FALLO… CON IL CERVELLO!

“Closing the gap in HIV prevention and treatment”. È questo lo slogan del World AIDS Day di quest’anno, giornata in cui viene celebrata e ricordata la lotta all’AIDS.

Dal 1° Dicembre 1981, quando venne riconosciuto il primo caso, ad oggi, l’AIDS ha ucciso più di 25 milioni di persone, diventando così una delle peggiori epidemie a memoria d’uomo. E purtroppo è una storia che continua ad esser scritta, una malattia di cui non si ha ad oggi una cura effettiva, ma che potrebbe essere evitata se solo la si conoscesse meglio. Spesso si cade nell’errore di usare la stessa definizione nel parlare di HIV e AIDS: non è così. Un individuo affetto da HIV non necessariamente è malato di AIDS. Infatti, se non sottoposto a cure mediche adeguate una persona sieropositiva è destinata a contrarre la sindrome dell’AIDS, nonché fase terminale della malattia. Questo errore è sintomo di un’ignoranza ancora viva tra la gente, ignoranza che copre gli occhi, e non lascia guardare in faccia una realtà, una malattia, che potrebbe essere di tutti. Sono ancora tanti infatti gli stereotipi a cui la gente rimane ancorata. Negli anni ’80, quando questo virus era ancora poco conosciuto, era denominato con la sigla GRID, Gay-Related Immune Deficiency. Il virus dell’HIV era considerato il cancro della comunità gay, dai religiosi ritenuta la giusta punizione per chi commetteva il peccato dell’omosessualità. E purtroppo ancora oggi troppi sono convinti di potersi disinteressare a questa malattia, in quanto ostinati a credere che riguardi solo determinate comunità, come quella omosessuale appunto, o quella dei tossicodipendenti. L’ AIDS non fa differenze.

Nonostante in Italia le persone affette da HIV siano oggi più di 150.000, in aumento anche tra gli eterosessuali, le istituzioni politiche rimangono completamente disinteressate alla lotta dell’HIV e dell’AIDS, sottovalutandone la gravità. Sono pochissime infatti le iniziative tese a sensibilizzare l’opinione pubblica in materia e a diffondere l’idea e l’importanza della prevenzione. Ciò è accompagnato dalla mancanza di una vera e propria educazione sessuale, sia nelle scuole che nelle famiglie italiane, in cui la sfera sessuale rimane troppe volte un tabù, argomento da evitare. Un ruolo importante nella lotta all’AIDS dovrebbe essere giocato dalla Chiesa che solo da poco ha aperto i suoi cancelli dorati all’uso del preservativo, prima considerato atto immorale. Fortunatamente esistono anche delle iniziative che promuovono l’uso del preservativo e la lotta all’HIV e all’AIDS. Ultima cronologicamente è quella promossa dalla Durex, che nella sua pagina facebook ufficiale invita gli utenti a condividere il loro post, regalando così un preservativo per ogni share alla Croce Rossa Italiana.10439368_10152900587553615_5659786332067153844_n

“Fallo con il cervello” non è soltanto il titolo di un articolo, ma è un invito ad usare la testa, ad agire con responsabilità. La sessualità deve essere vissuta con responsabilità. Non bisogna pensare ed agire soltanto con l’organo riproduttivo (vale sia per i maschietti che per le femminucce), ma con il cervello. Farlo non protetto non è una trasgressione, è un errore, che può costare la vita. Vale la pena perdere 5 minuti per indossarne uno che vivere nel rimorso di una frase “perché non l’ho usato”.

Articolo e Immagine di Aprile Rosario

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