Essere in ritardo per qualcosa è molto meglio che perderla completamente.

Prenditi tempo per pensare perché questa è la vera forza dell’uomo. Prenditi tempo per leggere perché questa è la vera base della saggezza. Prenditi tempo per pregare perché questo è il maggior potere sulla terra. Prenditi tempo per amare ed essere amato perché questo è il cammino della felicità. Prenditi tempo per ridere perché il riso è la musica dell’anima. Prenditi tempo per donare perché il giorno è troppo corto per essere egoisti.

(Pablo Neruda)

Neruda ha ragione: la forza dell’uomo risiede nel suo pensiero, sta quindi nella sua capacità di apprendere, di conoscere, di analizzare e di decidere. La forza dell’uomo si trova quindi nelle sue capacità intellettuali, e dove altrimenti? Nelle sue capacità fisiche forse? No, non credo proprio. L’uomo non possiede né una corazza che lo protegga, né dei superpoteri che lo rendano davvero temibile per altri animali. L’uomo è diventato temibile, ma solamente in un secondo momento, quando ha capito che poteva modificare l’ambiente in cui si trovava a suo vantaggio. L’uomo, dato che non aveva corazze, non aveva artigli né denti acuminati, ha iniziato ad usare il cervello. L’uomo, nudo, è debole e così la vera forza dell’uomo risiede nel suo pensiero. La crescita mentale ci rende adulti, l’apprendimento ci rende persone capaci di avere un senso critico, il sentimento e le passioni ci spronano a concederci con gioia a quello che accade attorno a noi e gli obiettivi che ci mettiamo in testa ci danno la forza di trovare tutti gli strumenti che ci servono per raggiungerli.

Tutti i grandi pensatori, tutti quelli che ci han lasciato traccia del loro pensare, avevano tanto tempo da dedicare al solo pensare. E non erano niente male i pensieri che facevano, avevano una logica, uno scopo… forse a volte si perdevano così tanto nei loro pensieri da dimenticare che esisteva un mondo differente dal loro, ma comunque credo che fosse importante per la loro vita e per quella degli altri il mettere su carta pensieri, preoccupazioni, soluzioni, riflessioni.. che un giorno sarebbero state lette e studiate da milioni di persone.

L’uomo moderno in generale, però, ha perso la cultura del dedicarsi al solo pensare, si è allontanato da Dio e ha dimenticato il vero significato della preghiera, che non è altro che un dialogo di pensieri con Dio. Anche la preghiera stessa ci aiuta a conoscere se stessi. E così viviamo in un mondo dove l’azione precede il ragionamento, dove le conseguenze sono percepite troppo tardi, e dove il cambiare bandiera completamente dall’oggi al domani è diventato una cosa così usuale da non destare più scandalo. Quando dietro ad un’azione, qualunque essa sia, vi si trova un ragionamento, ci sono dei sentimenti, c’è davvero un essere umano degno di essere chiamato così… allora e solo allora le azioni che verranno compiute non saranno così facilmente dimenticabili o dimenticate. Prendere coscienza del mondo che ci circonda significa ragionarci su e significa agire a seconda di quello stesso mondo, perché fare e basta non conta, dare all’altro senza metterci il cuore non ha senso. Fare e dare senza essere non hanno rilievo e se ne hanno, ne hanno per ben poco tempo.

Ma perché l’uomo ha smesso di pensare? Gli manca forse quel tempo che i grandi pensatori del passato avevano? Se è così, allora abbiamo necessariamente bisogno di prenderci tempo, anzi di riprenderci il tempo. Non avere tempo di pensare significa non aver tempo di realizzare ciò che si è: la consapevolezza di se stessi, come per tutte le altre cose, nasce dalla riflessione e per riflettere abbiamo tutti bisogno di tempo. Forse basterebbero quei “dieci secondi” ogni tanto, prima di risposte azzardate, prima di “sì” deboli e “no” troppo severi. Certo è che quanto più tempo abbiamo per decidere, per pensare, tanto più le scelte fatte alla fine di un ragionamento risultano essere accurate; tolti i vari imprevisti, se una decisione è stata presa con criterio spesso non c’è più bisogno di tornarvi sopra e questo permette di salvare ulteriormente tempo, oltre che di rendere migliore quello che si sta facendo.

Spesso mi ritrovo a desiderare che il giorno duri come minimo quarantotto ore perché mi rendo conto che di tutte le cose che vorrei fare solo poche, alla fine, sono portate a compimento in un solo giorno. Sono presa così tanto dalla mia vita che a volte mi scordo di cosa conta davvero. Da quando sono tornata dal mio anno in America ho iniziato ad affrontare le cose ad alta velocità, ho iniziato a studiare il programma del quarto anno che non avevo frequentato in Italia, ho iniziato a lavorare come cameriera per mettere qualche soldo da parte per conto mio e ho iniziato forse a perdermi in piccole grandi cose. Vedevo nello studio e nel lavoro quella valvola di sfogo che mi serviva, perché ritornare è stato difficile. Il tempo che è passato non è passato solo per me, è passato per tutti e non essere presente nella vita delle persone a me più care, in alcuni casi, ha causato danni che confido il tempo riuscirà a riparare.

Non mi pento di aver scelto di partire e sarò per sempre grata ai miei genitori di avermelo permesso… solo che a volte mi chiedo cosa sarebbe successo se, invece, fossi rimasta qui.

I cambiamenti ci sarebbero sicuramente stati, ma io sarei cambiata con tutti gli altri e come tutti gli altri, non da sola, perciò nessuno, alla fine, avrebbe percepito completamente e totalmente il cambiamento. Il tempo porta quindi cambiamento; il cambiamento coincide col passare del tempo. Tutto cambia, tutto diviene e un’altra grande forza dell’essere umano sta nell’accettare i cambiamenti: così facile a dirsi, così complicato a realizzarsi. Eppure eccomi qui, a cercare, nella mia testa, di portare agli estremi il ragionamento e nel farlo mi rendo conto che alla fine le cose si accetteranno tutte così come sono, come sono state e come saranno: ci vuole solo tempo; “si deve dare tempo al tempo”. Eh già. Così come il tempo è portatore di cambiamenti (positivi o negativi che siano), esso è anche l’ingrediente principale per l’adattamento ad essi. Panta rei, tutto scorre, tutto passa.

Il tempo è un fiume in piena, vi siamo tutti immersi fino al collo e sta a noi decidere se annegarvici dentro o imparare a nuotare.

Dobbiamo accettare di essere esseri finiti per diventare padroni della nostra piccola fetta di eternità. Una volta compreso pienamente che il nostro tempo non va sprecato per alcuna ragione perché tutti i secondi che abbiamo sono contati, sono sicura che nessuno si perderebbe più in banali serate passate davanti ad un computer a farsi i fatti degli altri o a giudicare l’abbigliamento altrui; nessuno si perderebbe più in inutili controversie o in routine che non piacciono più; tutti invece diventeremmo padroni delle nostre scelte perché sapremmo che la scelta che possiamo fare adesso, è una scelta che non potrà essere rimandata troppo a lungo perché il momento passa, sempre, e i treni giusti non vanno mai fatti passare senza salirci a bordo.
Dobbiamo prendere tempo, prenderci il nostro tempo senza essere presi troppo dalle nostre vite fatte di stress. Il nostro è il secolo dell’immediatezza, non siamo più abituati ad aspettare: il pranzo lo possiamo ritirare già pronto ad un fast food, un messaggio in chat giunge al destinatario in millesimi di secondo quando la connessione è buona. Prima si “perdeva” più tempo a cucinare, a curare le piccole cose; prima le rispose ad un “ti amo” per due amanti lontani arrivavano dopo settimane e quando una persona partiva per un lungo periodo di tempo, non bastava collegarsi ad un computer per salutarla e per sapere come stava. Oggi tutto è così veloce e per quanto sia bella ed utile questa tecnologia, per quanto possa accorciare le distanze quando due persone sono lontane, spesso allontana persone che invece si vedono tutti i giorni e fa “perdere” tempo che potremmo dedicare a noi stessi.
Mentre il mondo continua a ruotare su se stesso, mentre i tweet di personaggi in vista diventano argomenti di conversazione, mentre si corre ovunque in perenne ritardo come il Coniglio Bianco di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, mentre scorre il tempo come si scorre con un dito la pagina di Facebook… ognuno di noi dovrebbe fermarsi, almeno una volta al giorno, almeno un secondo per respirare a pieni polmoni. Possiamo prenderci il nostro tempo in tutto, essere in ritardo per qualcosa è molto meglio che perderla completamente.
Prendiamoci, dunque, il nostro tempo; non perdiamolo.

“Ora lo vedo: il momento in cui sai di non essere una storia triste, sei vivo, e ti alzi in piedi, e vedi la luce dei palazzi, e tutto quello che ti a stare a bocca aperta. E senti quella canzone, su quella strada, insieme alle persone a cui vuoi più bene al mondo e in questo momento, te lo giuro, noi siamo infinito.”

Pensare, leggere, pregare, amare, ridere e dare sono azioni che vanno compiute con la totalità dell’essere, senza distrazioni, senza perdersi in futilità.

Prendiamoci tempo per vivere la vita che decidiamo di vivere perché la vita che abbiamo qui, e ora, è finita… ma il ricordo che possiamo lasciare di noi stessi può tendere all’infinito.

Articolo di Rachele Cecchi

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