AMARCORD: CHRISTIAN VIERI ED IL SUO “GIRO D’ITALIA”

Giro d’Italia. No, non stiamo parlando di ciclismo ma della carriera di Christian Vieri nel campionato nazionale, fatta eccezione per la parentesi spagnola datata 1997-1998. La carriera del bomber, nato a Bologna il 12 Luglio del 1973, è stata un susseguirsi di trasferimenti che hanno portato benefici a tutte, o quasi, le compagini che lo hanno potuto schierare. Ben 12 in totale.

Il motivo di tanto apprezzamento da parte di numerose squadre sta nelle abilità di questo giocatore che, non a caso, è considerato fra i migliori attaccanti italiani della sua epoca. Le sue caratteristiche parlano da sole.
Vieri era infatti dotato di gran potenza fisica e di un grande mancino, capace più volte di spostare gli equilibri di una partita.
Da notare anche il suo grande opportunismo sotto porta, dote che lo ha fatto entrare spesso fra i migliori marcatori del campionato nazionale. Dotato inoltre di un’invidiabile abilità nel colpo di testa, caratteristica che andrà migliorando con l’avanzare degli anni.
Bomber abbiamo detto, ma non solo. Abile anche nel servire assist vincenti ai propri compagni di squadra, caratteristica abbastanza atipica per un centravanti, e nei calci di rigore.

Tutto ha inizio nel Torino, stagione 1991-1992, dopo 3 anni di settore giovanile tra Santa Lucia, Prato e tra le fila dei granata prima di debuttare in prima squadra.
6 presenze ed un gol in serie A, col Genoa nella vittoria per 4-0 del 10 Maggio 1992, gli valgono la chiamata del Pisa dove, nella stagione ’92-’93, disputa un buon campionato di B.
Seguono altre due stagioni nella serie cadetta.
La prima in forza al Ravenna dove, nonostante un buon rendimento, non riesce ad evitare la caduta in C e la seconda con la maglia del Venezia. Il tutto prima del ritorno in Serie A, stavolta tra le fila dell’Atalanta. La costanza di rendimento si traduce per Vieri nella chiamata della Juventus, che nell’estate del 1996 spende 7,3 miliardi per il suo cartellino.

Con Lippi i rapporti appaiono fin da subito abbastanza burrascosi, tanto da fargli perdere il posto da titolare per alcune partite. Questo fatto non gli impedisce comunque di ottenere la conquista del titolo con i bianconeri. La sua annata juventina viene ulteriormente impreziosita con la conquista della Coppa Intercontinentale nel Dicembre del ’96, contro gli argentini del River Plate, e da una finale di Champions League, seppur persa per 3-1, contro i tedeschi del Borussia Dortmund.

L’estate del 1997 registra l’ennesimo trasferimento.
Stavolta in direzione Madrid, sponda Atletico. Ed è proprio qui che riesce finalmente ad esprimersi ai massimi livelli centrando il titolo “Pichichi”, riservato al capocannoniere della Liga, con una rete a partita di media. Questo fatto lo rende, ancora oggi, l’unico italiano capace di vincere l’ambito premio, precisamente con 24 gol in 24 presenze.

Estate 1998: dopo l’ottima stagione disputata con l’Atletico ed un mondiale da protagonista, il 28 Agosto viene tesserato dalla Lazio di Sergio Cragnotti: 55 miliardi di lire il costo dell’operazione che lo porta ad indossare la maglia biancoceleste.
Stagione in chiaro-scuro per Vieri, che trova la prima rete in maglia laziale il 6 Gennaio 1999 nel match vinto per 1-0 in casa del Bologna allenato da Mazzone. Saranno 12 alla fine le reti segnate in campionato, che però non basteranno ai biancocelesti per aggiudicarsi uno scudetto che sembrava assicurato fino a 2 giornate dalla fine. Vieri potrà comunque consolarsi con la Coppa delle Coppe vinta, alcuni giorni prima, in finale sugli spagnoli del Maiorca col risultato di 2-1.

Si arriva così ad un’altra sessione di calciomercato segnata dall’ennesimo trasferimento per Christian Vieri: si tratta dell’Inter di Moratti stavolta che, nel Giugno del 1999, mette a segno un colpo non indifferente.
Il club meneghino sborsa ben 90 miliardi di lire per assicurarsi il centravanti portandolo nuovamente alla corte di Marcello Lippi, che ha già allenato il bomber ai tempi della Juventus. Ha inizio così la sua avventura con i nerazzurri che durerà per ben 6 anni, non privi di difficoltà a dire il vero. L’esordio comunque è subito col botto: secco 3-0 al Verona a San Siro, frutto della tripletta di uno scatenato Vieri.
Questo uno dei pochi momenti felici di un primo anno tutt’altro che facile per il club milanese. Negli anni successivi la sua permanenza all’Inter è segnata da un rendimento molto costante, specie in zona gol.
L’apice si ha nella stagione 2002-2003 nella quale riuscirà a centrare il titolo di capocannoniere con 23 reti in 24 presenze. Seguono altre due discrete stagioni, culminate col successo in Coppa Italia nel 2005. Sarà questo l’epilogo dell’ avventura di Vieri in nerazzurro.

Da qui in avanti avranno luogo ancora diversi trasferimenti nella carriera di Vieri.
Indosserà infatti, con alterne fortune, le maglie di Milan, Monaco, Sampdoria con cui rescinderà dopo appena un mese, Atalanta e Fiorentina prima di un nuovo ritorno tra le fila degli orobici, coi quali chiuderà la carriera.

Il capitolo Nazionale è stato per Vieri ricco di soddisfazioni personali, cui fa da contraltare l’assenza di trofei. L’esordio nella squadra maggiore risale al marzo del 1997 nel 3-0 alla Moldavia, partita in cui mise a segno la sua prima rete in azzurro, con in panchina l’allora C.T. Cesare Maldini.
Anche in maglia azzurra si è dimostrato capace di far valere le sue indiscutibili abilità e grazie a ciò è riuscito sempre a ritagliarsi un ruolo importante nei campionati Mondiali.
Con 9 gol è infatti il miglior marcatore italiano in una fase finale della Coppa del Mondo, al pari di Paolo Rossi e Roberto Baggio.
Anche grazie a questo può vantare l’ingresso tra i primi 10 cannonieri della nazionale azzurra. Più precisamente occupa la nona posizione con 23 reti in 49 partite giocate.
La sua ultima rete in azzurro è datata 12 ottobre 2005 contro la Moldavia, come all’esordio. E già, ancora una volta i moldavi nel destino di Vieri, come a chiudere un ciclo iniziato 8 anni prima.
Ciclo purtroppo non vincente, anche se un talento come il suo avrebbe sicuramente meritato altri traguardi.

L’assenza di vittorie con la Nazionale non toglie però al centravanti i meritati successi con i club, che sarebbero potuti comunque essere maggiori.
Ad oggi non si sa se le sue abilità potranno essere espresse anche nel ruolo di allenatore. Probabilmente si andrebbe ad aggiungere ad una scuola di tecnici, quella italiana, di tutto rispetto.
Fra tante incertezze, comunque, una cosa è sicura: giocatori così in Italia sono sempre più rari e ciò non fa che aumentare i rimpianti per un calcio che, probabilmente, non tornerà più.
Di sicuro gli sportivi che ricordano il Christian Vieri di quegli anni, almeno per un pò, sentiranno la sua mancanza.

Articolo di Matteo Perrini

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