Quanto ci manchi Albertone…

 

Sono passati dodici anni da quando Alberto Sordi se ne è andato, lasciando un vuoto incolmabile dentro tutti noi.

“Albertone” è stato qualcosa di più di un semplice attore, per cinquant’anni è stato il simbolo per eccellenza della romanità vera e genuina, che è stata esportata da lui in tutto il mondo. Con Roma Alberto ha avuto un rapporto speciale, indissolubile, sancito il 13 giugno del 2000(giorno del suo ottantesimo compleanno), quando è stato nominato da Rutelli sindaco per un giorno. Un legame proseguito anche dopo la sua morte, come ha dimostrato la mostra in suo onore organizzata nel Complesso del Vittoriano nel 2013, che ha avuto un successo di pubblico quasi inaspettato.

Alberto Sordi era un attore dotato di grande allegria, vivacità, la sua comicità era caratterizzata da grande sarcasmo ed era capace di tramettere risate sane, vere. Insieme a Mastroianni, Manfredi, Gassman, Tognazzi, era considerato uno dei mostri sacri della commedia italiana. I suoi personaggi rappresentavano l’italiano medio tipico del periodo post-bellico, sognatore e di buon cuore. Oltre a ciò era un attore molto versatile, capace di recitare molto bene anche in ruoli drammatici, soprattutto dagli anni sessanta in poi. Ne è un esempio il film “La grande guerra” (1959) di Monicelli, dove interpreta un soldato costretto a morire da eroe, un ruolo al limite del dramma. Un altro ruolo drammatico è recitato in “Un borghese piccolo piccolo” (1977), film che rappresenta la sua consacrazione di grande attore. Il periodo di maggior splendore per Alberto Sordi è negli anni 50′, dove la sua popolarità esplode grazie a film come “Lo sceicco bianco” (1952), “I vitelloni” (1953), “Un americano a Roma” (1954), dove interpreta un bullo romano scansafatiche. Tra i film passati alla storia si possono ricordare anche “Venezia, la luna e tu” (1958), dove interpreta un gondoliere rivali d’amore di Manfredi, e ancora “Il vigile” (1960), “Il boom” (1963),” Il medico della mutua” (1968), “Amore mio aiutami” (1969) e “Lo scopone scientifico” (1972). Come dimenticare poi la grandissima interpretazione nel “Marchese del grillo” (1981), dove recita la parte di un marchese che vive nella Roma papalina e si diverte a fare scherzi di ogni genere. Le pellicole degli anni 80′, seppur caratterizzate da buone interpretazioni, vengono considerate dagli esperti di uno spessore inferiore rispetto alle precedenti, forse anche a causa del declino della commedia all’italiana di quegli anni. Tra queste si ricordano “In viaggio con papà” (1982), “Il tassinaro” (1983), “Sono un fenomeno paranormale” (1985), “Un tassinaro a New York” (1987) e “L’avaro” (1990). Questi sono solo alcuni dei film che hanno fatto apprezzare Alberto Sordi al grande pubblico e che hanno permesso al grande attore di vincere prestigiosi premi, tra cui cinque Nastri d’Argento, sette David di Donatello, l’Orso d’Argento, fino al Leone d’Oro, a coronamento di una carriera straordinaria.

Alberto Sordi è stato questo e tanto altro. Ci vorrebbero pagine e pagine per descrivere un attore della sua caratura, che non ha e forse non avrà mai eredi artistici. Memorabile il sonetto che Gigi Proietti ha recitato nel giorno del funerale di “Albertone”, che descrive alla perfezione quello che Alberto Sordi rappresentava e rappresenta per tutto il popolo romano :”Tutta la città sbrilluccica de lacrime e ricordi, che tu non sei soltanto un grande attore, tu sei tanto de più, sei Alberto Sordi!”

Articolo di Andrea Celesti

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