe stato di tipo economico. Addirittura i due sostenitori della teoria indicavano Stanley Kubrick come regista del finto allunaggio.

Oltre alla teoria di Kaysing e Reid ne esistono diverse, sempre nell’orbita del complotto lunare. C’è chi sostiene ad esempio che la “corsa verso la luna” avesse motivazioni inerenti alla “Guerra Fredda”. L’Unione Sovietica riuscì infatti ad avere un iniziale vantaggio nei confronti degli Stati Uniti in quanto capace di mandare in orbita il primo satellite artificiale, denominato “Sputnik 1”, in grado di fotografare la superficie lunare. Ai sovietici spetta anche il merito di aver portato il primo uomo nello spazio, tale Jurij Gagarin. Per questi motivi, secondo i complottisti, gli americani avrebbero inscenato la missione lunare per potersi vantare del prezioso successo e del conseguente prestigio derivante da esso. Altri ancora formularono l’ipotesi secondo la quale la NASA avrebbe inscenato le missioni per distogliere l’opinione pubblica dalla guerra del Vietnam. La teoria del fotografo francese Philippe Lheureux, descritta nel suo libro intitolato “Lumières sur la Lune”, sostiene l’autenticità dello sbarco sulla superficie lunare negando tuttavia l’autenticità delle foto. Questo piano sarebbe stato attuato, sempre secondo la teoria in questione, per impedire agli altri stati di trarre beneficio di eventuali informazioni scientifiche deducibili dalle fotografie. Secondo l’ingegnere nucleare statunitense William L. Brian, autore del libro “Moongate”, le vere scoperte fatte dagli astronauti durante l’allunaggio sarebbero state tenute segrete. Doveroso aggiungere però che a conferma di queste teorie, nella maggior parte dei casi, non esistono prove sufficienti per poterle ritenere veritiere.

Oltre alla categoria dei “complottisti” esiste anche quella degli “obiettori”, ossia coloro che, attraverso studi e prove concrete, mettono in discussione le convinzioni degli studiosi citati nel paragrafo precedente. Diversi scienziati ed altri studiosi  di astronomia come James Longuski, docente della Purdue University, sostengono l’assoluta inesistenza di un complotto riguardante le missioni lunari. Secondo la loro tesi infatti un’eventuale complicità delle oltre 400mila persone impegnate nelle missioni lunari non è assolutamente da considerare verosimile in quanto il cosiddetto “complotto” sarebbe stato troppo complesso ed ampio da poter attuare. Risultarono d’accordo con l’analisi di Longuski anche il giornalista Beppe Severgnini ed il celeberrimo scrittore Umberto Eco che giudicavano anch’essi non verosimile un complotto di quella portata in quanto, secondo la loro opinione, oltre alla stessa NASA sarebbero dovute essere complici anche diverse ditte private aventi ruoli importanti nella progettazione dei mezzi atti alle missioni spaziali. Altri scienziati tirano in ballo addirittura le immagini riferite alle zone di allunaggio delle missioni Apollo 11, 14,15, 16 e 17. Le immagini in questione starebbero a dimostrare gli effettivi allunaggi verificatisi nel corso degli anni in quanto rendono visibili tracce di moduli ed apparecchiature lunari oltre a diverse impronte di un astronauta risalenti alla missione Apollo 14.

L’impressione generale riguardo l’intera vicenda è che sia stato fatto tanto rumore per quasi nulla. I sostenitori delle teorie complottiste non hanno quasi mai messo a disposizione prove concrete idonee a poter confermare le loro opinioni. Un altro dato che la dice lunga su questa vicenda è il sondaggio fatto nel 1999 da un’agenzia di sondaggi statunitense, nota come Gallup, secondo il quale soltanto il 6% dei cittadini avrebbe dubbi riguardo la questione dell’allunaggio. Verrebbe da chiedersi quale potrebbe essere stata, ai tempi delle prime teorie complottiste, l’opinione di Aldrin, Armstrong e Collins su tutta la vicenda. Sicuramente il pensiero comune è quello che i tre astronauti hanno saputo regalare all’umanità uno dei momenti più importanti della storia. Al di là di tutto probabilmente non si avrà mai una visione completamente chiara sull’accaduto, tanto meno un’opinione universale. Quel che è certo comunque è che questa vicenda sta interessando diverse generazioni e senza dubbio continuerà a farlo anche in futuro.

Articolo di Matteo Perrini

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