La psicologia del narcisismo

Quando si sente parlare del termine “narcisismo” si pensa subito al mito di Narciso. Ovidio raccontò nelle “Metamorfosi” che la bellezza del giovane Narciso era tale che tutti si innamoravano di lui, ma esso respingeva tutti.

Un giorno la ninfa Eco si innamorò di lui, e lui allo stesso modo degli altri la respinse, e lei dunque trascorse la sua vita a gemere per il suo amore non corrisposto. Nemesi sentendo i suoi lamenti  decise così di punire la crudeltà di Narciso. Il ragazzo, trovata una pozza d’acqua, si chinò per berla ma quando vide la sua immagine riflessa se ne innamorò perdutamente, quando si accorse che l’immagine riflessa era la sua, conscio del fatto che non avrebbe mai potuto ottenere quell’amore, si lasciò morire. Freud spiegò la sua teoria narcisistica in uno dei suoi lavori, “Introduzione al narcisismo” del 1914:

Completamento libidico dell’egoismo della pulsione di autoconservazione dell’uomo” così viene definito il narcisismo da Freud. Sviluppa questo termine a partire dalla teoria sulla sviluppo della libido; lo stato originario dell’uomo, nella prima infanzia, è quello del narcisismo,  la fase dell’autoerotismo del bambino porta al “narcisismo primario”, dove non ci sono ancora rapporti col mondo esterno. Poi nel suo normale sviluppo il bambino aumenta il suo rapporto col mondo esterno e si passa all’alloerotismo dove la libido si riversa su oggetti esterni, ma in molti casi egli ritira il suo appagamento libidinoso dagli oggetti e lo rivolge verso l’ego (“narcisismo secondario”).
Ma anche in uno sviluppo normale, l’uomo rimane in qualche modo narcisista per tutta la vita.

Ora però dobbiamo distinguere in un narcisismo “normale” ed uno patologico. Per farlo dobbiamo studiare l’esistenza del narcisismo, la sua funzione nell’essere umano. Erich Fromm nel saggio “Psicanalisi dell’amore” espone la funzione biologica che esso ricopre, volendo in qualche modo approfondire gli studi svolti da Freud. Esso espone che biologicamente, dal punto di vista della sopravvivenza, l’uomo deve attribuire a se stesso un’importanza di gran lunga superiore a quella che dà a chiunque altro. Se non facesse così non avrebbe l’interesse di lottare per la propria sopravvivenza, a lavorare e a difendersi contro gli altri. Dunque l’assenza di narcisismo sarebbe pericolosa dal punto di vista della sopravvivenza.
Quindi il narcisismo ricopre una funzione biologica importante. L’estremo narcisismo però rende l’uomo indifferente agli altri, rende l’uomo asociale e nel grado estremo lo rende “pazzo” (narcisismo patologico). L’estremo narcisismo è un grave ostacolo a tutta la vita sociale, ma l’uomo può sopravvivere solo se si organizza in gruppi. Quindi paradossalmente il narcisismo è necessario alla sopravvivenza e al tempo stesso una minaccia ad essa. Fromm per risolvere questo paradosso indica due opzioni:

  • Il grado biologicamente necessario di narcisismo si riduce al grado di narcisismo compatibile con la cooperazione sociale;
  • Il narcisismo individuale viene trasformato in narcisismo di gruppo.

Ma anche nel narcisismo di gruppo si può trovare una patologia, che come sintomo ha, come nel narcisismo individuale, la mancanza di obbiettività e di giudizio razionale.
Ciò si può esaminare nel razzismo contro un’etnia o nelle persecuzioni religiose, come ad esempio le persecuzioni dei nazisti contro gli ebrei. Le azioni politiche si fondano sulle auto-glorificazioni narcisistiche.
Il narcisismo di gruppo ha bisogno di soddisfazioni proprio come quello individuale. Questa soddisfazione è fornita dalla comune ideologia della superiorità del proprio gruppo e dall’inferiorità di tutti gli altri.

In oltre l’ultimo elemento di patologia narcisistica è che il gruppo è impaziente di avere un leader nel quale potersi identificare e proiettare in lui il proprio narcisismo. Il narcisismo del leader convinto della propria grandezza è ciò che attrae il narcisismo di coloro che gli si sottomettono, dunque il leader semi-folle è spesso colui che riscuote maggior successo. Fromm spiega che sarebbe possibile superare questi conflitti cambiando l’oggetto dei narcisismi di gruppo, invece che una nazione, una razza, un partito, l’umanità dovrebbe essere l’oggetto. Un tale mutamento potrebbe controbilanciare i pericoli del narcisismo ideologico e nazionale, ma ciò non basterebbe per Fromm, perché dovremmo anche ridurre il grado di narcisismo in ogni individuo. Tornando al narcisismo individuale  possiamo trovare come narcisismo patologico, il disturbo narcisistico di personalità, un disturbo di personalità descritto nel  Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM)  caratterizzato da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso” che provoca un sentimento esagerato d’idealizzazione del proprio sé, una forma di amore di sé e ciò comporta dunque una difficoltà nel coinvolgimento affettivo. In particolare il paziente non è conscio di questa sua forma di profondo egoismo. Ciò provoca sofferenza, depressione, disagisociali e difficoltà relazionali.Dunque se in una forma “naturale” il narcisismo è necessario, estremizzato provoca disturbi patologici.

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