SALVINI: “IO VOGLIO PARLARE DI CONTENUTI CON FORZA ITALIA!”

Matteo Salvini, il giorno dopo la manifestazione di Roma, risponde a chi da Forza Italia lo ha accusato di una svolta “alla Grillo”. “Sono felicissimo della manifestazione”, rimarca il leader del Carroccio. 

Salvini avverte Forza Italia  – “Io voglio parlare di contenuti. Al di là delle polemiche vorrei sapere se FI condivide o meno le proposte della Lega: se non le condividono, peggio per loro, perché i loro elettori sì”.

La replica di Toti – “Mi auguro che Salvini voglia dismettere la maschera da “Grillo di destra” e magari indossi una felpa color verde Lega, quella Lega con cui governiamo” in Veneto e Lombardia, “e che da domani ci si possa mettere di nuovo a discutere su come costruire l’alternativa al governo Renzi”. Questa la replica del consigliere politico di FI, Giovanni Toti, ai microfoni del Tg4. “Le urla che abbiamo sentito ieri non fanno altro che aiutare Renzi, fingendo di criticarlo non si fa altro che rafforzarlo”, aggiunge.

Anche Tosi ammonisce Salvini: senza alleati perdiamo – “Se tu pensi di battere Renzi dicendo “il centrosinistra e tutto il centro va con Renzi e noi facciamo la destra”, vuol dire farlo vincere. Se invece metti assieme Passera, Alfano, Berlusconi, Fitto, tutta la Lega, tutta l’area popolare e liberale che è ampia e oggi non è rappresentata da nessuno, l’elettorato classico del centrodestra italiano, allora puoi battere Renzi. Se crei uno schema che va dalla destra all’estrema destra regali il Paese a Renzi per 20 anni”. Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ai microfoni di Rainews24 avverte però Salvini sul rischio di rimanere ‘schiacciati’ a destra.

E sul nodo del Veneto, Tosi assicura: “Mai messa in discussione la candidatura di Zaia, il problema è che qualcuno da Milano ha detto che le liste e le candidature si decidono in Lombardia. Vedremo domani quale sarà il confronto, se tutti vogliono trovare una soluzione di buon senso, si rispetta lo statuto della Lega” ma se “si passare sopra la Liga veneta, convocherò il consiglio nazionale” spiegando quanto accaduto. Se in tal caso lascio la Lega? “Aspettiamo domani”.

Ieri la piazza leghista a Roma – Un “vaffa” a Matteo Renzi, uno ad Angelino Alfano, uno all’ex ministro Elsa Fornero ed un grande striscione con la scritta “Berlusconi politicamente morto, meglio soli”. E’ il giorno della grande manifestazione della Lega Nord a Roma (“Renzi a casa”) e della sfida di Matteo Salvini al premier definito “servo sciocco di Bruxelles”. Il segretario del Carroccio è galvanizzato dalle immagini di piazza del Popolo gremita e con centinaia di bandiere leghiste, una prova di forza muscolare che lo proietta alla conquista del centrodestra. Ad accoglierlo non ci sono solo militanti della Lega, giunti a Roma con i pullman organizzati dal partito, ma anche simpatizzanti arrivati dal Centro e dal Sud Italia. A loro sembra rivolto il mega striscione che campeggia in alto sulla piazza: “Berlusconi politicamente morto”. Insomma, una sorta di Opa sul centrodestra. La riprova è l’annuncio che la Lega alle regionali è pronta ad andare da sola, con candidati propri: “Se FI ci sta, è benvenuta. Se guarda ad Alfano e al ministro dell’invasione clandestina, per noi non si può fare niente”. Salvini parla mezz’ora e tocca tutti i temi forti da comizio: l’aliquota unica del 15% per il fisco; il no alla guerra in Libia; lo stop all’embargo contro la Russia. Calca la mano su politiche per la sicurezza e lotta alla immigrazione. Riceve l’ovazione della folla, nella quale sono presenti molti esponenti di destra e dell’estrema destra. E’ questa la novità politica della manifestazione romana: il segretario del Carroccio “apre” alla partecipazione di Casapound (un esponente parla dal palco) e di gruppi di estrema destra come i francesi del “Bloc Identitaire” e i tedeschi di “Pegida” (questi ultimi conosciuti in Germania per le marce anti-Islam). Una presenza che crea perplessità anche tra gli stessi leghisti (Bossi appoggia Salvini ma sottolinea che lui non avrebbe mai fatto accordi con CasaPound). Perplessità, in ogni caso, “zittite” dal successo della manifestazione. “Non chiedo la carta d’identità a chi partecipa”, ripete Salvini. E dal palco Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, sottolinea che “quella di oggi è una manifestazione di tutte le opposizioni al governo Renzi che sarà replicata il 7 marzo a Venezia”. Quanto al centrodestra – chiosa la Meloni – “sarebbero opportune le primarie”.

Per Salvini, le polemiche su destra e alleanze servono solo a distogliere l’attenzione. “Perché se nomino Renzi dite subito ‘vaffanculo’?”, chiede. E al coro che parte immediato (“Renzi,Renzi vaffa…”) risponde ironico: “Non fate così, altrimenti si offende e mette una tassa sul vaffanculo al 3%”. Poi entra nel merito: “Renzi è uno strumento di sinistra a disposizione di chi vuole annientare l’economia dell’Italia. E’ una pedina, il servo sciocco a disposizione di Bruxelles”. Quella di oggi, insomma, è sfida aperta al premier. “Lui – incalza Salvini – ha scelto Confindustria, Autostrade, Marchionne, le società di gioco d’azzardo e Equitalia”. “Noi” preferiamo “l’Italia dei piccoli, dei medi, degli artigiani, degli imprenditori”. E’ da Roma che “parte la sfida per conquistare il Paese”. Un “vaffa” se lo becca anche l’ex ministro Elsa Fornero. “Prendo con voi un impegno: cancelleremo la legge Fornero e vaffanculo a lei e chi l’ha portata al governo”, urla Salvini dal palco dove è presente un gruppo di “esodati”. Un altro “vaffa” è per il ministro Alfano, ripreso ancora dalla folla. Salvini quasi si giustifica. “Dicono che siamo rozzi ma siamo fatti così”. Questa piazza, però, “la lasceremo più pulita di quelle ‘zecche’ che non dicono parolacce ma spaccano vetrine”, chiosa riferendosi alla contromanifestazione della sinistra.

Sfilano movimenti anti-Salvini, “Roma è nostra” – “Roma è nostra, Salvini tornatene da dove sei venuto”. Questo il messaggio scandito ininterrottamente dalle decine di migliaia di antagonisti, sfilate in corteo per le strade di Roma contro la manifestazione del leader del Carroccio, che da piazza del Popolo li ha definiti “quattro barboni con quattro petardi”. Nonostante una vigilia ad alta tensione, prima con l’occupazione della basilica a piazza del Popolo e poi con gli scontri e le cariche di ieri sera a piazzale Flaminio, gli attivisti dei movimenti “Mai con Salvini” hanno manifestato pacificamente percorrendo le strade “blindate” del centro della Capitale. Così com’era “blindata” piazza Vittorio, dove la polizia ha installato “gabbie” alte oltre due metri, simili a quelle utilizzate nel G8 di Genova, per evitare contatti tra Casapound – la cui sede è proprio a due passi dalla stessa piazza – e gli “anti-leghisti” radunati all’Esquilino. “Salvini – il messaggio degli attivisti in corteo per la città – la nostra risposta alle tue provocazioni sono 35 mila persone che ti dicono in coro: Roma non ti vuole”. Sembra dunque aver funzionato l’imponente dispositivo di sicurezza messo a punto dalla Questura di Roma che dalle prime luci del giorno ha monitorato la situazione nella Capitale. Sono stati quattromila gli agenti impegnati in occasione della duplice manifestazione, come ribadito dallo stesso ministro Angelino Alfano. Lungo tutto il percorso del corteo, partito da piazza Vittorio e conclusosi al Colosseo e non come previsto a Campo de’ Fiori per questioni di spazio, blindati di polizia, carabinieri e Guardia di Finanza hanno bloccato gli accessi alle strade limitrofe garantendo la sicurezza di romani e turisti. I manifestanti, dal canto loro, non hanno dato vita a particolari forme di protesta, limitandosi ad intonare cori ed esporre striscioni non solo contro la Lega e Salvini, ma anche contro quello che definiscono il suo l’alter-ego, Matteo Renzi. Il sindaco Ignazio Marino, in contatto durante l’intera giornata con il questore Nicolò D’Angelo, ha voluto sottolineare come Roma ospiti “ogni anno 1.400 manifestazioni nazionali ed è chiaro che questo ruolo nazionale, e anche i costi, in termini di risorse umane e materiali, deve essere considerato, perché la nostra non è una città ordinaria, è la Capitale del Repubblica”. Soddisfazione per la riuscita del corteo è stata espressa dal vicesindaco, Luigi Nieri, che ha parlato di una “piazza sorridente e colorata di diritti e inclusione. Una piazza che guarda avanti, al futuro, dando le spalle ad un passato buio, fatto di odio e rancore”. Al termine di una lunga giornata, fortunatamente senza scontri o feriti – anche se gli antagonisti hanno parlato di un’aggressione, non confermata, all’uscita della metropolitana a Termini -, i manifestanti lasciano la piazza, non senza essersi presi gioco della Lega e del suo segretario, accusato di “non aver mai lavorato” e di essere “una banderuola al vento”. “Mai con Salvini”, cantano per le strade della “Roma antifascista e medaglia d’oro alla Resistenza”, come sottolineano più volte. Prima di tornare a casa c’è però tempo per sventolare per l’ultima volta la bandiera della Serenissima – la stessa mostrata da Salvini a piazza del Popolo – questa volta, però, con il leone di San Marco incappucciato e la scritta: “Odio la Lega”.

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