Siamo un Paese di emigranti e patrioti

Viaggiare è qualcosa di affascinante, ognuno di noi ha un posto (o più) nel mondo che vorrebbe visitare almeno una volta nella vita. Perché non viverci?

Parliamoci chiaro, ora come ora l’Italia non ha futuro. Per quanto si possa dire di manovre che risolleveranno l’economia o di grandi aziende in ripresa, noi italiani restiamo in bilico. Noi, giovani, neolaureati, ma anche adulti, genitori 50enni, cassaintegrati e pensionati.

Ed ecco che ci si trova lì, al tavolino, a discutere con la famiglia sul da farsi per evitare di essere risucchiati definitivamente. E trasferirsi all’estero, cambiare vita, è sempre un’opzione presa in considerazione. Perché? Perché andare via da questo Paese non è reato, non è alto tradimento, non è neanche fuggire. Andare via dall’Italia significa salvarsi. Non mi riferisco soltanto all’aspetto economico, anzi, preferisco proprio non parlarne, perché mi sembra quasi palese che all’estero un laureato trovi lavoro più facilmente che in Italia.

Voglio invece parlare della civiltà. Sì dai, quella cosa strana, rara, se non rarissima, in Italia, che fa sì che non ci siano macchine parcheggiate in doppia fila, o raccomandazioni ai concorsi pubblici. Avete presente? No, certo che no, perché non la si vede da decenni da queste parti.

Siamo un Paese di incivili. A tutti i livelli. Non ci facciamo scrupoli a buttare una cartaccia o una sigaretta per terra, mentre in altri Paesi ti guardano male soltanto se fumi una sigaretta per strada. Per civiltà, perché potresti incrociare dei non fumatori, a loro potrebbe dare noia. “Eh che rompicoglioni però!” No, non sono rompicoglioni, sono civili. E quella è la stessa civiltà che li porta a non evadere le tasse, a non accettare raccomandazioni, ad essere cittadini trasparenti in tutto e per tutto.

Siamo indietro anni luce. Prendiamo un esempio semplice: le gallerie in autostrada. Prendiamo due Paesi vicini: Italia e Svizzera. Stiamo viaggiando tranquillamente, magari ascoltando la radio o utilizzando il navigatore satellitare. Entriamo in galleria. La radio sparisce, il segnale del navigatore pure. Anche il segnale del telefono va giù. Non è molto difficile risolvere questo problema, infatti nelle gallerie in Svizzera ci sono dei semplicissimi ripetitori per ovviare. E’ un esempio stupido, stupidissimo, ma basta così poco per capire la distanza tra due Paesi geograficamente vicini.

Cosa spinge a non partire allora? Forse la paura di cambiare vita, forse il patriottismo. Sì, discorsi tipo “Rimango qui perché è il mio Paese”. Ma dai, non regge più niente di simile adesso.

Salviamoci, l’estero non è un mostro, anzi, potrebbe davvero diventare il nostro futuro. Se mai, in futuro, (se dovessi ancora vivere in Italia) mio figlio mi dovesse dire di volersi trasferire all’estero, non avrei argomentazioni da opporgli. In fondo l’Italia è molto più bella da turista.

Di Lorenzo Gottini

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Un pensiero su “Siamo un Paese di emigranti e patrioti

  1. il pezzo è bello, regge e su molti punti siamo d’accordo. Però non ti ingannare, non credere che sia cosi semplice, non pensare che all’estero ( anche nei paesi che tu hai citato o fatto intendere come Svizzera o Germania sia tutto rose e fiori ). Sono stato in Germania quest’anno, nel cuore del motore dell’Europa, a Berlino. Ti posso assicurare che non è come la maggior parte delle persone si immagina, non è vero che c’è un efficienza assoluta, non è vero che tutto funziona. Sono bravi a gettare il fumo negli occhi. Poi ovviamente è vero che gira meglio che in Italia, ma non cosi tanto di più di come ti fanno credere. Personalmente sono uno di quelli che ragionerebbe in termini di patriottismo, forse sarò stupido, eppure farei fatica senza il mio paese ne sono sicuro.

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