Sulle note dell’inconscio

Perché “la musica non è un’arte, ma una categoria dello spirito umano”.

Cosa hanno in comune la musica e l’inconscio? La musica coinvolge la mente conscia proprio tramite il fascino che esercita, ma non solo. Galimberti, a proposito di Psicologia della musica, sosteneva che  “la musica è un’attività neuropsicologica molto complessa che coinvolge il lobo temporale destro, indispensabile per riconoscere ed eseguire le melodie, e il lobo temporale sinistro, da cui dipendono l’elaborazione del linguaggio, la scrittura e la composizione…” . Coinvolge dunque entrambi gli emisferi: il nostro “cervello ingegnere” e il suo braccio destro, il “cervello poeta”, espressione della creatività. La dedizione verso lo studio dell’inconscio, inteso come apertura sensitiva, musicale, affettiva, intuitiva, dovrebbe essere la passione di chi si accosta con interesse al mondo della psiche ed è anche la mia! L’inconscio è per me un mondo tanto affascinante proprio per il suo essere libero dalle catene della consapevolezza e dalle costrizioni della nostra volontà: è un territorio sconosciuto anche alla persona stessa, che non arriva mai a conoscersi nel senso più profondo. Ma l’inconscio e la sua essenza, i desideri nascosti, i ricordi, le sensazioni, per nostra fortuna si manifestano in tanti modi diversi, che solitamente sono accomunati dall’essere parte della creatività. Essa si esperisce in ogni volto dell’arte, dalla scrittura, alla pittura…fino a giungere alle note della musica.

Banalmente tutti noi ci rendiamo conto che siamo interessati a un certo tipo di musica, a un genere particolare, diverso in ognuno. Spesso ascoltiamo e riascoltiamo un’infinità di volte le stesse canzoni, fino a far letteralmente “bollire” il nostro lettore mp3! Ma vi siete mai chiesti perché una melodia ha il potere di toccarci tanto? Come fa a raggiungere con le sue note le corde del nostro inconscio e a farle vibrare tanto da perderci in essa? Ci sono molte teorie che hanno cercato di spiegarlo, una di queste stabilisce la presenza di una comunicazione diretta tra la mente inconscia del compositore e quella dell’ascoltatore, trasmessa attraverso la musica. In base a questo possiamo dire che siamo attratti dalla musica di compositori le cui memorie inconsce trasmettono esperienze e sensazioni di vita emozionali simili o rapportabili alle nostre.  La musica ha delle risonanze psicologiche: la realtà visionaria e fantasmatica di alcune melodie, assume un significato psicologico in relazione al desiderio inconscio che le anima.

Tutte le forme artistiche attingono al simbolismo e derivano dalla possibilità dell’artista di accedere al suo mondo interno senza riserve: la musica ha una sua peculiarità, poiché è una forma espressiva pre-linguistica. Questo aspetto è ciò che le consente l’accesso diretto alle emozioni, al simbolismo, poiché un insieme di suoni è difficilmente razionalizzabile, proprio per il suo essere privo dell’aspetto linguistico, fondamentale invece per i processi di categorizzazione e logico-deduttivi. Certo non significa che la musica non possa essere prodotta in modo matematico, esiste un linguaggio musicale con una sua grammatica e una sua semantica, ma, a parer mio, la musica la “senti”, “ti entra dentro”, soprattutto quando viene percepita nella sua gestalt (interezza), per cui va molto al di là del mero aspetto conscio.

Secondo Jung: “una parola o una immagine sono simbolo quando implicano qualche cosa che sta al di là del loro significato ovvio ed immediato, esse possiedono un aspetto più ampio, inconscio che non è mai definito o compiutamente spiegato”. Nella rappresentazione musicale il mondo simbolico del musicista entra in risonanza con quello del suo ascoltatore, spesso in maniera inconsapevole da entrambe le parti. Una comunicazione maggiore è identificata durante le “improvvisazioni musicali”, utilizzate da molti autori classici e di jazz, poiché il musicista in quel momento è in contatto con il suo mondo interiore, proiettato all’esterno da suoni e accordi che in quel momento lo rappresentano. E’ sempre stato così:  fin dalla notte dei tempi l’uomo ha voluto comunicare a se stesso e agli altri tramite la musica. Basti pensare alle prime esecuzioni musicali che miravano, quasi sicuramente, alla riproduzione dei suoni della Natura ed erano vissute con un’intensa partecipazione mistica, così come il canto magico è una delle esperienze estatiche più antiche.

Per cui, non posso che concordare con il grande Platone: “la musica è la miglior medicina dell’anima”.

Articolo di Sara Cremonini

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