Sin City – Una donna per cui uccidere.

Robert Rodriguez ritorna a collaborare con Frank Miller per il secondo episodio dell’epica saga a fumetti, confermando gran parte del cast del film originale:

Mickey Rourke (Marv il gorilla), Jessica Alba (la spogliarellista Nancy), Powers Boothe (il senatore Roark), Rosario Dawson (Gail, la regina della città vecchia) e introducendo nuovi interpreti con risultati perfino più convincenti della prima parte: Josh Brolin nel ruolo di Dwight, illuso da una fatalissima e letale Ava-Eva Green, Joseph Gordon-Levitt nella parte dell’imprudente giocatore di poker Johnny, Ray Liotta, Christopher Meloni di True Blood e il gradito ritorno (al futuro) di Christopher Lloyd.

La fotografia riprende il bianco e nero del primo Sin City ma aggiunge un tocco di colore in alcuni dettagli per mettere in risalto dei particolari, pur mantenendo le trovate grafiche del fumetto (il sangue bianco e il chiaro-scuro solarizzato che riproduce molto fedelmente le tavole delle graphic novels di Miller).

Pur mantenendo un livello di intrattenimento di buon livello, il film soffre inevitabilmente dell’effetto “già visto“, anche se a quasi dieci anni di distanza era prevedibile una seconda puntata, considerato il buon successo di pubblico della prima. I personaggi già visti (Mickey Rourke, Jessica Alba e le brevi apparizioni dello spirito del defunto Bruce Willis) non risultano particolarmente accattivanti e anzi sembrano un po’ fiacchi nelle motivazioni che li spingono verso le loro azioni; per far meglio comprendere le loro psicologie un breve flashback della prima parte non avrebbe guastato. Quello che spicca è invece la perfetta intesa tra Josh Brolin e Eva Green, ancora una volta nella parte della femme fatale mangiauomini che sembra esserlesi cucita addosso dopo le performances di personaggi simili in “Dark Shadows” e “300 l’alba di un impero“. La Green è assolutamente perfetta nell’interpretare la perfida e calcolatrice Ava e lo stesso Miller non sarebbe stato in grado di disegnare niente di più affascinante e perfido per la sua città del peccato.

La scelta di lasciare per il finale la resa dei conti tra Jessica Alba e il senatore Roark non risulta molto azzeccata, visto che rispetto alla conturbante storia di amore-odio tra Ava e Dwight la vendetta della bella Nancy risulta piuttosto fiacca e scontata. Questo è un po’ il limite del film: un tono da racconto noir con il protagonista di turno che racconta i suoi pensieri con una voce fuori campo dalla prima all’ultima scena, e uno scarso sviluppo della storia che non si evolve in maniera efficace verso il finale e che diventa, dopo la prima ora di visione, una successione piuttosto sterile di omicidi e regolamenti di conti, quasi fosse l’unica cosa a cui tutti i personaggi tengono davvero.

È una Sin City un po’ prigioniera di sé stessa purtroppo, ed è un peccato perché con qualche accorgimento nella sceneggiatura e un dosaggio meglio bilanciato di malvagità e giustizia avrebbe potuto fornire un risultato anche migliore del primo episodio. Così com’è, “Sin City una donna per cui uccidere” rimane un buon seguito ma niente che faccia gridare al capolavoro.

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