Chiamatemi trasgressiva.

Non mi sentivo a mio agio in quel mondo di trasgressivi. Quando dovevo andare al bagno mi vergognavo di chiedere alla professoressa di poter uscire dalla classe perché avevo paura di essere notata troppo quando mi fossi alzata dal mio banco. Non mi truccavo, non cercavo l’attenzione dei ragazzi.. e forse il fatto di essere una delle poche ragazze di quella scuola ad essere così.. alla fine aveva reso me, quella trasgressiva, perché non ero come loro.

“Un tempo esistevano gli imperativi religiosi e l’idea che per raggiungere la giustizia sociale bisognasse incanalare gli istinti, oggi c’è l’invito alla trasgressione e a consumare, perché se non si consuma non si produce e se non si produce è un disastro.” Riflessione su un’affermazione del filosofo italiano Remo Bodei.

Quando frequentavo le scuole medie, mi sono resa conto che uno poteva camminare per i corridoi a testa alta solo quando era un “trasgressivo”. Se eri trasgressivo allora non avevi niente da temere, eri circondato da gente come te, non ti sentivi escluso. Trasgressivi erano quei ragazzi che fumavano davanti scuola prima del suono della campanella, quelli che ascoltavano musica da discoteca senza esserci mai stati e che non riuscivano a costruire una frase senza infilarci nel mezzo parole oscene. Trasgressive erano quelle ragazze che portavano i pantaloni super aderenti a vita bassa e che si sentivano lusingate se i maschi fischiavano loro dietro. Come “i trasgressivi”, anche “le trasgressive”, erano di linguaggio colorito e già esperte di un mondo che neanche conoscevano, solo loro però si tingevano le unghie con la cancellina e si truccavano gli occhi con la matita nera. Non mi sentivo a mio agio in quel mondo di trasgressivi. Quando dovevo andare al bagno mi vergognavo di chiedere alla professoressa di poter uscire dalla classe perché avevo paura di essere notata troppo quando mi fossi alzata dal mio banco. Non mi truccavo, non cercavo l’attenzione dei ragazzi.. e forse il fatto di essere una delle poche di quella scuola ad essere così.. alla fine aveva reso me, quella trasgressiva, perché non ero come loro.

La matita agli occhi ho iniziato a metterla in seconda liceo, i pantaloni aderenti e a vita bassa non li ho mai portati, i ragazzi hanno iniziato a spaventarmi di meno quando capii che non tutti erano come quei “trasgressivi” che incontravo tutte le mattine a scuola; i ragazzi potevano essere persino simpatici. Ho imparato nel corso degli anni cosa significhi essere “trasgressivo” ed ancora sto riflettendo sotto quali e quante sfumature di significato questo termine possa essere preso in considerazione. Da quando ho iniziato a frequentare il liceo, ho capito che la trasgressione non è una clausola grazie alla quale, finalmente, puoi camminare a testa alta in corridoio; la trasgressione è una caratteristica estremamente relativa ai punti di vista di chi osserva.

La parola “trasgressione” deriva dal latino, è composta da trans (al di là) e gredi (da gradus, passo e quindi andare), letteralmente quindi significa “andare al di là, andare oltre”. Su Wikipedia, come prima definizione di “trasgressione”, troviamo scritto che si intende con questo termine “il comportamento di un soggetto che non rispetta le regole”. Un trasgressivo quindi è un individuo che non sta alle regole, che ci passa sopra, che non segue quello che gli è stato detto, che quindi “va oltre il consentito”. Ma contro quali regole va il trasgressivo? Regole imposte dalla società o regole imposte da una realtà circoscritta che non necessariamente rispetta la regola data?

Trasgressivo era Van Gogh, eppure oggi studiamo i suoi quadri; trasgressivo era Leonardo Da Vinci, eppure è stato grazie alla sua immaginazione fuori dal comune che è arrivato a progettare strumenti che sono stati realizzati, di fatto, solo dopo decenni. La trasgressione quindi non è necessariamente un fatto negativo… Anche Van Gogh e Leonardo Da Vinci erano “trasgressivi” per le loro epoche. La trasgressione d’arte, di pensiero, è crescita. E’ così che alla fine l’uomo diventa migliore, si evolve ed è quasi buffo pensarla in questo modo. L’uomo si da delle regole, tutti le rispettano, arriva un rompiscatole che non le rispetta, fa vedere di cosa è capace e cambia le regole in gioco… e il meccanismo ricomincia da capo. Le regole esistono per essere infrante, non dal primo che passa, sia chiaro, perché comunque le regole esistono per cercare di vivere bene in comunità; ma se si guardano sotto questo punto di vista.. allora sì: le regole esistono per essere infrante e per crearne delle nuove, adattate al tipo di società che si andrà a creare.

Bodei scrive “oggi c’è l’invito alla trasgressione e a consumare, perché se non si consuma non si produce e se non si produce è un disastro”. Non è solo da oggi che questo “invito alla trasgressione” esiste perchè l’invito alla trasgressione, c’è sempre stato. E’ un invito velato, una proposta indecente.. ma c’è sempre stato e sempre ci sarà. Infrangere le regole è umano, dopotutto l’aver colto un frutto che non avevamo il permesso di cogliere ci ha resi quel che siamo, no? “Un tempo esistevano gli imperativi religiosi e l’idea che per raggiungere la giustizia sociale bisognasse incanalare gli istinti”. Un tempo. Beh, se andiamo a parlare con mia nonna, lei vi dirà quello che “un tempo” si diceva, ma sono sicura che pure lei potrebbe concordare con me (non solo perché sono sua nipote) nel dire che anche allora la trasgressione c’era. La differenza è che, a quei tempi, se ne parlava meno. La società non trasgressiva di oggi risulterebbe, forse non troppo, ma sicuramente almeno un po’ trasgressiva, rispetto alla società di cinquant’anni fa. Se poi andiamo indietro fino ad arrivare, per esempio, al Medioevo.. beh.. vedremo che a quei tempi, in linea di massima, gli istinti erano piuttosto incanalati, eppure la giustizia sociale non era esattamente una giustizia che si potesse definire tale.

Viviamo in un mondo contorto.

La società di oggi è una società consumistica. Pubblicità, messaggi subliminali, fast food, prodotti made in china che costano poco, che mettono a rischio la salute di chi li usa e che costringono in prefabbricati la vita di chi li costruisce. E’ forse questa giustizia sociale? La giustizia sociale assoluta non esiste e non è mai esistita. Non è questione di incanalare gli istinti o meno perchè ci sarà sempre e comunque qualcuno che pagherà le conseguenze di ciò che conviene ad una maggioranza qualsiasi, non importa quale. Come esiste quell’invito alla trasgressione di cui parlavo prima però, esistono anche regole che, proprio perché siamo essere umani, dovremmo rispettare. Dobbiamo rispettare. Parlo di diritti umani, parlo di libertà che non possono essere stroncate da un kalashnikov, parlo di un mondo che sta perdendo il controllo delle mosse che sta facendo per colpa di masse che hanno perso la testa. Il “disastro” a cui si riferisce Bodei, che tipo di disastro è? Un disastro portato dal consumismo, un consumismo che deriva dalla trasgressione, una trasgressione che non è stata, negli ultimi anni, come quella di Leonardo Da Vinci o di Van Gogh; ma che è quella dei miei compagni di classe delle medie. Una trasgressione che per moda, per l’essere “popolare” ( se quella era popolarità), per convenienza, fa appassire la società. Il fumo delle sigarette fumate per noia, i bassi di una musica che non fa male a nessuno ma che fa dimenticare la bellezza di un pianoforte, parole che fanno effetto solo se pronunciate in malo modo, corpi innocenti ai quali non è stato insegnato il rispetto per se stessi, prima che per gli altri: ecco cosa è gran parte della società di oggi.

Gli “imperativi religiosi” dell’incanalamento degli istinti hanno il sapore di Medioevo, di antico, di lontano… ma non lo sono. Gli imperativi religiosi applicati all’interno di una visione moderna non stanno portando giustizia sociale, stanno portando sangue. Il disastro a cui allude Bodei è già accaduto. E’ il disastro che sta provocando una società già trasgressiva e consumistica che adesso mi preoccupa. Quale tipo di invito dobbiamo aspettarci dal nostro tipo di società?

Rachele Cecchi

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Un pensiero su “Chiamatemi trasgressiva.

  1. la trasgressione é il risultato del cattivo esempio, la società si suddivide in tanti insiemi alla base troviamo il nucleo famiglia, i genitori sono i primi a dover dare l’esempio ma spesso sono assenti a causa del lavoro o al contrario sono stressati dal non averne per niente. poi analizzando gli altri sottoinsiemi della società si trovano altri esempi cattivi

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