Accordo tra UE e Grecia

Grecia ed Europa trovano un  accordo e scongiurano il rischio di ‘Grexit’, ma il nuovo Governo Tsipras riceve già la prima dura lezione dall’Ue: gli impegni presi con i partner si rispettano, e quindi l’estensione di quattro mesi degli aiuti arriverà solo dopo che Atene avrà concordato le sue riforme con la ex Troika, rispettato i patti dell’attuale programma, Memorandum compreso anche se non viene mai esplicitamente menzionato.

Dopo un negoziato difficile, che ha anche dovuto sanare il deficit di fiducia tra la Grecia e gli altri 18 partner, il margine di manovra che Atene ottiene è minimo: potrà rivedere il suo avanzo primario per il 2015, che le istituzioni valuteranno in base al ciclo, ottenendo così uno spazio di bilancio per varare le sue misure.

Ma anche quelle dovranno essere prese in accordo con Ue, Bce ed Fmi. Alla fine dell’Eurogruppo i volti dei protagonisti sono provati e la cautela è d’obbligo per tutti. Il ministro Pier Carlo Padoan parla di “passo avanti per tutta l’Ue”, una “vittoria per tutti”, anche se “non abbiamo parlato di contenuti”. Di contenuti si comincerà a parlare lunedì, quando il Governo Tsipras dovrà presentare una prima lista di riforme che la ex Troika valuterà. Dovranno essere molto simili o comunque equivalenti a quelle che chiedeva il Memorandum, perché altrimenti la quinta ‘review’, ovvero la valutazione periodica che precede l’esborso delle tranche di aiuti, non si potrà concludere.

“La Grecia non riceverà ulteriori pagamenti fino a che il programma attuale non sarà concluso con successo”, ha detto il ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schaeuble. Martedì la ex Troika farà il suo rapporto all’Eurogruppo che, via telefono, si consulterà e deciderà se le misure sono sufficienti per sbloccare gli aiuti. Come succedeva con i Governi precedenti. Una lista più completa di misure deve arrivare entro fine aprile. Il controllo sulle riforme è totale: “La Grecia si impegna ad astenersi dal ritirare qualunque misura o da modifiche unilaterali delle politiche e delle riforme strutturali che possano avere un impatto negativo sugli obiettivi di bilancio, la ripresa o la stabilità, come valutato dalle istituzioni”, si legge nel testo dell’accordo.

Non è il Memorandum, ma ci va molto vicino: “Estendiamo sia i prestiti che le condizioni”, ha precisato il presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Ma il greco Yanis Varoufakis non la vede così: “Non abbiamo firmato nessun Memorandum, è l’inizio di una fase senza questo, saremo co-autori della nostra lista di riforme, non seguiremo più uno script datoci da agenzie esterne, bisogna avere veramente la vista corta per pensare che abbiamo firmato il vecchio accordo”, si difende davanti alla stampa a fine riunione.

Il commissario agli affari economici Pierre Moscovici prova a dare un’interpretazione: “E’ un accordo equilibrato che permette sia alle autorità greche di mettere in opera i cambiamenti che desiderano e allo stesso tempo che gli impegni siano rispettati”. Accanto al lavoro dell’Eurogruppo, c’è stato quello dei leader. Un’apertura, con richiesta di impegno, era arrivata dal Cancelliere tedesco Angela Merkel che ricordava come la posizione tedesca è sempre stata “quella di lottare affinché la Grecia resti nell’euro”.

Stessa posizione espressa dal presidente francese Francois Hollande. Da Roma anche il premier italiano Matteo Renzi sperava in un accordo. “Padoan ci serviva a Bruxelles – dice alla fine di un importante Cdm – perché l’Italia sta cercando di arrivare ad un’intesa, un punto di accordo da fare tutti insieme: il principio riforme in cambio di tempo è giusto, la Grecia deve fare le riforme e

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