Uno Zio in tour: J-Ax dimostra “Il bello d’esser brutti” partendo da Roma

Ieri sera è andata in scena la prima data del tour “Il bello d’esser brutti” di J-AX all’Atlantico di Roma. Grinta, passione ed energia per il rapper milanese che ha potuto fare affidamento sul pubblico delle grandi occasioni! 

Dopo 3 anni di assenza, lo Zio più amato d’Italia è tornato alla ribalta portando in tour per tutta Italia il “disco dei record”, ovvero “Il bello d’esser brutti”, che ha registrato in appena 2 settimane la certificazione di disco di platino e ben 10 sold out per ora (7 date milanesi e le prime 3 date romane). Come data zero aveva scelto 9 giorni fa Trezzo sull’Adda e già lì si era consumato un successo, ma la vera paura era relativa a ieri sera, testimoniata proprio dalle parole dette sul palco tra un brano e l’altro: “Questa è la sera che ho più paura, alla data 0 ho perso la voce e mi sono chiesto cosa sarebbe successo oggi. Mi dicevo: non può essere che quest’anno sia andata così bene. Mi succederà qualcosa, tipo Fantozzi”. La scelta di parole semplici e sincere hanno scatenato cori e applausi da parte dei suoi “nipoti romani” , a testimonianza di un sostegno eterno, soprattutto nelle avversità. Il concerto non è stato solo scambio di parole al miele, anzi è stata proprio la musica a farla da padrone con ben 35 canzoni eseguite tra nuovi pezzi e vecchio repertorio fino ai 3 brani storici degli Articolo 31 (Domani smetto, Spirale ovale e Gente che spera). La riduzione dei brani “storici” a un numero così basso è l’immagine di un J-AX che vuole voltare pagina rimettendosi a “nuovo” senza però dimenticare le sue origini, ciò che lo ha fatto entrare nel mondo della musica. Inoltre sono stati rispolverati pezzi fortissimi come “Piccoli per sempre”, “Deca dance”, “Un’altra vita” e “Immorale” che hanno mandato in estasi il pubblico formato soprattutto da giovani. A loro è stata dedicata anche l’anteprima “educativa” del concerto, quando Dj Zak ha mixato le grandi canzoni che hanno fatto la storia del rock. Da annotare lo spazio riservato a The Voice of Italy di cui è giudice grazie all’esibizione in duetto con Emiliano Valverde sulle note di “Tutto o niente” con la scusa che “abita qui vicino” (Latina) e l’aiuto di Debby Lou e Giusy Scarpato come coriste. Il finale è stato emozionante sulle note di “Intro”, un brano autobiografico che presenta la vita del cantante milanese e che è in procinto di divenire anch’esso un manifesto delle nuove generazioni. Il clima di festa e di allegria denota ancora una volta l’abbattimento delle barriere tra Milano e Roma grazie ad una semplice ed umile figura musicale che riesce ad unire tante menti in un’unico corpo con la parola “nipote”.

Articolo di Luca Vincenzo Fortunato

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