Pruzzo e la sua voglia di farla finita

Nella sua autobiografia “Bomber, la storia di un numero nove normale(o quasi)”, il centravanti ha confessato di pensare al suicidio:A volte penso che sia giunto il momento di togliermi dai coglioni, poi per fortuna arrivano gli amici, quelli che riescono a farmi tornare il sorriso allontanando l’uomo nero che ogni tanto mi viene a trovare, gli stessi che riescono a farmi pensare che forse in fondo è meglio aspettare un altro po”. Queste le parole di Roberto Pruzzo, che nella sua autobiografia racconta il dramma che sta vivendo. Il libro, scritto in collaborazione con Susanna Marcellini per UltraSport, sarà presentato l’8 dicembre alla fiera della piccola e media editoria a Roma. Un’opera struggente, in cui Roberto Pruzzo racconta la sua vita difficile, la sua carriera da calciatore, con grande malinconia:”Cosa mi resta della mia carriera da centravanti? I gol sbagliati e le sconfitte. Delle vittorie ho goduto poco perché sono subito volate. Le sconfitte no, sono rimaste qui e ci combatto”. In questa battaglia con “l’uomo nero”, Pruzzo è sostenuto dalla moglie, dagli amici, dai suoi ex compagni, che non gli hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Nella sua carriera il centravanti ha vissuto alti e bassi, un po come tutti i calciatori.

Negli anni ha messo a segni tanti gol (106 in A con la Roma), che gli hanno permesso di vincere tre volte il titolo di capocannoniere. Alcuni di questi pesanti e decisivi, come il gol contro l’Atalanta del 79′, che ha evitato la retrocessione ai capitolini, o la rete col Genoa nell’83, che ha regalato lo scudetto alla Roma. E’ con i giallorossi che il bomber è riuscito a togliersi le maggiori soddisfazioni: oltre allo scudetto, 4 coppe Italia, e una Coppa campioni sfiorata. E’ proprio la finale persa ai rigori contro il Liverpool, più la retrocessione in b con il Genoa (causata da un suo rigore sbagliato), i ricordi peggiori, i “demoni” che tormentano il calciatore da tempo. Gli stessi demoni che non hanno dato scampo a un altro protagonista di quella grande Roma: Agostino di Bartolomei, suicidatosi nel 94′ a causa della depressione.

Questi due atleti, sono l’esempio emblematico di chi dopo il ritiro da calciatore, nonostante i soldi guadagnati, non è riuscito a proseguire una vita “normale”, travolto dalla depressione per non essere più sotto i riflettori, dal rimorso di non aver dato abbastanza per la maglia. C’è chi ha reagito con l’alcool(Best, Gascoigne), chi invece ha preferito togliersi la vita come ha fatto Agostino di Bartolomei. E tutti i tifosi della Roma si augurano che questo non sia lo stesso destino di bomber Pruzzo.

Articolo di Andrea Celesti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...