“Grazie” una semplice parola che sembra essere diventata una delle più difficili da dire.

Anche se non sono una cittadina statunitense e non vedo sventolare davanti a me una bandiera americana… voglio comunque fermarmi a riflettere sul valore della “Festa del Ringraziamento” perché sono convinta che tutti, almeno oggi o almeno una volta ogni tanto, dovrebbero fermarsi un secondo a riflettere sulle cose che sono grati di avere e che tutti dovrebbero esprimere ciò che provano per l’altro. Certe cose non è sufficiente sentirle dentro, vanno dette. Ricordatevi di dire “grazie”, sempre, non datelo per scontato: niente lo è. 

Il mondo intero sta dimenticando l’importanza del Ringraziamento. Tutto oggi sembra essere dovuto perché “io esisto quindi tutto il mondo ruota attorno a me e alle mie necessità”, il mondo di oggi è un mondo egocentrico, composto da una popolazione che ha perso il valore dell’altruismo. I problemi del singolo sono presentati nei social media come dichiarazioni di sofferenza che si ferma al confine della propria pelle.. la notizia dell’ultimo minuto? L’esistenza stessa è un problema, ma non solo per te, lo è per tutti noi.
La vita è una lotta, è fatta di rifiuti, di aspettative mancate, di tante domande e di poche risposte ma è il modo di affrontarla quello che veramente conta. Affrontare la vita da soli, dietro ad un computer, chiusi in se stessi anche quando si è circondati da persone, è sicuramente un modo di vivere, ma non è certo l’unico.
A volte dimentichiamo l’importanza dell’altro, ci perdiamo nei nostri problemi e la nostra testa si trasforma in un buco nero che risucchia, insieme alle nostre questioni da risolvere, anche noi stessi. Noi non siamo soli e non siamo i soli ad avere il dubbio di esserlo, la nostra è una solitudine collettiva, fatta di anime che hanno smesso di percepirsi.

Dobbiamo sorridere di più. Sorridiamo, quindi, di più.

Rompiamo il guscio che ci siamo creati, quel guscio che è così facile da infrangere dall’esterno e così difficile da spaccare dall’interno. Anche senza un motivo, senza una ragione precisa, sorridiamo. Faremo bene a noi stessi, è scientificamente provato, e porteremo un sorriso nel volto del vicino, è assicurato, è naturale, è umano. Quando qualcuno ci sorride allora questo ci percepisce, ci vede, ci sente e noi non ci sentiamo più invisibili, non lo siamo mai stati, anche se ci era venuto il dubbio che lo fossimo.
Quel sorriso può aiutarci a ricordare l’importanza che io ho come persona, come uomo, come donna, non come individuo solo padrone di problemi. La consapevolezza di essere padroni di noi stessi non deve però portare a considerarci come degli dèi: non dobbiamo peccare di iubris, perché se la sicurezza riconquistata ci fa credere adesso di essere gli unici padroni del mondo…beh, allora questa non è altro che una falsa sicurezza; un sintomo, anzi, di insicurezza.
Quel sorriso che ci ha tirato su, che ci ha ricordato la nostra vera natura di uomo, di donna, non può essere dimenticato perché esso non ha forzato le porte dietro le quali ci eravamo chiusi ma le ha sfiorate, con delicatezza, per poi aprirle del tutto, con la chiave giusta. Quel sorriso non può essere dimenticato.
Ecco, quindi, che il mondo di oggi rischia di diventare un mondo egocentrico, non posso credere che lo sia già; le speranze di recupero non devono rimanere speranze altrimenti il rischio diventerà realtà. Il mondo non ruota attorno a noi, siamo noi, componenti di questo mondo che dobbiamo smettere di ruotare attorno a noi stessi per iniziare ad orbitare attorno agli altri.

Ricordiamoci di ringraziare. Ringraziamo, perché niente è dovuto e tutto dovrebbe essere un piacere. Ringrazia quel qualcuno che ti dedica il suo tempo, ringrazia il compagno di classe che ti passa gli appunti di quando eri assente, l’amico che ti ricorda chi sei quando sei avvolto nel dubbio, il fratello che ti fa ridere, la sorella che ti conosce meglio di quanto tu conosca te stessa, il padre che ti abbraccia prima di andare a dormire, la madre che ti ascolta anche se ha da fare ancora quattro lavatrici.
Ringrazia quelle persone che fanno parte della tua vita, da comparse o da co-protagonisti perché non tutti hanno la fortuna che tu hai e ne devi essere consapevole. Tutti hanno una storia diversa da raccontare e le differenze che ci sono, gli uni dagli altri, si trasformeranno in arricchimenti e consigli per il prossimo perché in fondo, l’altro, non sei altro che tu, per me e lo sono io per te. Gli altri siamo noi.
E se non hai genitori, fratelli, amici, da ringraziare perché ti sono distanti.. non sentirti solo perché non lo sei. Qualcuno ringrazierà il Signore della tua esistenza ed anche se non lo sai, o non te ne rendi conto, per qualcuno sei importante; devi solo aprire meglio gli occhi e rompere il guscio che ti sei creato. Il mondo di aspetta.
Ringrazia il tuo Dio, se ne hai uno. Tu sei qui, ora, esisti e ci sei per ragioni più grandi che ti rendono parte dell’infinito amore che ci circonda. Non metterti al centro del mondo ma non sentirti neppure come un impegno, come un fastidio per l’altro, trova il tuo equilibrio e lo troverai anche nel mondo.

Rachele Cecchi

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Un pensiero su ““Grazie” una semplice parola che sembra essere diventata una delle più difficili da dire.

  1. Cara Rachele, leggendo questo splendido articolo mi sono sentito in colpa proprio perché fa riflettere e soprattutto perché hai ragione.
    Brava. Complimenti.

    …a dimenticavo GRAZIE…

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