Presidenti stranieri in Italia:un fenomeno recente ma non troppo…

Sono sempre di più gli imprenditori stranieri che decidono di investire su una squadra italiana di calcio.

Dal 2012 la Roma è guidata dall’americano James Pallotta, la cordata americana di Joe Tacopina ha di recente acquistato il Bologna, l’indonesiano Eric Thohir è l’azionista di maggioranza e il presidente dell’Inter, e ora anche Tommaso Ghirardi sta per vendere il suo Parma a un petroliere albanese.

Tanti, forse troppi presidenti stranieri. Questi grandi uomini d’affari sono interessati soprattutto ad arricchirsi e non dimostrano quell’ attaccamento alla squadra, che invece avevano i vari Sensi, Moratti (per citarne alcuni). Questi presidenti hanno pero grandi capacità economiche e in un periodo di crisi come questo l’Italia ha bisogno di uomini che portano capitale. Ad agosto il vicepresidente della figc Mario Macalli, aveva dichiarato di rifiutare i presidenti stranieri , che secondo lui non puliscono i bilanci ma si indebitano fino a vendere tutto. Macalli pero non sa che in passato alcuni stranieri hanno cambiato la storia dei club in Italia.

Sembra un fenomeno recente ma molto tempo fa era la normalità. Gli inglesi infatti, oltre ad inventare il calcio, lo hanno anche portato in Italia. Alcuni hanno fallito ma molti altri hanno fatto bene. Basta pensare a Charles De Grave Sells, che fu tra i fondatori nel 1893 del Genoa Cricket and Football Club, prima squadra italiana di calcio, di cui venne eletto presidente. Egli ebbe il merito di assumere James Spensley, che unì tutte le squadre italiane nell’odierna Figc e organizzò la prima vera partita professionistica del Genoa.
Rimanendo in sponda rossoblù viene in mente soprattutto l’inglese George Fawcus, che portò al Genoa 5 campionati, di cui uno nel 1900 con lui stesso in campo.Come dimenticare Alfred Dick, presidente della Juventus dal 1905 al 1906, che regalò il primo scudetto ai bianconeri. Lo svizzero ebbe anche il merito di fondare con altri imprenditori il Torino, scegliendo il colore granata in onore del Servette. Importante fu anche Louis Rauch, fondatore del Bologna, nonché grandissimo tifoso della squadra rossoblù. Il tedesco andava ogni giorno allo stadio e pagava il biglietto come un tifoso comune, una vera rarità per l’epoca.Infine come non parlare dell’inglese Alfred Edwards, che insieme al futuro capitano Kiplin fondò il Milan, diventandone il presidente per un anno. Breve fu il suo mandato, ma c’è da dire che senza di lui “il club europeo più titolato al mondo” non sarebbe mai esistito.

Nell’Italia di oggi c’è bisogno di uomini cosi pronti ad investire, ma affinchè ciò avvenga c’è bisogno che in Italia ci sia un progetto serio sui giovani, sui nuovi stadi. Solo cosi il calcio italiano potrà tornare grande.

Articolo di Andrea Celesti

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