Nello spazio la cucina è italiana

E’ finalmente partita da Baikonour, Kazakistan, la missione “Futura”, con a bordo l’ astronauta italiana Samantha Cristoforetti. L’italiana non è partita sola: accompagnata per questa missione di sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, dal russo Anton Škaplerov e dall’americano Terry Virts, la nostra astronauta ha voluto portare con sé anche cibo italiano, cucinato da un’azienda chiamata Space Lab.
Ai fornelli dello Space Lab, il primo laboratorio di cibo spaziale in Europa, c’è Stefano Polato, cuoco trentatreenne e proprietario di un ristorante in provincia di Padova.
«Qui abbiamo riso integrale con funghi, pollo al curry e piselli», indica Polato, che continua: «Abbiamo cercato di ottimizzare quello che sembra composto da ingredienti poveri. Anche per i funghi abbiamo scelto dei semplici champignon, niente di troppo ricercato. L’obiettivo era creare un piatto unico con tutti i nutrienti necessari per una sana alimentazione, aspetto cui Samantha è molto attenta».
Non succede tutti i giorni di preparare i pasti per degli astronauti e, proprio come sulla Terra, anche nello spazio il cibo unisce: il pranzo e la cena sono infatti gli unici momenti in cui gli astronauti si trovano tutti insieme, per condividere ciò che è successo durante la giornata e, perché no, anche qualche assaggio, con il colore, il sapore ed il profumo di piatti italiani.
Un aspetto cruciale nella preparazione del cibo spaziale è la conservazione, che deve essere tra i 18 e i 24 mesi senza poter utilizzare il frigorifero, assente per motivi logistici dalla stazione spaziale.
Tuttavia nello spazio le condizioni di scarsa gravità impongono rigidi protocolli non solo sulla conservazione. Le regole che impediscono di portare sulle navicelle spaziali gli alimenti che consumiamo normalmente sulla Terra sono legate soprattutto alla sicurezza della missione. Le briciole, per esempio, possono danneggiare la strumentazione di bordo o essere inalate dall’astronauta stesso. Per questo per permettere a Cristoforetti e compagni di consumare snack ai cereali anche sulla stazione orbitante, Polato ha ideato una barretta dalla particolare consistenza a prova di briciole.
Un altro aspetto da considerare nella progettazione dei rifornimenti è il fatto che gli astronauti non possono utilizzare bicchieri. Gli ingegneri hanno risolto il problema inserendo le tisane alle erbe prodotte per la missione “Futura” dentro un sacchetto munito di una valvola per aggiungere l’acqua e di una cannuccia per bere direttamente dalla busta. Gli astronauti prelevano l’acqua da aggiungere ai cibi da un dispenser a bordo della stazione e la riciclano continuamente per limitare al minimo i costosi rifornimenti dalla Terra.

Una grande sfida per questo team italiano, che sta portando a compimento una campagna iniziata dal grande chef Davide Scabin, uno dei primi grandi  cuochi professionisti a collaborare con le varie agenzie spaziali.

Samantha Cristoforetti, Stefano Polato e Food Lab, grandi nuovi orgogli italiani.

Articolo di Francesco Loggi

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