Seconda stella a destra

Tutti ricorderemo Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere, reso famoso in tutto il mondo dal film Disney e scritto nel 1904 da James Barrie. Nella fiaba si parla delle avventure di questo ragazzo nell’isola che non c’è, insieme a Wendy e i suoi fratelli, ai bambini sperduti, ai pirati e a tutte le creature che vivono sull’isola. Ciò che viene sottolineato di Peter è proprio il carattere tremendamente infantile, giocherellone e di rifiuto totale verso la crescita.

Proprio questa fiaba ha ispirato la Sindrome di Peter Pan, una condizione patologica entrata nell’uso comune dal 1983 quando Dan Kiley scrisse The Peter Pan Syndrome: Men Who Have Never Grown Up; anche se questa patologia non è riconosciuta nel DSM, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Con questa sindrome si intende, sinteticamente, il disturbo di chi non vuole crescere e diventare adulto.

L’analista Ann Yeoman affrontò Peter Pan come un mito moderno del Puer Aeternus. Jung nella sua psicologia analitica dove gli archetipi rappresentano le strutture psichiche di base, pose tra essi l’archetipo del Puer aeternus. Questo è il dio della giovinezza, del rinnovamento, ma manifesta anche un atteggiamento distruttivo. Egli è perfetto e tutto esiste unicamente per lui, la solitudine e l’individualismo confermano la propria unicità, ma volendo essere tutto per la sua estrema flessibilità si ritrova con un’individualità non definita. Inoltre vi è l’incapacità di amare per fuggire dal dolore. Ma per evolversi il Puer deve entrare nella realtà, facendo crollare così la sua illusione e non essere più solo una mera idea di perfezione. Questo passaggio è ovviamente sofferto, ma per crescere il Puer deve abbandonare la sua visione e distaccarsi dai suoi ideali egocentrici.

“Per forza il Puer è debole sulla terra, egli non appartiene alla terra. Egli non è destinato a camminare, ma a volare” (J. Hillman)

Dunque il Puer deve essere presente in noi, il fanciullo interiore non deve essere schiacciato, per non cadere nell’archetipo opposto il Senex, ma deve calarsi nella realtà, se rimane ancorato alla sua visione, diverrà così un Peter Pan.

Oggi nella società moderna, si notano sempre più giovani di sesso maschile (e in minor percentuale di sesso femminile) che continuano a rimandare sempre più a lungo la loro indipendenza, e non solo di tipo economico ma anche emotivo. Sono quelli che comunemente vengono chiamati “mammoni”, un fenomeno molto forte in Italia. Oggi molti ragazzi si sentono vittime di una realtà in continuo conflitto di cui non si sentono parte, dunque fuggono da questa e si rifiutano di crescere. Un tratto comune è il carattere gioviale, curioso e brillante dell’eterno Peter Pan, ma gli aspetti negativi del suo carattere sono il completo rifiuto di responsabilità, l’evitare situazioni difficili e il narcisismo. I sintomi tipici di questa Sindrome si ritrovano nel Peter Pan adulto, dove vi è il rifiuto di costruire una famiglia diversa dal suo nucleo famigliare di origine, cioè non vorrà diventare genitore, rinnegando ogni responsabilità; e vivrà le proprie relazioni amorose nella ricerca di accudimento personale.

Dan Kiley, sempre nel suo libro, scrisse come questa sindrome potesse essere determinata da un trauma infantile. Questo potrebbe essere causato sia da madri troppo apprensive, le quali proteggono il bambino da qualsiasi ostacolo, come per trattenerlo ancora nel grembo materno, non essendo pronto alla vita; e questo provoca una regressione nel bambino, che non crescerà, ma continuerà a stazionare nella prima infanzia, e anche da adulto questo comportamento si adatterà a nuove persone, come può essere il partner, che diverrà il surrogato della madre. Sia per carenza affettiva da parte di genitori nella sua infanzia, e questo malessere interiore lo porterà a reagire da adulto in un regredire per la mancanza d’amore ricevuto.

Questa sindrome comporta molta sofferenza ma è possibile uscirne, desiderando seriamente un processo di crescita, affrontando il crollo delle sue illusioni ed imparando ad amare se stesso non come essere idealizzato ma come essere umano, con tutti i limiti e i dolori.

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