La morte non cade in prescrizione, e non è uno slogan

La sentenza della Corte d’Appello di Torino è stata annullata. Prescrizione. Tremila persone morte per le polveri d’amianto, nessuna colpa.

Ed eccoci qua, con l’ennesima ingiustizia di questo Paese, pronto a risolvere qualunque problema, soltanto quando quello ha già creato danni irreparabili.

Le polveri dell’Eternit hanno ucciso tremila vite, hanno dilaniato cuori e famiglie. Le stesse famiglie che adesso denunciano, gridano alla vergogna, rimangono allibite da tale triste conclusione. C’è chi non riesce a digerire, come il sindaco di Casale Monferrato, che dichiara di aver bisogno di un po’ di tempo prima di capire come reagire; c’è chi, invece, non si vuole arrendere, come il pm Raffaele Guariniello, il quale sottolinea come non ci sia stata un’assoluzione, quindi il reato c’è, esiste, ed è stato commesso con dolo, quindi bisogna andare avanti, superare l’enorme ostacolo della prescrizione.

Già, la prescrizione, è da lì che parte tutto, ed è lì che si concentra anche Roberto Saviano in un articolo su Repubblica dal titolo “Non si può morire d’ingiustizia“. In particolare Saviano analizza due aspetti di questa vicenda che dovrebbero stridere alle nostre orecchie.

Uno, l’istituzione della prescrizione. La prescrizione, come il processo in generale, è un’istituzione a difesa e garanzia dell’imputato. Infatti evita l’infinita durata del processo e difende l’imputato da un indugiare di un sistema che dovrebbe dare una sentenza in tempi brevi. In questo lo scrittore napoletano ha pienamente ragione, ed ha anche ragione nel dire che ultimamente ci siamo abituati a parlare di prescrizione soltanto quando questa viene applicata a processi di grande impatto mediatico (e non solo).

Due, l’immediata reazione del premier Renzi a riguardo. “Non entro nel merito della sentenza”. Perchè, forse perchè “terrorizzato di somigliare troppo al polo berlusconiano”? Comunque il premier dichiara subito che si dovrà intervenire sull’istituzione della prescrizione. A questo punto Saviano incalza: fino a quando? Fino a quando questa sarà la prerogativa del governo? Almeno fino a quando non ci sarà un’altra ingiustizia, con una nuova onda d’indignazione da cavalcare per guadagnare consensi.

Beh, l’analisi di Saviano è impeccabile. Ma c’è un altro aspetto che mi turba: l’aspetto umano. Come fa Stephan Schmidheiny ad andare a dormire con il cuore leggero ogni sera, a dichiarare “lo Stato italiano mi protegga”, quando ha la coscienza sporca, con il fardello di tremila morti sulle spalle? Il suo reato sarà pure caduto in prescrizione, ma la morte fa ancora male.

La sentenza della Corte d’Appello di Torino è stata annullata per intervenuta prescrizione.

Il dolore aumenta, per intervenuta prescrizione.

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