IL GRANDE FRATELLO E’ SU DI NOI…

Attenzione, non è il titolo di una canzone. Nell’autunno del 1973 sotto la copertura delle rete di comunicazioni della Nato, i servizi segreti dello zio Sam, coadiuvati dal SID (Servizio Informazioni Difesa) tricolore, ultimarono l’allestimento di un sistema di controllo totale della rete telefonica di Roma.

La faccenda finì in Parlamento, con un nugolo di interrogazioni – che ieri come oggi – non ebbero mai risposta. Il cuore pulsante dell’impianto Nato per il controllo telefonico (consente ogni intercettazione o il blocco totale delle comunicazioni) è in viale Cristoforo Colombo al civico 153, nei locali della direzione centrale impianti e cavi del ministero delle Poste. Le sale riservate alla sezione del patto atlantico sono sorvegliate da uomini armati e godono dell’extraterritorialità come le ambasciate. A costruire l’impianto sono state due società: la Siette e la Spait-Lazio, controllate dalla ITT (International Telephone and Telegraph). La ITT all’epoca era una delle più potenti multinazionali del settore, e risultava coinvolta nel golpe dell’11 settembre 1973 contro il presidente Salvador Allende in Cile. In altri termini, è una delle società di copertura di cui serve la Cia per destabilizzare paesi democratici. L’ITT era in stretti rapporti con la Stet, la finanziaria del gruppo Iri per le telecomunicazioni. Allora, la principale società collegata con la Stet era la Sip, che gestiva i servizi telefonici. Per capire il grado di sudditanza dell’Italia e la mancanza di sovranità derivante dall’adesione al patto atlantico, basta ricordare che tra i vari obblighi che il belpaese assunse alcuni riguardavano direttamente i servizi segreti. Ecco come il giornalista Massimo Caprara li sintetizzò il 20 giugno 1974 in un articolo intitolato “I sette diavoli custodi”, pubblicato dal giornale Il Mondo:

«In base agli accordi Nato, il Sid è tenuto a passare e ricevere istruzioni da una centrale apposita della Cia che dipende direttamente dalla presidenza degli Stati uniti. Il nome in codice dell’ufficio ricetrasmittente negli USA è Brenno. In campo strettamente militare, i rapporti con gli USA fanno capo all’ONI, Ufficio Investigazioni navali; all’OSI, Ufficio investigazioni speciali aeronautica, ed alla DIA, Agenzia Informazioni Difesa, che dipende, appunto, dal ministero della Difesa, e che svolge compiti informativi globali anche in campo tecnico e scientifico. Analoghi collegamenti vengono mantenuti con organismi dei Paesi comunitari, particolarmente per il tramite della Divisione AARR».

Tanto per capire basta un solo esempio: durante il sequestro di Aldo Moro, gli alleati a stelle e strisce captarono tutte, ma proprio tutte – nessuna esclusa – le comunicazioni dei cosiddetti brigatisti telecomandati da Washington, e presero in mano la situazione decretando la morte di Moro. Anche i nostri apparati di sicurezza erano perfettamente informati, ma violarono ancora una volta i loro doveri costituzionali. Il governo italiano – ovvero Cossiga & Andreotti – era perfettamente a conoscenza del luogo di prigionia dello statista, segregato nel centro di Roma, addirittura nel quartiere ebraico. Medesimo copione per la strage di Ustica e Bologna nel 1980, dove il livello politico di responsabilità governativa italiana non è mai stato sfiorato dalla magistratura.

Comunque gli obblighi dei nostri servizi di sicurezza hanno un’ulteriore dipendenza nel campo dello spionaggio delle telecomunicazioni. Un ente nordamericano denominato NSA (National Security Agency) dal 1947 nel cosiddetto UKUSA si occupa esclusivamente di intercettazione e decodificazione di segnali. Il terminale italiano di questa struttura segreta era la base militare Usa a san Vito dei Normanni in Puglia, operativa fini al 2003. Una significativa conferma questa notizia giunse nel 1998 da un rapporto pubblico del Science and Technology Options Assessment (STOA) della direzione generale ricerca del Parlamento europeo, nel quale si rivelava che ogni telefonata, ogni fax, ogni messaggio di posta elettronica, criptato o meno, può essere intercettato dalle National Security Agency. Questa rete  denominata Echelon è gestita da 25 satelliti Intelsat utilizzati da tutte e aziende telefoniche del mondo. Nel 1987, grazie all’ammiraglio Fulvio Martini, a capo del Sismi, ma addestrato negli States, venne alla luce nello Stivale la rete RIS (Reparto Informazioni e Sicurezza), da non confondersi con i carabinieri. Nel 2003 ho sollecitato due parlamentari della Commissione Difesa – fornendo loro prove – in merito alle attività anomale di una branca particolare dei servizi segreti: il Reparto Informazioni e Sicurezza. La risposta ufficiale fu che non esiste questo sistema di Intelligence: firmata all’epoca dall’ammiraglio Paolo La Rosa. Ora, esercitando il doveroso diritto di cronaca, ho deciso di pubblicare qualche scatto, così tutti sapranno dove è ubicata e che consistenza ha questa struttura.documento echel

Esistono protocolli segreti annessi al Patto Atlantico che prevedono altre onerose incombenze per i nostri servizi di sicurezza. Italia a sovranità limitata? No, completatamente azzerata.

riferimenti:

Lannes G., Il grande fratello. Strategie del dominio, Modena, 2012

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=ris

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=moro

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=allende

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/09/italia-spionaggio-echelon-i-governi.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=cia

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=segreti+di+stato

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