Mille muri da abbattere.

<<È sempre la gente piccola che cambia le cose. Non sono mai i politici o i grandi. Voglio dire… chi ha buttato giù il muro di Berlino? È stata la gente nelle strade. Gli specialisti non ne avevano il minimo sospetto il giorno prima. >> Luc Besson

Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro di Berlino ha tagliato in due un intero Paese. Fu il simbolo della divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica, il simbolo più crudele della Guerra Fredda.

Oggi, 9 novembre 2014, festeggiamo il venticinquesimo anniversario della fine di un periodo molto triste della storia. Ma sono ancora molte le cose da abbattere. Anzi, sempre più barriere vengono costruite. Non intendo muri veri, muri fisici, ma parlo di quei muri che ogni giorno “si innalzano” tra Stati, tra paesi, tra individui, e anche tra le varie parti di noi stessi.

A Berlino fu creato un muro con i mattoni. Noi ogni giorno creiamo muri con pregiudizi, odio, discriminazione.

Un muro tra uomini di diverso colore; un muro tra l’eterosessuale e l’omosessuale; un muro tra il bello e il brutto; un muro tra il ricco e il povero; un muro tra il sano e il portatore di handicap; un muro tra la persona “introversa” e la società che non le permette di farsi sentire; un muro tra il conformismo e la paura di andare contro corrente; un muro tra il bambino autistico e il mondo; un muro tra l’anziano, portatore di saggezza, e il giovane, portatore di novità.

A Berlino, il 9 novembre 1981, fu distrutto un muro tra due Potenze. E noi cosa aspettiamo a fare altrettanto?

Ci sono ancora dieci, cento, mille muri da abbattere.

Di Alice Ridulfo.

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