Specchio specchio delle mie brame… chi è la più bella del reame?

UN PO’ DI STORIA.

E’ lecito premettere che non esiste un canone di bellezza oggettivo: ogni epoca ha ritenuto soggettivamente determinati tratti come “belli”, in relazione alla cultura, la società e le usanze che la caratterizzavano.

Fin dalla preistoria abbiamo testimonianza di come gli antichi vedevano la donna. La Venere di Willendorf è un chiaro esempio dell’importanza attribuita alla fertilità, ovvero alla sua funzione materna: il volto è appena abbozzato, mentre il seno, i fianchi e il ventre (i tratti prettamente femminili), sono esageratamente evidenziati e rigonfi.

Nella Grecia classica l’arte ha come primo obiettivo l’equilibrio delle parti, il quale coinvolge non di meno il corpo umano e le sue proporzioni: il primo a definire le sue misure “ideali” fu lo scultore Policleto di Argo nel V secolo a.C. tramite un trattato, Il Canone, oggi perduto. La donna sfoggiava seni e fianchi arrotondati, basti pensare alla Venere di Milo, che incarna la “bellezza classica” in una cultura, va ricordato, uomo-centrica.

Il tempo scorre implacabile e la storia “rinasce” con il Rinascimento. Il canone di bellezza di nuovo si concentra sulla formosità, su un corpo giunonico, con pelle pallida e guance rosse, che identifica la donna come portatrice di gioia e prosperità e soprattutto rappresenta la ricchezza di un alto ceto sociale: l’aspetto fisico della donna è visto come riflesso dello status dell’uomo che ha accanto.

Nel Settecento la bellezza è incarnata dalla regina francese Maria Antonietta, in cui il seno e i fianchi pronunciati vengono messi in risalto da un “vitino di vespa”, simbolo di seduzione e femminilità: la circonferenza vita non doveva superare i 40 centimetri di diametro, per poter essere circondata dalle mani di un uomo. A tal fine vengono realizzati corsetti e busti in cui le donne quasi non respiravano! Lo stesso modello perdura anche nell’Ottocento, specie nell’Età Vittoriana, in cui è la regina inglese Vittoria ad essere simbolo dei canoni dell’epoca: donna materna e protettiva dal seno florido e i fianchi ampi.

Ma eccoci arrivare al Novecento, il secolo dei cambiamenti, che hanno coinvolto anche la “bellezza ideale” della donna: si passa dal corpo magro, quasi androgino e dal seno piatto dei “ruggenti anni ’20”, in cui per la prima volta i capelli possono essere corti come gli uomini e la pelle abbronzata non è più simbolo dell’appartenenza a un ceto sociale inferiore, ma di buona salute, al riaffermarsi della donna formosa nel periodo fascista, in cui la donna deve generare una nuova stirpe e promuovere la “razza”. Il modello della donna “maggiorata” è di nuovo presente nel Secondo Dopoguerra, ed è rappresentato dalle dive di Hollywood, come Marilyn Monroe, donna dalle curve “nei punti giusti” e la vita sottilissima. Negli anni ’60 è il corpo magro da “ragazzina” ad essere in auge, mentre negli anni ’80 trionfa il fisico atletico ma formoso.

E oggi? E’ stato stimato che nel secolo scorso la moda è cambiata ogni 10-15 anni e di nuovo, negli anni 2000 da un lato abbiamo la donna estremamente magra, quasi scheletrica, rappresentata dalle top model, dall’altro alla magrezza si aggiungono seno e glutei arrotondati fin troppo, laddove la chirurgia estetica soppianta la natura.

IL PESO DEI MEDIA E L’OSSESSIONE DELLA BELLEZZA.

Disturbi-alimentari-banner

Attualmente sono i mass media a determinare i modelli di bellezza femminile, creando veri e proprio stereotipi del corpo femminile. Dunque oggi essere bella, equivale ad essere magra, e sono i media ma anche la società a spingere le donne alla continua e ossessiva ricerca del corpo “perfetto”. In particolare il mondo della moda propone, grazie alle modelle, il principale ideale estetico per le ragazze. Sulle riviste, nelle pubblicità, su ogni mezzo di comunicazione appaiono questi corpi stereotipati, spesso fotoritoccati per conformarsi all’ideale di perfezione assoluto. Perseguire questo ideale fa solo incrementare il settore della bellezza, come centri estetici ed in particolare la chirurgia estetica. Oggi, infatti, la bellezza più che ricercata va costruita, anche perché i corpi femminili sono diversi fra loro per conformazione, dunque per voler aderire a tutti i costi ai canoni di bellezza proposti bisogna ricorrere ad interventi chirurgici, che riducono la donna ad una vera e propria bambola. Donne ormai serializzate, omologate tra loro.

Infatti questi modelli iniziano ad influenzare le donne fin da bambine, a partire dalla più famosa e diffusa bambola in commercio, la Barbie. E sono proprio le ragazze più giovani le più ossessionate dal modello di magrezza, poiché vengono continuamente bombardate mediaticamente da questi ideali. E soprattutto perché è proprio l’adolescenza, la fase di sviluppo, la più complessa e difficile per una ragazza, rappresenta il momento critico per lo sviluppo della propria immagine corporea. Vi sono dubbi, incertezze, ci si sente insicure, si vede il proprio corpo cambiare e trasformarsi e ciò è causa di forti stress. E questo stato di conflitto interiore è accentuato dai canoni di bellezza moderni che portano a diete estreme.

Il problema si amplifica quando questa ossessione diventa una vera e propria psicopatologia. Infatti la pressione sociale sempre maggiore nell’omologarsi ad un ideale estetico crea un rischio maggiore di sviluppare un disturbo alimentare, dove il concetto di “peso ideale” è il punto di riferimento. Si sviluppa un disturbo dismorfico corporeo, dove si ha un’idea delirante e ossessiva di un difetto estetico che in realtà non esiste. Ovviamente i disturbi più diffusi sono anoressia e bulimia, dove vi è una fobia del peso e un’immagine corporea distorta nel vedersi costantemente sovrappeso. La cosa più preoccupante sono i sempre più diffusi siti web pro-ana, che esaltano questi disturbi alimentare, dispensando consigli e metodi per non mangiare e dimagrire più velocemente. Fortunatamente sempre più campagne cercano di sensibilizzare la società su questo fenomeno dilagante.

COSA E’ STATO FATTO E COSA POSSIAMO FARE.

Legge-contro-lanoressia

Il dramma dell’espandersi dei disturbi alimentari c’è, è evidente, nessuno può dire di no. Nemmeno chi, se magicamente potesse far credere che queste malattie non esistano o non siano diffuse, si riempirebbe ben bene le tasche di denaro. Anzi, le tasche non gli basterebbero.

Sono molte le discussioni, soprattutto in ambito psicologico, se gli esseri umani siano per natura egoisti e cattivi o altruisti e generosi verso gli altri. Questo ancora non lo sappiamo, e forse non lo sapremo. Fatto sta che in molti, spinti da chissà che cosa (solo dal soldo?!), si soddisfano grazie al dolore altrui.

Per fortuna, c’è ancora chi la sua voce la fa sentire. C’è chi non sta bene nel vedere gli altri soffrire. E c’è chi non ha paura a mostrare la realtà delle cose. Grazie a queste persone qualcosa di utile è stato fatto.

Le tante critiche verso il mondo della moda hanno spinto i vari Paesi a prendere dei seri provvedimenti. Ed è così che in Israele l’1 gennaio 2013 è entrata in vigore una legge, a quanto pare la prima nel suo genere al mondo, che fissa per le modelle un indice di massa corporea (BMI) di almeno 18,5. Per poter lavorare – in sfilate di moda, o in posa davanti a un fotografo – le modelle devono procurarsi un certificato medico che confermi che nei tre mesi precedenti hanno mantenuto un BMI sano. La legge impone inoltre che interventi di Photoshop sulle loro immagini – volti a renderle più longilinee – siano indicati chiaramente con un simbolo convenuto. Altri Stati hanno poi seguito questo buon esempio.

Lo scorso anno in Italia è stata firmata una legge bipartisan contro la lotta ai disturbi alimentari: vista l’esistenza di siti internet che incitano sempre più ragazze a dimagrire (i più famosi: “pro-Ana” e “pro-Mia”), consigliando anche “tecniche” per ottenere migliori risultati (farmaci, vomito, digiuni), si è deciso di provvedere con pene fino a due anni di carcere e centomila euro di multa.

Per il momento, il numero delle persone affette da un disturbo alimentare è ancora molto alto. La speranza è che siano presi sempre più provvedimenti al fine di combatterli.

BASTA SILENZIO!

Adesso, cari lettori, vi chiederete perché proprio nel giorno della Festa della Donna abbiamo sentito il bisogno di parlarvi di questa attuale tragedia. Vi rispondiamo subito: il nostro è stato un inno a tutti voi, un invito a far sentire la vostra voce, perché con il silenzio nessuna ha mai aiutato nessuno. E qui c’è molto bisogno di aiuto.

Tutte le donne hanno diritto alla loro festa, a viverla con serenità. La loro festa non deve iniziare e concludersi l’8 marzo, ma deve continuare ogni giorno. E la vera festa ci sarà quando alla domanda “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del Reame?” potremmo rispondere: siamo noi, donne di tutto il mondo, ognuno con la sua bellezza, che sia essa nel fisico o nell’animo… siamo tutte le più belle del Reame.

Sara Cremonini, Margherita Martinelli, Alice Ridulfo.

 

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