La pittura come porta per l’inconscio

All’inizio del ‘900, psicanalisi e arte si incontrarono per dare vita ad una delle avanguardie più durature e rappresentative della rivoluzione dell’inconscio che Freud aveva iniziato. La psicanalisi rappresentò un punto di svolta del pensiero e nella concezione della mente umana, per questo influenzò così tanti ambiti. Primo fra tutti la pittura.

Il Surrealismo fu un movimento culturale diffusosi nel Novecento, che ebbe come principale teorico André Breton. Quest’ultimo venne molto influenzato dalla letteratura freudiana, in particolare leggendo L’interpretazione dei sogni ne rimase così colpito, da voler creare un movimento artistico e letterario dove il sogno, come mezzo per far emergere l’inconscio, avesse il ruolo fondamentale. Così nacque il surrealismo.

Questo venne definito nel primo Manifesto surrealista del 1924: «Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale ». Il termine automatismo spiega il senso stesso del Surrealismo ed è anch’esso d’ispirazione freudiana. Si tratta di lasciar fluire parole o immagini senza freni inibitori dati dall’organizzazione razionale. Il risultato può mostrare delle immagini rivelatrici di desideri nascosti non censurati, o paure.

Una delle tecniche usate dai surrealisti per far affiorare l’inconscio era il cadavre exquis, cioè cadavere squisito, che prevede la collaborazione di più artisti, i quali a turno tracciano un disegno, ovviamente ignorando il disegno fatto dall’artista precedente, potendo dar sfogo così alla loro libera immaginazione. Tecnica fortemente usata anche nella poesia surrealista. La tecnica pittorica surrealista rimane quella figurativa e non astratta, si hanno figure definite che accostate tra loro non hanno alcun senso logico, ed è proprio lì che nasce la bellezza surrealista, nelle libere associazioni. E l’opera generata sbalordisce per la sua inattesa assurdità che va contro ogni nostra certezza. Mentre la metamorfosi, la trasformazione di immagini, capovolge l’ordine della realtà, grazie allo spostamento di senso. Questo è lo scopo, accostare realtà differenti nel tentativo di attivare l’immaginazione verso le vie dell’inconscio.

Quindi lo scopo principale del surrealismo era del superamento della realtà fisica per arrivare nella surrealtà e l’unico mezzo per farlo era il sogno. Uno degli artisti che riuscì ad incarnare così fortemente nelle sue opere il sogno fu Max Ernst, con una tecnica molto precisa e attenta ai dettagli. Diverso fu Joan Mirò, la cui tecnica si basava su un’elevata spontaneità, la cui importanza era data al colore e la semplicità. Un altro importante artista fu René Magritte, la quale tecnica può essere definita illusionismo onirico, cioè la rappresentazione di oggetti assurdi, infatti è l’artista che più rappresenta lo spostamento di senso. Fino ad arrivare a Salvador Dalì il quale dichiarava “il surrealismo sono io”, artista emblematico del surrealismo, con una tecnica perfetta del disegno fu celebre per le sue opere bizzarre, che volevano rappresentare l’inconscio umano. Da ciò si conferma quanto i surrealisti fossero legati fortemente a Freud e alla psicanalisi, nell’indagare entrambi nel mistero dalla mente umana, attraversando le porte dell’inconscio.

Articolo di Margherita Martinelli

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