Perchè viaggiamo? Il viaggio come scoperta interiore.

Viaggiare oggi. “Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra.”(Claudio Magris)

Gli psicologi studiano la tipologia di viaggiatore, che si può distinguere tra turista e viaggiatore. Il turista è colui che si aggrega ad altre persone, si fa guidare nel visitare ed esplorare nuovi posti. Dettato da diversi motivi come la comodità, la sicurezza, la compagnia di un gruppo, tende ad annullarsi all’interno di una massa che segue, in modo inconsapevole, le suggestioni della moda. Il viaggiatore, invece, è colui che parte sulla scia di un desiderio interiore di esplorazione e conoscenza di nuovi luoghi, non disdegna la solitudine, cerca la libertà e vive il viaggio come sua massima espressione, ama la frugalità e il bagaglio leggero. Guidato dalla curiosità, dal desiderio del nuovo e del diverso e ama confrontarsi con altre realtà. Assapora i cibi del luogo, cerca di conoscerne usi, costumi e tradizioni. Quando può, si mescola alla gente, prova ad immedesimarsi in loro, a capire come si vive in quel posto.

Ma perché viaggiamo?
Il viaggio può portare alla scoperta di nuovi posti e anche di se stessi?

L’impulso a viaggiare è irrefrenabile, fa parte della natura umana il bisogno di conoscere cose sempre nuove, perdersi nell’immensità del mondo. Ogni nuovo viaggio è un’avventura necessaria, mette il viaggiatore in condizioni particolari e nuove alla sua normalità, nel risolvere nuovi problemi entrare in contatto con culture diverse. Viaggiando si scopre e si affina la capacità di adattarsi, s’impara ad accettare stranezze inesistenti nel proprio posto di origine. Nel viaggiare si ha quel desiderio di evasione dalla nostra realtà abituale, per esplorare nuove e diverse realtà, avere nuovi ruoli, comportarsi diversamente come la quotidianità non ci permette. Questo serve per arricchirsi e crescere interiormente, tornare alla nostra vita cambiati positivamente, pieni di nuove esperienze, e dopo aver allargato il nostro orizzonte interiore.

How many roads must a man walk down,
before you can call him a man?
(Bob Dylan, Blowin’ in the Wind)

Il viaggio come metafora della vita è una delle immagini più frequenti in tutte le letterature. Nella letteratura antica, vi sono alcune celebri opere che illustrano il viaggio come un percorso di formazione personale. Uno dei primi esempi significativi è l’epopea di Gilgamesh, primo poema epico. Ma quello a noi più noto è sicuramente l’Odissea di Omero: Odisseo affronta la propria trasformazione attraverso una serie di prove e di tentazioni, l’esito del viaggio sarà una maggiore conoscenza della propria umanità e della realtà delle cose. Stessa visione del viaggio/trasformazione è ripresa nella Divina Commedia, ma trasformata in “pellegrinaggio”, attraverso i tre diversi “regni”, grazie all’aiuto di una “Guida”.
Oltre al viaggio/trasformazione, abbiamo anche il viaggio come metafora dell’iniziazione all’età adulta, che si può ritrovare nelle infinite formulazioni delle fiabe e dei racconti popolari; dove si ha sempre il superamento di una “prova” e di norma prevede alla fine la conquista dell’autonomia e la conquista del partner sentimentale. Collodi ha raccontato una delle metafore più complete del processo educativo e dei suoi rischi nella storia di Pinocchio,che esprime l’archetipo di Puer Eternus, individuato da Jung, perciò diversamente dai protagonisti delle fiabe classiche, egli ha una psicologia più complessa. Ma sebbene all’inizio esprima la figura del Puer, nel racconto poi conquisterà faticosamente la sua autonomia, attraverso le diverse morti simboliche della sua infanzia di burattino (l’impiccagione, l’annegamento in forma d’asino, l’essere divorato), per mezzo delle esperienze che affronta.

Ecco perché il Piccolo Principe aveva dovuto lasciare la sua stella e la sua rosa. Per prendere a poco a poco conoscenza.
(Antoine de Saint-Exupérie, 1943)

Dunque viaggiare, non è solo un atto fisico ma anche mentale, per questo è così importante. Sentiamo un irrefrenabile impulso a viaggiare, è come intrinseco nel nostro essere.
Ma ricordatevi, non serve prendere un aereo per viaggiare, basta fare una lunga passeggiata, abbandonando, o semplicemente spegnendo, ogni oggetto elettronico che può ricongiungervi alla vostra quotidianità, e cercare magari una strada diversa per tornare a casa, girovagare per boschi o piccole radure vicine casa, svoltare per quella vietta che vi ha sempre incuriosito, mettersi in una dimensione diversa da quella conosciuta, alla fine basta poco per “viaggiare”. Buon viaggio.

Articolo di Margherita Martinelli

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