AMARCORD: ROBERTO MANCINI E LA FAVOLA DI “BOBBY-GOL”

Un termine giusto per descrivere la carriera di Roberto Mancini è appunto questo: “Favola”. Molti anni di onorata carriera tra Bologna, Sampdoria e Lazio, prima di una brevissima parentesi inglese al Leicester, fanno dell’attaccante nato a Jesi il 27 Novembre del 1964 uno dei principali esponenti del ruolo tra la metà degli anni ottanta e la fine dei novanta. Formò, assieme a Vialli, una fortissima coppia d’attacco che portò la Sampdoria sul tetto d’Italia ed ai vertici in Europa.

Fantasia, tecnica sopraffina e giocate facevano parte del repertorio di Mancini. Attaccante di sicuro affidamento, specie nel ruolo di assist-man per i propri compagni oltre che in fase realizzativa. Gran colpo di testa unito a buon tempismo, velocità di pensiero ed esecuzione, che spesso mandavano in crisi gli avversari, ed un’ottima visione di gioco facevano di Mancini uno dei migliori giocatori italiani di quel periodo. Bravissimo inoltre nel dribbling, grazie alla cui dote era facilmente in grado di smarcarsi dall’avversario e giocare il pallone, spesso in fase di costruzione. Caratteristiche tecniche unite ad una personalità non indifferente facevano di “Bobby-gol”  un autentico leader in campo, con un carisma fuori dal comune. Ciò diede modo a Mancini di essere un simbolo per i propri compagni di squadra ed un pericolo costante per le squadre avversarie.

Dopo tre anni passate nelle giovanili del Bologna Roberto Mancini fa il suo debutto tra i professionisti il  6 Settembre del 1981, nella gara contro la Reggiana valevole per la Coppa Italia e finita 2-2, a neanche 17 anni. L’esordio in Serie A avviene invece una settimana più tardi, nel pareggio per 1-1 contro il Cagliari. Il 4 Ottobre dello stesso anno arriva la sua prima rete tra i professionisti. La firma nel pareggio contro il Como fissando il risultato sul definitivo 2-2. Alla fine del campionato metterà a segno 9 reti, che però non basteranno al Bologna per evitare la retrocessione.

La sessione estiva del calciomercato 1982 vede Mancini passare alla Sampdoria. Il presidente Paolo Mantovani lo acquista infatti dai rossoblù per la cifra record, considerato il periodo, di 4 miliardi più i cartellini di 3 giocatori. Il primo Settembre firma la prima rete con la Sampdoria in Coppa Italia, competizione con la quale avrà una certa affinità in carriera. Negli anni successivi formerà assieme a Vialli la celeberrima coppia dei “Gemelli del gol”. Il primo trofeo in maglia blucerchiata, ed in assoluto della sua carriera, lo vince nell’annata 1984-1985 nella finale contro il Milan vinta per 1-0. L’arrivo del tecnico serbo Vujadin Boskov segna per Mancini una tappa importante. Sarà infatti sotto la sua gestione che arriveranno i trofei più importanti. Tra il 1988 ed il 1989 la formazione di Boskov vince per due volte consecutive la Coppa Italia. Disputa inoltre, nel 1989 e nel 1990,  due finali di Coppa delle Coppe. La prima è persa contro il Barcellona per 2-0, mentre la seconda vede la vittoria sull’Anderlecht con lo stesso punteggio. L’apice a livello nazionale si ha nel 1991 quando arriva il primo scudetto della storia per la Sampdoria. Tra i protagonisti indiscussi abbiamo un Mancini in grande spolvero autore di ben 12 reti nelle 30 partite giocate in campionato. Nello stesso anno arriverà anche la vittoria in Supercoppa Italiana contro la Roma. Il 1992 è l’anno della grande delusione per Mancini. I blucerchiati infatti, arrivati in finale, vengono sconfitti per 1-0 dal Barcellona grazie ad un gol di Koeman su punizione. Dopo l’addio di Boskov nel 1993 ecco lo svedese Sven-Goran Eriksson. Il suo arrivo in panchina porta un’altra Coppa Italia, vinta nel 1994 a spese di un sorprendente Ancona rivelazione del torneo e militante in Serie B. La sua permanenza in blucerchiato termina nel 1997, anno in cui passa alla Lazio di Cragnotti, dopo 566 presenze e 171 reti a conferma del suo grande contributo dato alla causa doriana.

Il suo arrivo alla Lazio coincide quasi con quello di Eriksson, arrivato sulla panchina biancoceleste poco prima dell’attaccante. L’acquisto di Mancini da il via ad una serie di successi degli “aquilotti” tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del millennio. Al pari di Delvecchio, quest’ultimo per la sponda giallorossa, Mancini si esalta nelle sfide stracittadine contro la Roma. E’ infatti protagonista dei 4 derby vinti sui rivali, specialmente nel 4-1 del 6 Gennaio 1998 nel quale realizza da fuori area con un preciso pallonetto la rete del 3-1 per la Lazio. Nella stessa stagione vincerà la Coppa Italia nella doppia finale contro il Milan, grazie al 3-1 della gara di ritorno giocata all’Olimpico. Il 1998 è anche l’anno della vittoria in Supercoppa Italiana contro la Juventus. Il 16 Gennaio del 1999 firma una rete memorabile contro il Parma al Tardini dove, su azione d’angolo, batte un incolpevole Buffon con uno spettacolare colpo di tacco. Dopo la cocente delusione per lo scudetto perso nei confronti del Milan, la stagione 1999-2000 segna un’importante rivincita grazie al tricolore conquistato alle spese della Juventus di Ancelotti. Nella stessa stagione vince Coppa delle delle Coppe, in finale contro il Mallorca e Supercoppa Europea, quest’ultima alzata al cielo contro il Manchester United campione d’Europa in carica. L’annata 1999-2000 vede Roberto Mancini conquistare anche la Coppa Italia a spese dell’Inter nella doppia finale. L’esperienza in biancoceleste si conclude con 24 reti a fronte di 136 presenze totali. Nel Gennaio del 2001 firma un contratto di un mese con il Leicester City, giocando solo 4 partite. Conclude la sua carriera da giocatore con 727 presenze condite da ben 204 reti e da un palmarès di tutto rispetto.

Il rapporto fra Mancini e la maglia azzurra è stato abbastanza lungo quanto controverso. L’esordio è datato 26 Maggio 1984, sotto la gestione di Enzo Bearzot, nel 2-0 inflitto dagli azzurri al Canada in un’amichevole giocata a Toronto. Anche il debutto in Nazionale avvenne piuttosto presto per lui, precisamente a 19 anni. Dopo due anni di attesa viene richiamato in azzurro per l’amichevole vinta per 2-0 contro la Grecia, partita nella quale subentra ad Altobelli. Rapporto controverso dunque che verrà confermato negli anni successivi. All’inizio della gestione Vicini è titolare disputando, tra l’altro, l’Europeo del 1988, per poi perdere il posto in vista del Mondiale d’Italia ’90. Nella manifestazione iridata infatti, pur essendo regolarmente convocato, non prenderà parte ad alcun incontro. Rimase nel giro azzurro anche successivamente all’arrivo di Arrigo Sacchi, disputando alcune partite valevoli per le qualificazioni ai mondiali statunitensi ai quali però non prenderà parte. Il suo bilancio azzurro è di 36 presenze e 4 reti, forse troppo poco per un giocatore del suo calibro.

La carriera di allenatore si apre nel 2000, alla guida della Lazio come secondo di Eriksson. In questo ruolo riuscirà a vincere la Supercoppa Italiana  aggiudicandosi la finale contro l’Inter per 4-3. Nel Febbraio del 2001 viene ingaggiato dalla Fiorentina, al posto del dimissionario Tehrim, suscitando diverse polemiche in quanto nel campionato italiano non è permesso ad un tecnico di guidare due squadre nella stessa annata. Mancini però ottenne comunque l’incarico. Vinse subito la Coppa Italia, ma perdette nell’estate dello stesso anno la Supercoppa Italiana contro la Roma. Dopo un biennio alla Lazio da primo allenatore, in cui vince un’altra Coppa Italia, passa all’Inter nel 2004. Con i nerazzurri sarà capace di vincere diversi trofei nazionali, tra i quali 3 scudetti consecutivi, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane. Poco fortunato però nelle competizioni europee, dove si segnala un quarto di finale raggiunto nel 2005 e perso contro il Villarreal. Poco fortunata l’esperienza al Manchester City col quale, in 4 anni di gestione e nonostante i molti milioni spesi, vincerà una sola Premier, a fronte di un quinto, terzo e secondo posto.  Dopo una sfortunata parentesi in Turchia alla guida del Galatasaray, Mancini torna all’Inter nel Novembre del 2014 al posto dell’esonerato Mazzarri. Compito arduo il suo, ma nel calcio tutto può accadere anche in virtù delle sue ottime qualità di allenatore.

Carriera ricca di trofei e soddisfazioni quella di “Bobby-gol”, ribattezzato così dai tifosi della Sampdoria in segno di affetto, che sarebbe potuta essere anche più soddisfacente per quanto concerne il percorso azzurro. Non è da tutti però trascinare una squadra di provincia allo scudetto e ad una finale di Champions. Eppure lui l’ha fatto, grazie anche alla sua infinita classe ed alle sue doti caratteriali. Ottimo professionista e sopratutto bandiera, fatto oggi più che mai raro nel calcio attuale fatto quasi unicamente di business. Lui, assieme ad altri campioni, rappresenta quel calcio interessante e passionale che ogni sportivo, a prescindere dal tifo, vorrebbe tornare ad ammirare. Avesse avuto più occasioni in azzurro forse l’Italia avrebbe potuto ottenere risultati di gran lunga migliori. Non ne avremo mai la controprova, ma nonostante questo ha comunque saputo regalare sprazzi di classe che tanto hanno giovato al nostro calcio. Potremmo definirlo probabilmente uno dei migliori calciatori italiani della sua epoca. Ha saputo inoltre dare lustro al calcio italiano oltre i confini, facendo si che potesse essere un riferimento per le altre nazioni. Dopo tutto questo cos’altro dire per descrivere il Mancini giocatore? Nulla da aggiungere se non una parola: Chapeau.

Articolo di  Matteo Perrini

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