Pedrali Record: raggiunti 1358 metri di profondità!

Record italiano di discesa in un abisso, oggi, in Garfagnana, dove lo speleologo Luca Pedrali di Brescia ha raggiunto quota 1.358 metri di profondità, la più bassa mai esplorata in Italia dentro le viscere della terra.

La spedizione, come è stato spiegato dal team Speleo Mannari che ha coordinato l’iniziativa, è durata tre giorni, da venerdì scorso, quando tre squadre, con 18 speleologi in totale, sono scese nel territorio di Minucciano (Lucca), sotto le Alpi Apuane, con l’obiettivo di arrivare all’abisso ‘Paolo Roversi‘, una grotta poco battuta da 20 anni che presenta pozzi e strettoie difficili da percorrere.

Speleo-Faux-Monnayeurs-01Le squadre hanno allestito due campi base, a 800 e 1.000 metri sotto la superficie, e ‘armato’ tutto l’itinerario di discesa con chiodi e corde alle pareti rocciose, mettendolo in sicurezza. Oggi pomeriggio Pedrali ha dato l’attacco all’ultimo tratto: non solo ha raggiunto il sifone finale dell’abisso Roversi, un meandro ad “u” in piena falda invaso d’acqua, ma con muta e bombole d’ossigeno si è immerso, cercando di esplorare una condotta a ‘collo d’oca’ lunga una decina di metri che si dovrebbe ricongiungere ad un altro abisso nella montagna, mai esplorato finora. Solo la strozzatura del canale, che rendeva l’acqua particolarmente vorticosa, gli ha impedito di proseguire. Il primo speleologo è riemerso verso le 16, mentre gli ultimi cinque – tra cui Pedrali – stanno risalendo e usciranno nelle prossime ore.

Luca Pedrali, insieme alla moglie Nadia Bocchi, si era calato nello stesso abisso già fra il 10 e 12 ottobre scorsi ma erano potuti arrivare “‘soltanto’ a 1.190 metri perché il maltempo sulla costa tirrenica impedì loro di procedere in sicurezza.
“L’acqua nei meandri era aumentata molto velocemente – avevano spiegato loro stessi prima di questa spedizione – e pioveva addirittura sopra la tenda del campo base nonostante fosse a 30 metri da una cascata”.

Ma cosa è la speleologia?

Grotta-dei-Cinghiali-VolantiL’esplorazione delle caverne è sicuramente una delle più antiche attività umane, dato che nella preistoria la protezione che offrivano le caverne era molto ricercata.

La prima segnalazione storica dell’attività di speleologi è dell’853 a.C., quando il re Assiro Salmanassar III visitò delle caverne alle sorgenti anatoliche del fiume Tigri. Dovettero piacergli molto perché ne fece realizzare un bassorilievo commemorativo in bronzo (ora al British Museum) col quale decorò le porte del suo palazzo. A questo remoto avvenimento sono seguiti millenni di visite e di fantasticherie sul tema grotta, ma è solo con l’avvento dei primi naturalisti moderni, nel Seicento, che iniziano ad apparire delle descrizioni accurate.

In Europa è in particolare il libro Mundus Subterraneus di Athanasius Kircher, il primo a mostrare un interesse complessivo a quanto avviene nel sottosuolo.

L’esplorazione sistematica delle grotte inizia però solo alla metà dell’Ottocento, quando appaiono esploratori che pongono le basi di quella che ora chiamiamo speleologia, cioè la ricerca e descrizione sistematica del mondo sotterraneo. I primi studi vengono effettuati proprio sul Carso, fra Trieste e Lubiana, ad opera di speleologi italiani, austriaci e sloveni. È infatti del 1854 il libro Die Grotte von Adelsberg, Lueg, Planina und Laas pubblicato dall’ingegnere governativo viennese Adolf Schmidl. Altre esplorazioni avvennero nella Francia meridionale (in particolare da parte di Édouard-Alfred Martel, considerato il padre della speleologia moderna e fondatore nel 1895 della Société de Spéléologie) e negli Stati Uniti.

Alla fine dell’Ottocento iniziano a formarsi gruppi speleologici, alcuni dei quali tuttora esistenti, costituiti quasi esclusivamente da volontari.

Da allora l’interesse è andato crescendo, salvo le interruzioni belliche, anche se la filosofia e le tecniche di ricerca e di esplorazione sono cambiate moltissimo.

I mutamenti più evidenti avvengono però degli ultimi decenni. Lo sviluppo delle tecniche di progressione, l’approccio più scientifico alle esplorazioni e le maggiori possibilità individuali di viaggio hanno fatto sì che il numero di grotte profonde esplorate sia andato raddoppiando ogni circa quindici anni e che si siano formati gruppi speleologici diffusi ovunque.

Ma l’esplorazione delle grotte è un processo che continua ancora e che richiede uno sforzo di documentazione e divulgazione sempre più raffinato.

Tra le organizzazioni italiane che svolgono un ruolo di coordinamento, divulgazione ed insegnamento della tecnica speleologica vi sono la Società Speleologica Italiana ed il Club Alpino Italiano. In Italia nel 2009 i gruppi speleologici erano circa 200, comprendenti circa 5000 speleologi attivi, organizzati nel Club Alpino Italiano o nella Società Speleologica Italiana.

Sul territorio italiano dal 1968 esiste una organizzazione, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, organismo interno del Club Alpino Italiano, che con la sua sezione Speleologica si occupa di soccorrere i pericolanti, gli infortunati ed i dispersi in ambiente ipogeo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...