AMARCORD: ENRICO CHIESA, IL BOMBER DI CLASSE

La classe non è acqua, come si suol dire. Questa espressione si adatta perfettamente allo stile di Enrico Chiesa. La carriera del centravanti, nato a Genova il 29 Dicembre del 1970, testimonia infatti la sua personalità. Bomber di razza che, nonostante alcune annate al di sotto delle attese, ha sempre saputo farsi apprezzare dai propri tifosi e da diversi allenatori.

Classe in quantità ed ottime doti offensive rendevano Enrico Chiesa un vero e proprio pericolo per le difese avversarie, più volte andate in difficoltà nel contrastare le sue progressioni e le sue abilità realizzative. Più volte accostato al leggendario Gigi Riva, che lo definì addirittura suo erede in quanto aveva alcune caratteristiche molto simili all’attaccante protagonista dello storico scudetto del Cagliari. Ciò anche in virtù dell’ottima velocità di esecuzione e di un’invidiabile potenza del tiro. Queste sue capacità, che lo rendevano un giocatore tra i più completi del panorama nazionale, hanno portato Chiesa a raggiungere importanti obiettivi ed a vincere trofei di tutto rispetto, soprattutto con la maglia del Parma.

Dopo essere cresciuto nelle giovanili del Pontedecimo passa alla “Primavera” della Sampdoria, alla fine degli anni ’80, per poi essere ceduto in prestito a Teramo, dove troverà un esordiente Del Neri, e Chieti militanti in Serie C1. Tornato alla Sampdoria disputa un discreto campionato, nonostante un inizio altalenante, collezionando 26 presenze condite da una rete, la prima assoluta nella massima serie. Nei due anni successivi viene ancora ceduto in prestito prima al Modena dove, nonostante 14 reti non riesce ad evitare la retrocessione, e la stagione seguente alla Cremonese in cui, sempre con 14 marcature, riesce a centrare la salvezza al suo secondo campionato in Serie A. Tornato definitivamente in blucerchiato nel 1995, si rivela un ottimo finalizzatore collezionando ben 22 reti in 27 apparizioni in campionato. Nonostante l’ottimo rendimento di Chiesa, la Sampdoria concluderà il campionato con un deludente ottavo posto.

La definitiva svolta arriva durante l’estate del 1996, anno in cui viene acquistato a titolo definitivo dal Parma di Tanzi per ben 25 miliardi di lire. In coppia con l’argentino Hernan Crespo andrà a formare una coppia d’attacco che si rivelerà determinante anche negli anni successivi e che farà sognare i tifosi ducali soprattutto nelle coppe europee. Anche grazie al suo grande contributo per la squadra, il Parma riuscirà a vincere una Coppa Italia ed una Coppa Uefa, quest’ultima nella finale giocata a Mosca il 12 Maggio del 1999 contro l’Olympique Marsiglia. Questa partita vedrà tra i protagonisti lo stesso Chiesa, autore del definitivo 3-0.

Nel 1999, poco tempo dopo la conquista del trofeo, si trasferisce alla Fiorentina anche a causa di alcune incomprensioni con Malesani. In viola farà spesso coppia con Batistuta regalando diverse soddisfazioni ai tifosi gigliati. Dopo una prima stagione di ambientamento, chiusa comunque con 7 reti all’attivo in campionato, riesce ad esplodere anche in terra toscana. L’annata 2000-2001 può essere definita una delle migliori per Enrico Chiesa, almeno a livello personale. Le 22 reti in 30 presenze lo piazzano al terzo posto della classifica marcatori, appena dietro al biancoceleste Crespo ed al milanista Shevchenko. Un grave infortunio però interrompe il momento magico di Chiesa, costringendolo ad un lungo stop. Durante la partita contro il Venezia, quinta giornata del campionato 2001-2002, subisce infatti la rottura dei legamenti del ginocchio dopo appena venti minuti di gioco. Questo infortunio gli farà concludere così anzitempo la sua esperienza alla Fiorentina, che retrocederà a fine campionato.

Durante il calciomercato del 2002 viene acquistato dalla Lazio di Sergio Cragnotti, che lo acquista a titolo definitivo. Parentesi breve, durata appena una stagione, quella biancoceleste per Chiesa. Reduce dal grave infortunio occorsogli l’annata precedente, colleziona 12 sole presenze in campionato con 2 soli gol. La sua esperienza laziale si chiuderà comunque con 24 presenze totali, condite da 7 reti. Il 2003 è l’anno del passaggio al neopromosso Siena, alla sua prima apparizione nella massima serie. Il centravanti porta i toscani a centrare l’importante traguardo della salvezza, grazie anche alle sue 10 reti realizzate, unite ad un rendimento più che buono. Dopo essersi confermato l’anno successivo, la stagione 2005-2006 non inizia nel migliore dei modi per lui, soprattutto a livello realizzativo. Solo con l’esonero di Luigi Simoni, Chiesa inizia ad ingranare mettendo a segno ben 11 reti nel solo girone di ritorno, ad ulteriore conferma della sua importanza per la squadra. La stagione seguente tuttavia non fu in grado di ripetere in numeri collezionati fino a quel momento, anche a causa della sua scarsa continuità di rendimento che ne condizionò negativamente l’annata. Nel Giugno del 2008, dopo una stagione senza quai mai scendere in campo, decide di dare l’addio al Siena dopo 5 stagioni condite da 134 presenze e 34 gol tra campionato e coppe. Contributo importante dunque per il Siena, grazie al quale il bomber è tutt’ora apprezzato dai tifosi della squadra toscana. Nello stesso anno si trasferisce al Figline, altra squadra toscana, allora militante in Seconda Divisione, ovvero la ex Serie C2. Con 5 reti in 21 presenze contribuisce alla storica promozione del gialloblù in Prima Divisione. Sua la firma anche sulla Supercoppa, vinta grazie soprattutto alla sua doppietta contro il Cosenza nell’incontro concluso sul punteggio di 3-0 in favore della compagine toscana. Rimane tra le fila del Figline anche l’anno successivo. Nel Novembre del 2009 però subisce un altro grave infortunio nella partita contro il Sorrento. Dopo diversi mesi di stop tonerà a giocare nel mese di Maggio del 2010, disputando l’ultima giornata del campionato. Quella partita sarà anche l’ultima della sua carriera, conclusa con 554 presenze totali impreziosite da 193 reti.

Il capitolo Nazionale è stato abbastanza breve per Enrico Chiesa rispetto ad altri suoi colleghi. L’esordio in azzurro avvenne il 29 Maggio del 1995 nel pareggio per 2-2 contro il Belgio in amichevole. In quella partita segna la sua prima rete azzurra all’età di 25 anni. I due tornei disputati con la maglia della Nazionale sono stati i campionati europei giocati in Inghilterra nel 1996, nel quale giocò 2 partite, ed il Mondiale disputato in Francia nel 1998, collezionando anche in questo caso 2 presenze. In quest’ultima occasione Chiesa ricevette la convocazione pochi giorni dopo l’inizio del ritiro pre-mondiale sostituendo così Fabrizio Ravanelli, alle prese con la rosolia. Da ricordare la tripletta nella gara giocata il 16 Dicembre 1998 contro l’All-Star della FIFA, in occasione dei 100 anni della FIGC. Quell’incontro vide il bomber, allora nelle fila del Parma, segnare una tripletta nella ripresa fissando il risultato sul definitivo 6-2 per la selezione azzurra. La sua militanza in Nazionale si concluderà il 25 Aprile del 2001, con la vittoria per 1-0 nell’amichevole contro il Sud Africa, dopo 17 presenze impreziosite da 7 realizzazioni.

Dopo essersi iscritto al corso per allenatori di Coverciano in seguito al fallimento del Figline, di cui sarebbe dovuto essere l’allenatore per l’annata 2010-2011, ha conseguito il  patentino per poter allenare. All’inizio dell’annata 2012-2013 viene tesserato dalla Sampdoria, squadra della sua città natale, nel ruolo di allenatore degli Allievi Nazionali B. Il salto di qualità avviene il 27 Giugno del 2013 quando viene promosso ad allenatore della squadra Primavera, ruolo che ricopre tutt’ora e nel quale sta ottenendo discreti risultati.

Potremmo dire con certezza che questo giocatore avrebbe meritato molto di più nella sua carriera, sia per quanto riguarda i trofei vinti sia a livello personale. Professionista dalla classe cristallina, limitata dai troppi infortuni che gli hanno impedito, probabilmente, di dimostrare tutto il suo valore in maniera costante. Nonostante questo ha dimostrato grande carattere sapendo rialzarsi dopo ogni caduta, caratteristica non da tutti. Peccato non averlo potuto ammirare su grandi palcoscenici a lungo. Nonostante tutto ha avuto la capacità di sapersi calare in una realtà piccola come Siena. L’unico grande cruccio di Enrico Chiesa è, forse, quello di essere stato sottovalutato rispetto ad altri colleghi di reparto, pur essendo ugualmente forte. La cosa certa comunque è che sottovalutare un giocatore con le sue qualità è stato un errore e purtroppo anche da questo l’Italia calcistica avrebbe dovuto imparare qualcosa. Evidentemente però, nonostante tutto, ciò non è avvenuto.

Articolo di Matteo Perrini

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