La risposta delle “piccole” a Lotito

“…Ho detto ad Abodi (presidente della Lega di B): Andrea, dobbiamo cambiare… Se me porti su il Carpi… Una può salì… Se mi porti squadre che non valgono un c… Noi fra due o tre anni non c’abbiamo più una lira. Perché io quando vado a vendere i diritti televisivi – che abbiamo portato a 1,2 miliardi grazie alla mia bravura, sono riuscito a mettere d’accordo Sky e Mediaset, in dieci anni mai nessuno -fra tre anni se c’abbiamo Latina, Frosinone, chi c… li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, Frosinone. Il Carpi… E questi non se lo pongono il problema!”….

Hanno fatto scalpore, e non poco le  parole di Claudio Lotito su una possibile promozione in massima serie del Carpi e anche del Frosinone. A detta di Lotito queste squadre non avrebbero i numeri relativi ai tifosi, alla pubblicità e agli incassi, per stare in serie A e permettere alla massima serie di guadagnare. Alla fine il problema è sempre quello, e cioè i soldi. Ormai il calcio è diventata un industria e come tale pensa più al fatturato annuo che al campo, perdendo così i valori che hanno reso celebre questo sport. E’ giusto pesare alle parole di Lotito e individuare in quale contesto le abbia inserite, ma è anche vero che sono parole pesanti che ci fanno intravedere che dietro a tutto c’è il Dio Denaro, vero ed unico interesse per i presidenti, per i giocatori e per le televisioni. Non vogliamo scrivere per fare i moralisti ma per mettere davanti agli occhi di tutti la risposta che le squadre, considerate da Lotito non idonee alla serie A, hanno dato sul campo. Sì, proprio quel campo che dovrebbe essere giudice sovrano.

L’Empoli è stato ospite a San Siro e contro il Milan ha dominato in lungo e in largo. Il fatturato dei toscani è di appena 25-30 milioni per tutta la squadra contro i 9 milioni a giocatore per i rossoneri. Un abisso che però ieri in campo non si è visto, come non si è visto l’abisso fra una squadra che non ha più i numeri per stare in A,  cioè il Parma, e la Roma. Una squadra allo sbando, senza stipendi, senza giocatori e senza motivazioni quella emiliana, che scende all’Olimpico e blocca la Roma sullo 0-0;  non lo hanno certo fatto  per il fatturato tanto caro a Lotito, ma per la maglia e per la voglia di giocare a calcio, anche senza soldi. Infine va menzionato anche il Cesena che, secondo la filosofia di Lotito, non potrebbe stare in A a competere contro la Juventus che vanta un fatturato di 280 milioni di euro. Ed invece ieri i campioni d’Italia e del marketing si sono fermati davanti alla tenacia e cattiveria dei romagnoli. E come non parlare del Sassuolo, che sta dando lezioni di calcio a tutta Italia senza spese folli.

Insomma le piccole hanno risposto sul campo e lo hanno fatto in maniera decisa e forte. Se vogliamo cambiare il calcio e farlo tornare quello degli anni’80, quando in A c’erano squadre di provincia come Ascoli, Avellino, Pescara e quando lo scudetto potevano vincerlo anche l’Hellas Verona o addirittura il Cagliari di Riva, dovremmo tornare a pensare con la mente da sportivo e lasciare da parte le tecniche da imprenditori.

Articolo di Raffaele Giachini

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